Baiano, ieri. Il racconto della settimana. L’ omaggio settembrino a Mamma Schiavona -‘A Juta a Montevergine, con la guida di Don Agostino, ‘O farmacista

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 di Romeo Lieto

E’ una fresca e bella giornata d’autunno, in piazza Francesco Napolitano, sotto degli storici lecci, di fronte alla Farmacia Masi, è radunato un bel gruppo di persone, insieme si ritrovano molti uomini, alcune donne e tanti animali da soma; asini, qualche mulo ed una vigorosa giumenta. Come da consuetudine, sono presenti nel nutrito gruppo: Anielloo Marruzziello, Pellegrinoe Terzetela, Nicola ‘a Scerchia, Giacominoe Lucarella e Nicolae Chiaccone, grande burlone che faceva scherzi a tutti, ad amici e conoscenti, dei contadini, gruppi familiari e tanti altri, tutti desiderosi di venerare la Madonna Schiavona nel Santuario di Montevergine sul monte Partenio, riuniti nella gioiosa comitiva annualmente guidata da Don Agostino Masi ,’O Farmacista.

Baiano, ieri. Il racconto della settimana. L’ omaggio settembrino a Mamma Schiavona  ‘A Juta a Montevergine, con la guida di Don Agostino, ‘O farmacista    Sul portone di casa, accosto alla sua Farmacia, compare Don Agostino, avvolto in un mantello a ruota grigio scuro, fermato sotto al mento da un vistoso spillone tondo dorato. Calza stivali di colore nero, in cui sono infilati i pantaloni detti alla “zuava” in tessuto di velluto verde scuro. Con passo spedito si porta nel gruppo, saluta tutta la comitiva ed aiutato da un giovane che gli porge le mani giunte, a forma di staffa, cavalca la vigorosa giumenta. Sul marciapiede di fianco al portone di casa, è ferma la consorte, Donna Nicoletta, avvolta in un piccolo scialle a mezza luna lavorato ad uncinetto, tenuto unito sotto il mento dalla mano sinistra, mentre con la destra saluta il consorte e la numerosa comitiva augurando: “Buon viaggio e che la Madonna vi accompagni”.

Don Agostino, dottore in farmacia, proprietario della Farmacia e del fabbricato, oltre ad essere una persona distinta e con grande cultura, era sempre aggiornato sulla politica nazionale e su quanto accadeva a livello provinciale e locale. All’epoca non vi era la televisione e le notizie venivano fornite solo dai giornali e dalla radio, per cui molti contadini, operai ed amici di Don Agostino, che durante il giorno lavoravano, la sera si recavano nella sua Farmacia, per fargli compagnia e per essere aggiornati. Don Agostino era anche una persona gioviale, gli piaceva scherzare con amici e conoscenti, ma oltretutto era un punto di riferimento per quanti avevano bisogno di consigli sia di carattere medico che di altro, sempre disponibile per qualsiasi opera di bene.

          Quasi tutti montano in groppa agli animali e così la numerosa e folta comitiva procede  Corso Garibaldi e su via Libertà fino ad imboccare la strada comunale detta Cupa di Sirignano, chiamata un tempo Via Quercia, Raggiunto Sirignano, ne attraversano il centro abitato e proseguono su altra strada che li porta nel Comune di Quadrelle. Dopo averlo attraversato, imboccano la strada campestre che li conduce verso la montagna. Lungo il percorso si inerpicano per la strada mulattiera che lambisce il Complesso monastico  scolastico di San Pietro a Cesarano, con plessi dedicati al Ginnasio e al Liceo classico, intitolato ad Alessandro Manzoni, nel Comune di Mugnano del Cardinale, dove alcuni alunni ed un professore si affacciano per salutare la numerosa e rumorosa comitiva.

