Baiano. Chiesa di Santo Stefano. Officiato il Trigesimo, in ricordo di Vincenzo Lippiello. La Lettera dei nipoti.

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Un mese fa, il congedo dalla moglie, Maria Rosaria, dai figli Gelsomina e Giuseppe, e dai tanti, tra amici ed amiche, che ne hanno conosciuto le doti umane di larga disponibilità e la dedizione alla Scuola al suo decoro e alle sue regole formative. Nella celebrazione del rito di Trigesimo, officiato nella Chiesa parrocchiale di Santo Stefano, della figura di Vincenzo Lippiello, padre di famiglia e  lavoratore, don Fiorelmo Cennamo  ha tracciato un vivo e caldo ricordo. Una testimonianza attenta e puntuale, quella espressa da don Fiorelmo, che si carica  di intenso affetto e forte riconoscenza  nella Lettera,-che si pubblica di seguito-, indirizzata dalle nipoti  al prediletto zio Vincenzo, guida amorevole e amico, e letta  con commossa partecipazione da Diana Picciocchi  durante la celebrazione eucaristica.

          Le foto, a loro volta, raccontano quadretti famigliari con nonno Vincenzo, intento ad alcune sue occupazione preferite, circondato da giovanissimi e giovanissime nipoti. Un naturalista ed ambientalista  di bella Cultura terragna, da autentica Enciclopedia che era in grado di fornirti all’impronta conoscenze botaniche e arboricole, oltre che in materia di vitigni, per farne buon uso, alla bisogna. Era anche “questo”, il caro e buon Vincenzo.

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Caro zio Vincenzo, uomo probo e lavoratore, trovare le parole per dire che ci manchi tanto è cosa difficile, è cosa come cercare l’ago nel pagliaio. Ora che sei nel “ Mondo del Perdono  e della Totale Uguaglianza “, non possiamo fare altro che riportare il nostro pensiero al tempo qual è stato. E’ stato il tempo, durante il quale ci sei stato vicino attivamente, durante il quale eri partecipe dell’evolversi della nostra vita col darci consigli accorti, ponderati e fattivi. Ed eri lì, in presenza vigile verso il nostro cammino di vita, pronto a prenderci per mano per condurci alla luce, alla libertà di pensiero, di parola, all’amore vero.

      Caro zio Vincenzo, il ricordo di te si colloca indelebile in noi e trova maggiore concretezza, quando ci soffermiamo ad osservare le azioni ed opere che hai posto in essere, soprattutto quelle che riguardano la giusta educazione data ai figli, le accurate migliorie apportate alla dimora familiare, la cura del giardino, che abbonda di fiori di diverso colore, di alberi a foglie caduche e sempreverdi, la dedizione riservata agli animali domestici, che, ora, vagano per il giardino alla tua ricerca, col mostrare una sofferenza pari alla nostra. Con l’aiuto del Signore, sii per noi ancora porto sicuro, nel quale approdare e liberaci dalle condizioni litigiose familiari: per le quali hai lottato per annullarle; per esse ti sei fatto in quattro per arginarle.

Caro zio Vincenzo, la vita pulsava pienamente in te, ma, poi, ti ha dovuto lasciare inesorabilmente, per causa di un Virus malefico partorito dal menefreghismo, dall’ aborto interiore dell’uomo, che pensa, inoltre, di avere tra le mani il Mondo, avuto in dono dall’ Eterno, senza mai impegnarsi, però, per custodirlo e amarlo, incondizionatamente, senza nulla dare per la sua tutela, intento solo a servirsene in modo egoistico e perverso a proprio uso e consumo. Cosa, quest’ultima, che ti irritava, ti faceva portatore di messaggi a difesa del “ Parco verde  terrestre, delle acque marine, fluviali, lacustri, sorgive  e del cielo”; il vasto e smisurato Parco del Pianeta Terra, di cui era piccolo, ma per te grande riflesso, l’appezzamento di terreno che ti vedeva chino ed affaticato per la cura che dedicavi alla coltivazione di ortaggi ed olivi.

Ed ora, caro zio Vincenzo, a te un saluto, a te un bacio, a te un arrivederci e la commossa omelia di Don Fiorelmo.

Ti vogliamo bene, ma tanto bene. Il nostro cuore è legato al tuo.

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