“Alla ricerca del benessere”. La sindrome dell’intestino irritabile

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a cura del Dott. Giuseppe Candilio, Chirurgo generale della dott.ssa Maura Candilio

La sindrome dell’ intestino irritabile (SII), rappresenta il 12% di tutti i disturbi funzionali dell’ apparato digerente. I sintomi principali sono rappresentati da dolore addominale e alterazioni dell’ alvo , ovvero, della consistenza delle feci (diarrea, stipsi, entrambe). I sintomi sopra descritti, devono essere presenti per un lasso di tempo che va da un giorno a una settimana negli ultimi 3 mesi. La causa della malattia non è ben definita avendo caratteristiche multifattoriali (predisposizione individuale, alimentazione, stato della flora batterica intestinale, stato psicologico). Sembra che l’ aspetto psico somatico abbia un ruolo chiave nella patogenesi essendo la funzione del tratto digestivo strettamente correlata allo stato emotivo attraverso il sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Spesso la diagnosi si basa sulla storia clinica del paziente, le sue abitudini alimentari, l’ eventuale assunzione di farmaci, interventi chirurgici subiti e sullo stato psicologico attraverso dei criteri ben precisi (criteri di RomaIV). La SII è una condizione caratterizzata da una grande variabilità clinica, infatti sono descritte almeno tre forme: la forma costipante , in cui prevale la stitichezza, la forma diarroica in cui le feci hanno una consistenza più morbida o completamente liquide e una forma mista (la più frequente), in cui si alternano stipsi e diarrea. La diagnosi non è semplicissima poiché i sintomi della SII sono comuni ad altre patologie. Devono essere escluse malattie organiche come i tumori dell’ apparato digerente o le malattie infiammatorie croniche intestinali. Una visita adeguata, insieme all’ esecuzione di semplici test di laboratorio ed eventualmente una colonscopia, possono essere strumenti di supporto all’ identificazione della malattia. La terapia si basa innanzitutto sull’ educazione ad una corretta alimentazione, regolarizzando l’attività fisica ed introducendo la giusta quantità di acqua (1.5-2 litri al giorno). Durante la fase acuta è opportuno ricorrere all’utilizzo di farmaci come probiotici, antidiarroici o lassativi, antispastici, antibatterici intestinali fino a ricorrere agli ansiolitici vista la base psico somatica della malattia.

I sintomi sono innescati dal consumo di oligo-, di-, monosaccaridi e polioli fermentati scarsamente assorbiti (FODMAPs) e fibre insolubili. Al raggiungimento dell’intestino tenue e del colon, FODMAPs e fibra insolubile aumentano la pressione osmotica nel lume intestinale e forniscono un substrato per la fermentazione batterica, con conseguente produzione di gas, distensione e dolore addominale. La dieta povera di FODMAPs e fibre insolubili riduce il sintomo e migliora la qualità della vita nei pazienti con SII. Inoltre, cambia favorevolmente il microbiota intestinale e ripristina le anomalie nelle cellule endocrine gastrointestinali. Una guida dietetica personalizzata per l’assunzione di una dieta povera di FODMAPs e fibre insolubili in combinazione con l’assunzione di probiotici e un regolare esercizio fisico è raccomandata per i pazienti con SII.

Esempi di alimenti che contengono FODMAPs includono:

Frutta – come mele, albicocche, more, ciliegie, mango, pere, prugne e anguria, o succo contenente uno di questi frutti.

Verdure: come carciofi, asparagi, fagioli, cavoli, cavolfiori, funghi, cipolle, aglio e Legumi.

Prodotti caseari : come latte e derivati (ammessi quelli vegetali).

Grano e prodotti di segale.

Prodotti, tra cui caramelle e gomme, con edulcoranti che terminano con “-ol”, come sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo.

Si consiglia di seguire la dieta a basso contenuto FODMAPs per alcune settimane, per vedere se è d’aiuto con i sintomi. Qualora fosse così, si può reintegrare lentamente l’alimentazione con i cibi ad alto contenuto FODMAPs che erano stati esclusi nella fase iniziale.

Fonti: Journal of Clinical Medicine

World journal of Gastroenterology

Pub med

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