          Il gruppo prosegue fino alla Fontana del Litto, dove fa una breve sosta per abbeverare gli animali e per riunire la comitiva in attesa degli animali più lenti. Altra sosta, per gli stessi motivi, viene fatta nel pianoro detto “ ‘ O Campetiello” o Campo Maggiore, dopo averlo attraversato, si percorre una strada campestre pianeggiante, a mezza costa, con un vistoso dirupo sulla destra indicato con il termine dialettale: “ ‘O vallonee cagna mugliera”- sito di profonda  valle,idoneo a … liberarsi della  moglie-  fino ad imboccare la strada in discesa che porta al Santuario.

          Il Santuario della Madonna Schiavona viene raggiunto dall’intero gruppo nella tarda mattinata, poco prima della solenne Messa delle undici, concelebrata, come da consuetudine dall’Abate con numerosi monaci. Don Agostino e dei fidati amici consigliano il luogo adatto per la sosta degli animali e ne affidano la sorveglianza a due giovani del gruppo e a ‘Ngiulillo ’o Carpato, persona di bassa statura, trasandato ed alla buona, gran bevitore di vino che si caratterizzava per le sue espressioni corporali che liberava su semplice richiesta dei presenti, generate dall’aggiunta di stili della castagna nel bicchiere di vino. Sistemati gli animali al seguito, tutti insieme alla Messa solenne officiata dall’Abate. Terminata la cerimonia religiosa, Don Agostino, con alcuni uomini della comitiva, si porta nel Monastero dall’Abate, suo personale amico, per la prevista visita di cortesia e per le informazioni di prassi. Intanto gli uomini e le donne del gruppo – ciascuno per quello che può- lasciano offerte al Santuario, ricambiate da figurine e quadretti con l’immagine della Santa Vergine.

La Sala del Pellegrino e l’allegro pranzo comunitario

Vino da bere a gò  e le polveri urticanti di Nicola ‘e Chiaccone

E’ l’ora del pranzo ed alcuni giovani della comitiva hanno già provveduto a depositare nell’ampia Sala del Santuario, detta del Pellegrino, le provviste alimentari portate da casa e preparate dalle rispettive famiglie, deposte in ampi contenitori e sistemate nelle ceste, trasportate da un asino al seguito, con una buona scorta di vino conservato nelle piccole botti in legno, dette “Varrecchie”, con abbondante frutta, da consumare durante il pranzo comunitario. A capo tavola Don Agostino, ringrazia i commensali della loro assidua e numerosa presenza, augura a tutti buon pranzo e raccomanda di guardarsi dagli scherzi di quel burlone di NicolaE Chiaccone, sempre pronto ad inventarne di ogni genere; come, versare, non visto, nel bicchiere del vicino o del commensale distratto, polveri procuranti prurito, diarrea o cose simili.

           NicolaE Chiaccone’ era un uomo molto alto con una proporzionale grossa corporatura, raggiungeva quasi i due metri in altezza e per la sua mole si distingueva da tutti gli altri. Era persona di animo buono sempre disponibile ai bisogni degli altri, diciamo un gigante buono. Di professione barbiere in una sua bottega nel vicolo SS. Apostoli ed abitava con la famiglia nella casa posta nel cortile di fronte, sul lato opposto della strada. La sua clientela era costituita per la maggior parte da contadini, lavoratori e persone anziane con le quali aveva un ottimo rapporto confidenziale, tanto che era solito tirare agli stessi molti scherzi. A qualche cliente amico insaponava la faccia e lo lasciava in quello stato in attesa per molto tempo, in quanto, a suo dire, doveva allontanarsi per cosa urgente e sarebbe tornato subito: un impegno spesso disatteso per … ore., Scherzo che faceva anche durante il taglio dei capelli facendo rientrare con urgenza il cliente a casa in quanto, uscito dalla bottega, aveva avuto notizie urgenti che lo riguardavano.

