Baiano. Flash back sul referendum istituzionale del ’46 La nascita della Repubblica e le Madri costituenti

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di Giusy De Laurentiis

Il 2 giugno 1946, il suffragio universale e l’esercizio dell’elettorato passivo portarono per la prima volta in Parlamento anche le donne. Si votò per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’ Assemblea costituente.

Su un totale di 556 rappresentanti del popolo furono elette 21 donne, le Madri costituenti della Nuova Italia.

Sebbene la presenza di sole 21 donne in seno alla Costituente appaia di poco conto, se comparata al numero dei deputati – i Padri costituenti erano 535– essa rappresenta una grande conquista per il genere femminile e il generale progresso sociale: il giusto epilogo di anni di battaglie per il riconoscimento dei propri diritti.

La partecipazione diretta e attiva delle donne alla vita politica ed amministrativa, prima del voto referendario di 75 anni fa, era considerata incompatibile con la natura stessa dell’azione e dell’impegno al pubblico dibattito e alla costruzione della società, da cittadine libere o aderenti a partiti e movimenti politici. Per  secoli, e fino al riconoscimento del diritto di voto amministrativo,  erano equiparate alla condizione di marginalità, nella quale erano relegati gli inabili che potevano contare solo sui sostegni familiari, per fronteggiare le loro fragilità.

Incapaci di gestire finanche i loro personali interessi, le donne erano escluse addirittura dalla partecipazione ai comizi e assemblee degli elettori. Solo in alcuni casi,  le  benestanti e amministratrici dei loro beni, potevano esprimere una loro preferenza elettorale a livello locale attraverso un tutore.

Fu solo dopo la seconda Guerra Mondiale che le donne, considerate cittadine al pari degli uomini,  furono chiamate a votare per la prima volta. La prima occasione di voto, che le vide esprimersi nell’esercizio dell’ elettorato sia attivo che passivo , furono le elezioni amministrative svoltesi in oltre 5 mila Comuni qualche mese prima del referendum del 1946; e furono circa due mila le donne che vennero elette nelle cariche consiliari, molte delle quali assunsero le funzioni di sindaco. Erano donne che conoscevano il lavoro di fabbrica e di campagna.

Le 21 Madri costituenti diedero un rilevante ed incisivo contributo di passione civile e visione democratica della società, nell’elaborazione e stesura della Carta fondamentale della Repubblica Italiana: è  alla socialista Merlin che si deve la menzione specifica della parità di genere contenuta nell’articolo 3 della nostra Carta.

Seppero farsi ascoltare e soprattutto valere per cultura e senso pratico  – le 21 Madri costituenti, declinando compiutamente dottrina e scienza giuridica–  e nonostante la contrapposizione delle distinte sensibilità e idealità politiche di cui erano interpreti e portatrici, si trovarono sempre dalla stessa parte a difendere la condizione della donna, da sempre relegata, invece e  esclusivamente, al ruolo di moglie e madre. Era la rivendicazione del pieno diritto d’esercizio dei diritti cittadinanza, quale dato politico e sociale, da rendere concetto e valore culturale diffuso in tutti gli ambiti del vivere civile.

 Un impegno che investe il presente e il futuro del cammino delle donne. Un elemento di analisi espresso con lineare chiarezza nel recente Forum, promosso e organizzato dal Circolo socio-culturale L’Incontro, svoltosi nella serena atmosfera della Villa comunale di piazza Napolitano

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