NOLA. PALAZZO DI  CITTA’

AMMANCHI NELLE CASSE, LUNEDI’  CONSIGLIO MONOTEMATICO —– di Gianni Amodeo ——–

APPROFONDIMENTONuovo accertamento  dei residui attivi e di quelli passivi, secondo il linguaggio tecnico e specialistico. Più…alla mano e nel linguaggio corrente, mandati falsi od alterati e gonfiati, per presunti ammanchi milionari,  irregolarità ed anomalie variamente assortite nella gestione delle casse comunali dell’Ente di piazza Duomo. Una girandola di parole d’ordine, che da alcuni mesi fa parte del discorso della gente comune, con voci confuse e dissonanti tra loro, in città. Una matassa ingarbugliata, il cui bandolo di piena chiarificazione  politica, spetta all’assemblea municipale, convocata in seduta monotematica lunedì prossimo, estrarre e far decantare al meglio, senza distorte strumentalizzazioni e pre-giudizi, con un dibattito franco e serio, fosse anche  aspro e duro. Un esercizio dialettico, in grado di  concorrere a far emergere le situazioni di particolare criticità, qualora sussistano, per poterle rimuovere in modo deciso e radicale. Un apporto di concorso cognitivo necessario, considerato  che nella specificità dei profili strettamente amministrativi come per  quelli giuridici e legali sull’intero “caso”  bisognerà attendere i responsi della Commissione tecnica d’inchiesta, istituita dalla Giunta-Biancardi, ad agosto, ed impegnata, per quanto è dato di conoscere, nell’analisi di almeno dieci mila “pratiche”.  Un lavoro di verifiche e controlli,  delicato ed impegnativo, mentre è aperto il fascicolo d’inchiesta della Procura della Repubblica,  coordinata da Paolo Mancuso, in ordine alle ipotesi di reati contro la pubblica amministrazione.

  E’ essenzialmente un apporto di conoscenza, quello che  chiamato ad elaborare l’assemblea municipale, rappresentativo  di atto dovuto- e doveroso- verso la città e i cittadini, ma anche verso il decoro e la dignità dell’assemblea stessa, nel ventaglio di tutte le sue componenti di maggioranza e di minoranza. E già, perché se le risultanze dell’inchiesta della Commissione tecnica e di quella giudiziaria dovessero  fornire riscontri probanti e di conferma – fosse pure e soltanto parziale- al “caso”,  vorrà dire che l’assemblea,  eletta nel 2009, non avrebbe assolto le proprie funzioni con la competenza richiesta e la dovuta diligenza, al netto delle distinzioni di responsabilità di ruolo per la maggioranza e per la minoranza, che certamente vanno fatte, così come si possono evincere  dai documenti deliberati e dagli atti consiliari. Un dato inconfutabile di deficit politico,  che, quando saranno concluse l’inchiesta amministrativa e l’inchiesta giudiziaria, farà  il paio con le eventuali responsabilità specifiche dei titolari delle dirigenze dei settori finiti nell’occhio del ciclone, da quella dell’ urbanistica a quella dei lavori pubblici, per finire a quella dei servizi finanziari, con i successivi passaggi di risarcimento, di cui saranno chiamati a rispondere dalla Procura della Corte dei conti regionale, a favore dell’amministrazione. Sono tutti elementi-quelli accennati- che danno il senso della seduta convocata e che interpella il civico consesso a focalizzare  il “caso degli ipotizzati ammanchi di cassa con mandati taroccati e “gonfiati”, per stabilire se corrisponda ad  un modus operandi in capo alle dirigenze coinvolte  del tutto occasionale e contingente o sia, invece, fattore strutturale  di malcostume diffuso e generale, oltre che sistematico, a palazzo di città. Una risposta politica, nient’affatto agevole da delineare, ma che non può né deve essere elusa. Tasselli di una “storia”, su cui nessun partito locale è riuscito a spiccicare e a presentare la propria versione all’opinione pubblica, per procurarle elementi di giudizio, per parziale che fosse, com’è ovvio che sia, la loro angolatura di analisi. Il che, per la verità, non costituisce una novità, considerato che all’interno di quello che resta dei partiti- come accade dappertutto, ormai nelle realtà nostrane- non c’è da anni alcun dibattito d’interesse generale e meno che meno tra i….residuati dei partiti stessi. Residuati…autoreferenziali e di basso profilo.