 La magica macchina fotografica e il bizzarro congegno genitale maschile

Ma oltre tutto, amava vantarsi nel raccontare ad amici e conoscenti di essere in possesso di una macchina fotografica speciale, avuta da un parente americano, contenuta in una cassetta in legno, simile a quelle poste sui treppiedi che i fotografi ambulanti utilizzavano, in giro per i paesi per fare fotografie. Si vantava di fare foto mai viste, di ineguale bellezza per colori e fattura. Per la verità la sua macchina fotografica, posizionata su un treppiede e ben custodita nella cassetta in legno, con all’esterno ogni utile accessorio, conteneva -rappresentato internamente-, l’apparato genitale maschile, realizzato con un tubo bianco di gomma flessibile, uova di gallina e peli di pannocchie. Il tutto incollato su un pannello in legno, compresso da uno sportello esterno, anch’esso in legno, che con uno scatto si apriva ed appariva il quadro raffigurante la parte genitale del corpo maschile.

 Per la foto i soggetti, gruppetti di donne o uomini da … immortalare, venivano da lui predisposti in posa con lo sguardo sull’obiettivo, invitandoli ad accostarsi ed a sorridere in attesa del fatidico scatto; ma una volta apparso il quadro con la sorprendente figura rappresentata i malcapitati ammutolivano e tra stupore e rabbia erano indecisi su come considerare lo scherzo, se ridere o inveire contro Nicola.

Come ti prendo in giro, i fotografi di professione

Le arance mangiate a sbafo dal Gran burlone,finto sordomuto … miracolato    La  “vendettadi Don Agostino e dell’Appuntato dei carabinieri

Un giorno capitarono in paese, due fotografi napoletani con sulle spalle i treppiedi con le macchine fotografiche e che un po’ se la tiravano.Non conoscevano Nicola, che, fatta la loro conoscenza, si offrì subito di fare a loro una foto ricordo, a colori, in piazza Napolitano, davanti al Monumento dei Caduti in guerra con la sua speciale macchina fotografica americana. I due si posizionarono, come indicato da Nicola, con le loro macchine fotografiche, con il braccio dell’uno sulla spalla dell’altro e dopo qualche minuto di finte operazioni preparatorie, ebbe luogo lo scatto e comparve il … famoso quadro dell’ apparato genitale maschile. Lo scherzo non fu gradito dai veri fotografi che si arrabbiarono e minacciarono di aggredire Nicola, che, solo grazie all’intervento di alcune persone presenti, potette agguantare la sua macchina e raggiungere la propria abitazione, per sua fortuna non lontana. Lo scherzo della foto lo avevano subito anche Don Agostino ed un Appuntato dei Carabinieri, che in cuor loro, pensarono che un giorno lo avrebbero ricambiato con gli interessi dovuti.

Altro. Una mattina arriva in piazza un fruttivendolo con un carretto per vendere arance siciliane, sostando accosto al marciapiede di fronte al vicolo SS. Apostoli. Fu scorto da Nicola, che spesso usciva ed entrava nella bottega, che pensò di porre in essere un’altra delle sue ingegnose e divertenti trovata. Si finse sordomuto e, avvicinatosi al carretto con le arance, si mise a mangiarne in silenzio, una dopo l’altra senza interpellare il venditore, il quale sorpreso gli chiese il motivo del suo comportamento. Ma, Nicola impassibile, fingeva di non sentire ed allora il venditore spazientito lo prese per un braccio, per fermarlo e Nicola che era molto alto e con una grossa corporatura, con la mano lo spinse da parte e finse di aggredirlo. Il venditore impaurito chiese aiuto ad un uomo seduto su una panchina pubblica, tale AntonioE Tamarrella’, anch’egli  un gran burlone, che consigliò il fruttivendolo di non fare arrabbiare Nicola, in quanto persona nervosa e molto violenta. Cosa non vera.

