AVELLA. Don Giuseppe Parisi aggredito a San Giovanni, il parroco: “intervenga qualcuno”. Le autorità: “Ci vogliono prove”.

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AVELLA. Don Giuseppe Parisi aggredito a San Giovanni, il parroco: intervenga qualcuno. Le autorità: Ci vogliono prove.Dal profilo facebook del parroco di Avella, Don Giuseppe Parisi, emerge un racconto a dir poco agghiacciante. Il parroco si è ritrovato solo in serata ad affrontare colui il quale lo ha più volte minacciato e aggredito verbalmente presso la collegiata San Giovanni cosi come raccontato dallo stesso parroco e da alcuni fedeli. Don Giuseppe lo definisce “fratello malato” per il comportamento che ha assunto in diverse occasioni e che ha costretto i fedeli, per un periodo, a non frequentare più la parrocchia. Don Giuseppe lancia l’allarme alla comunità e alle autorità preposta affinchè venga aiutato questo ragazzo. Ecco il racconto estratto dal profilo facebook del parroco: “Dopo la Santa Messa delle 19.00, raggiungo la parrocchia di San Giovanni. Ricevo alcuni fratelli con cui avevo preso appuntamento. Alle 20.00 sono libero. Approfitto per un’ultima consegna di viveri prima di far ritorno a casa per poi riprendere domani in mattinata. Fatto il servizio di carità, ritorno a San Giovanni. Per strada c’era nessuno. All’improvviso sbuca il solito fratello malato di mente che, come in tantissimi altri momenti, ha iniziato ad aggredirmi verbalmente, usando parole volgari e di minaccia ed augurandomi una morte dolorosa. Questa sera era particolarmente in preda all’ira perché, seppur da lontano, mi ha visto mentre consegnavo il pacco ad una famiglia nel bisogno. Mi insultava fortemente, si avvicinava sempre di più. Mi sono spaventato, ho cercato di allontanarmi urlando. Per strada nessuno, tutti chiusi in casa per il freddo. Grazie a Dio è passata un auto con dentro una persona che, vedendomi in difficoltà, ha avuto la grazia di fermarsi, di scendere e di difendermi. Ho avuto il tempo di rimettermi in auto e andare via. E se non fosse passata quella persona? Purtroppo è una situazione insostenibile, ormai diventata insopportabile. Ho informato le autorità civili e ho parlato con le autorità militari, mi hanno detto che ci vogliono prove. Cosa devo fare? Chiedere al folle la gentilezza di far del male a me o ad altri per poi presentare ferite a chi di dovere per prendere provvedimenti? Posso mai camminare perennemente col cellulare con telecamera inserita per tutto il tempo che sono ad Avella? Da mesi ho dovuto chiudere la chiesa perché spesso l’ho trovato a spostare oggetti, ad urlare, battere forte i piedi vicino alle porte, a fumare, sedendosi anche fuori sulla soglia incutendo timore per chi avesse voluto entrare per una preghiera. Non mi sento più al sicuro. Questa persona va aiutata, va curata, andrebbe portata via da qui. Nessuno si muove, dicono che hanno le mani legate. E intanto? Noi viviamo nell’ansia della continua incertezza. Cosa si può fare?”

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