Aspiranti insegnanti sul piede di guerra contro le sanatorie nella pubblica istruzione

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La questione del reclutamento docenti, alla luce dei recenti interventi legislativi, diventa sempre più complessa, se non paradossale. Lo sgomento, l’indignazione, l’amarezza, la cocente delusione degli aspiranti insegnanti della Scuola Primaria crescono in modo esponenziale. Il precariato generale in cui versa la classe docente, da troppi anni ormai, è inasprito da una sanatoria dal sapore tutto italiano. Sanatoria dal nome PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) che, istituiti dal Decreto Dipartimentale del 25 novembre 2013 n.45, attribuiscono il titolo di abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria a coloro che, conseguito il diploma magistrale entro l’anno scolastico 2001-2002, abbiano maturato almeno 540 giorni di servizio nel sistema scolastico nazionale.
Questo atto normativo inficia di fatto e di diritto il valore abilitante del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria, corso di laurea abilitante all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, istituito con D.M. 249/2010. Esso prevede un piano di studi articolato in cinque anni e un tirocinio presso istituzioni scolastiche accreditate presso l’Ateneo. Ebbene, cinque anni di studio, lavoro e spese, dopo il Decreto istitutivo dei PAS, non hanno più né senso né valore. Lo snaturamento e la delegittimazione di questo lungo e impegnativo percorso universitario consiste nell’equiparazione giuridica di un titolo abilitante conseguito attraverso un corso di laurea quinquennale e un titolo abilitante conseguito attraverso un corso di specializzazione annuale, che, tra l’altro, non prevede alcuna prova selettiva di accesso. Come se non bastasse, molto probabilmente saranno svolti anche presso le università telematiche.
L’attivazione dei PAS è fortemente lesiva della dignità personale e professionale degli aspiranti docenti iscritti a Scienze della Formazione primaria, poiché essi, dopo aver compiuto, o mentre stanno compiendo, numerosi sacrifici per acquisire il titolo necessario all’esercizio della professione docente, di colpo prendono atto che è possibile ottenere il medesimo titolo non attraverso un corso di laurea o una regolare procedura concorsuale, ma soltanto possedendo il requisito dell’anzianità di servizio. L’esperienza lavorativa sicuramente costituisce una condizione indispensabile per il conseguimento del titolo abilitante, ma da sola non può garantire il merito e la preparazione, disciplinare e didattico-pedagogica, di un aspirante docente: queste doti devono essere necessariamente dimostrate, nell’interesse, in primo luogo, degli studenti. Per questo motivo gli studenti di Scienze della Formazione primaria stanno organizzando un movimento di protesta che li vedrà impegnati in un sit in presso il Miur, in data da definirsi.
Lo Stato vuole una scuola che sappia garantire agli studenti l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze necessarie per lo sviluppo e l’esercizio della cittadinanza attiva. Se gli interventi legislativi in materia di istruzione e formazione prevedono davvero questo, allora l’educazione delle nuove generazioni deve essere affidata a professionisti che siano preparati, competenti e meritevoli. Il corso di laurea in Scienze della Formazione primaria è stato concepito proprio con l’intento di garantire agli aspiranti docenti una preparazione completa a livello disciplinare e specifica in ambito psico-pedagogico e didattico-metodologico. Essi hanno anche dovuto affrontare una prova selettiva di accesso, essendo un corso di laurea a numero chiuso, il cui numero di posti disponibili dovrebbe essere calcolato in base al reale fabbisogno di docenti nelle scuole. Una ragione in più per contestare l’avvio della sanatoria-PAS, la quale non può minimamente sostituire un corso di laurea abilitante di durata quinquennale.
Il danno ulteriore che i laureati in Scienze della Formazione primaria subiranno concretamente consiste nella mancanza di una differenziazione di punteggio tra il titolo abilitante conseguito tramite un corso di laurea e uno conseguito attraverso l’ennesima sanatoria all’italiana. Di fatto, con l’aggiornamento delle graduatorie di circolo e di istituto, gli abilitati PAS e gli abilitati SFP confluiranno nella medesima lista e i laureati si vedranno scavalcati dai diplomati, subendo così, oltre al danno anche la beffa.

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