 Allora il fruttivendolo pensò di tenersi buono Nicola, offrendogli una bella e grossa arancia presa da una cassetta coperta e mostrandola a Nicola gli fece intendere che era migliore di quelle mangiate. Ma Nicola di rimando rispose: “No, grazie, ne ho mangiate già abbastanza”. Al che Antonio, che fungeva da “spalla”, fingendosi sorpreso, esclamò: “Oh Dio, gli è venuta la Voce”. A questa affermazione il fruttivendolo stramazzò a terra svenuto e Nicola preso dallo spavento scappò, rifugiandosi a casa. Fu subito chiamato Don Agostino che con dei sali rimise in piedi il malcapitato, lo tranquillizzò e ricompensatolo per le arance mangiate e lo invitò a trasferirsi altrove per la vendita delle arance.

          Nel pomeriggio Nicola fu chiamato in farmacia dove l’Appuntato dei Carabinieri lo informò che il fruttivendolo, per lo spavento subito, era ricoverato nell’ Ospedale Civile di Avellino e che era intenzionato a sporgere denunzia \ querela nei suoi confronti. Al fine di evitare spiacevoli problemi giudiziari e spese conseguenziali gli fu consigliato di raggiungere l’ Ospedale, ad Avellino, insieme  con Antonio ‘e Tamarrella, presente al fatto, per scusarsi, pagare quanto dovuto e riappacificarsi con il ricoverato. In serata, Luigie Spicchione, all’epoca proprietario e noleggiatore pubblico, con la sua auto si portò davanti alla casa di Nicola e vi salirono Antonio, Nicola ed altra persona, diretti all’Ospedale Civile di Avellino, per combinare la consigliata riappacificazione. Raggiunto il valico di Monteforte, nel luogo detto “Vetriera” la macchina si fermò e vi scesero l’ autista Luigie Spicchione e l’altro signore, dicendo di dover fare una commissione urgente in una casa nel vicolo, pregando Nicola di chiamarli nel caso avessero tardato il rientro.

 Il rientro non avvenne subito e Nicola, constatato l’ampio tempo trascorso, scese dall’auto e si portò presso l’abitazione indicata. In casa non trovò i due e, avuta conferma che Luigi e l’altro non erano in quella casa, tornò sui suoi passi verso l’auto lasciata in sosta;   ma ebbe l’amara sorpresa di constatare che la macchina con entro Antonio era sparita. Attese molto tempo, era ormai sera inoltrata e Nicola solo e in mezzo alla strada, non sapendo cosa fare, decise di rientrare a casa a piedi. Doveva percorrere circa otto chilometri da solo- quant’è la distanza dalla “Vetriera a Baiano– con il chiarore lunare che veniva spesso oscurato dalle nuvole che indicavano l’avvicinarsi di un temporale ed il rischio di essere aggredito dai cani di guardia, si incamminò sulla strada del rientro. Lungo il percorso, arrivò la pioggia e per la mancanza di un idoneo ricovero e di adeguata protezione dovette prendere molta acqua. Rientrò a casa inzuppato d’acqua e con i vestiti appiccicati addosso.

    Il giorno seguente Antonio e Luigie Spicchione’, da perfetti finti… tonti, si portarono a casa di Nicola, accusandolo di averli abbandonati e che loro, constatata la sua assenza, si erano portati presso l’ Ospedale Civile di Avellino,- ma non era vero- dove avevano convinto il venditore di arance a non inoltrare la denunzia \ querela.

   Ritornando alla Juta. Nel pomeriggio, a Montevergine i pellegrini dopo aver consumato le provviste al seguito, rilassati e felici per la bella giornata trascorsa, in gruppo, si avviano sulla strada del ritorno.  Lungo il percorso molti camminano e pensano alle raccomandazioni di Don Agostino su Nicola ed al solo pensiero che, a loro insaputa, avessero subito qualche scherzo, di tanto in tanto, finivano per grattarsi, ora un braccio ed ora una gamba, per un prurito immaginario ed inesistente.

La comitiva giungeva a Baiano all’imbrunire, avanti alla Farmacia da dove era partita, ed in coro salutava e ringraziava Don Agostino per aver consentito a tutte e a tutti l’annuale osservanza del rito tradizionale e di venerare la Madonna Schiavona, la sempre invocata protettrice per il bene delle famiglie e personale.

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