  D’altro canto, per inquadrare congruamente le criticità del contesto burocratico e politico-amministrativo, non va dimenticato che a cavallo del 2012 e dell’anno in corso, è scoppiato il bubbone delle indebite gratificazioni ed indennità economiche di premio per obiettivi e progetti, ripartite tra il personale in organico nell’Ente di piazza Duomo – poco più di duecento addetti- e i dirigenti di settore – oltre quindici– susseguitisi negli incarichi dal 2001 al 2006; gratificazioni ed indennità, non dovute, alla luce della relazione degli ispettori del Ministero dell’economia e delle finanze, per circa due milioni di euro. Una cifra robusta, che i dirigenti pro tempore,  “interni” ancora in servizio o in pensione, ed “esterni” devono risarcire all’amministrazione. Una vicenda, il cui epilogo è affidato al contenzioso di prevedibile lunga e cavillosa durata, con il risarcimento che, verosimilmente, finirà…in cavalleria.

  Tutto nasce, com’è noto, dalla denuncia, fatta a luglio dal Collegio dei revisori dei conti, nella quale si evidenziava che i dirigenti dei settori per  l’urbanistica, i lavori pubblici e i servizi finanziari, pur sollecitati con richiesta formale  non avevano fornito, neanche entro i venti giorni di scadenza previsti, l’elenco dei titoli abilitativi all’attività edilizia dal primo gennaio del 2003 al 9 luglio dell’anno in corso; prospetto indicativo delle somme incassate e degli eventuali piani per versamenti in rate e via di seguito. Una richiesta disattesa, compromettendo- veniva sottolineato nella denuncia dei revisori dei conti- la veridicità e l’attendibilità dell’intera contabilità dell’Ente di piazza Duomo. Una denuncia eclatante, per la quale i revisori sollecitavano l’intervento del sindaco e della Giunta, oltre che del Consiglio; denuncia, che lasciava prospettare condizioni di potenziale “disequilibrio”. Una prospettiva di negatività, su cui s’innescava la vicenda dei mandati falsi o gonfiati, tutta da vagliare, per il “caso” degli ammanchi, stimati secondo le voci dell’opinione pubblica corrente- riferite con il beneficio dell’inventario- in oscillazione dai due ai quattro milioni di euro.

  Alla denuncia di luglio, la Giunta Biancardi faceva seguire  l’istituzione della Commissione tecnica d’inchiesta, per verificare la portata dei fatti, con l’invio degli atti relativi alla Procura della Repubblica di palazzo Orsini, preannunciando una serie di passaggi di fronte alla magistratura contabile e a quella ordinaria, qualora se ne fossero determinate le condizioni. Nella composizione della Commissione venivano erano nominati i tre revisori dei conti, che, però, rigettavano l’incarico per manifesta incompatibilità. E, di passaggio, sarà opportuno rilevare, che la formazione dei Collegi dei revisori dei conti, secondo le recenti disposizioni della Prefettura di Napoli, in materia di trasparenza e di garanzia di legalità, si esegue per estrazione a sorte dall’apposito Albo   dei professionisti, regolarmente abilitati e di conclamate competenze, e non più secondo le designazioni fornite dai Consigli comunali, con possibili  condizionamenti più o meno marcati, esercitati dalle parti “politiche”, che procedono alle designazioni stesse. Ed il Collegio dei revisori dei conti, composto secondo le nuove disposizioni, si è insediato poco più di sei mesi fa.

 In questo  quadro  s’innesta la diffida di qualche giorno fa, con cui il sindaco Biancardi ha disposto che i dirigenti dei settori, finiti sotto i riflettori, provvedano a soddisfare gli adempimenti richiesti dai revisori dei conti. Una diffida, che, giungendo ad oltre due mesi dalla….scoperta del  “caso”, desta non poche perplessità e riserve sulla diligenza dei dirigenti chiamati in causa, che, quanto meno se la sono presa comoda. Ma nel documento di diffida del “primo cittadino”, spiccano anche le metaforiche  “bacchettate”, destinate al Collegio dei revisori dei conti, non certo per l’azione di trasparenza che ha sviluppato, pienamente funzionale al proprio ruolo, quanto piuttosto per il metodo seguito, in tutta la “storia”. In pratica, il “primo cittadino” si sarebbe atteso dall’organo di controllo e vigilanza sui conti dell’amministrazione  un atteggiamento di maggiore cooperazione e d’interfaccia verso i titolari delle dirigenze dei sette settori, in cui è articolata l’amministrazione e verso la Giunta ed il Consiglio comunale stesso. Ma se   cooperazione ed interfaccia sono mancate, non v’è dubbio che l’autonomia e la terzietà, con cui il Collegio ha svolto- e svolge- il proprio compito meritano pieno rispetto, se non altro, per aver aperto un percorso di responsabile riflessione, che torna sicuramente utile per quanti hanno le mani nette nella conduzione dell’amministrazione della città.