Baiano. Il congedo di Annino De Rosa, il Grande torinista

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di Gianni Amodeo        

Baiano.  Il congedo di Annino De Rosa, il Grande torinistaHa gestito per  anni il negozio che proponeva  una ricca e sempre aggiornata gamma di elettrodomestici  con i marchi di garantita qualità e lunga durata – come Ariston, Ignis, Zanussi, Indesit, Candy, Whirlpool -, tenendo aperti battenti su via Guglielmo Marconi e, al contempo, fornendo ai clienti  un puntuale ed efficiente servizio di consegna delle bombole a gas propano liquido d’uso domestico, quando non ancora era diventata operante sul territorio cittadino – qualche decennio fa- la rete delle utenze domestiche per il gas metano. Poi, la dismissione dell’attività commerciale, il pensionamento e  la malattia che da tempo lo aveva aggredito, pur continuando a conservare le relazioni con gli amici, tramite il fratello, Peppino, con cui viveva in simbiosi nella Casa familiare di via Luigi Napolitano e che ci ha lasciato l’otto febbraio scorso. E da alcune ore Annino, appena toccata la soglia di ottantenne, ha raggiunto Peppino.

            Amava il suo lavoro, Annino De Rosa, e con gentilezza e garbo era sempre a disposizione della clientela. Ma la sua passione, era il Grande Torino, il Toro, il vessillifero del calciooperaio italiano, con l’inconfondibile casacca tutta granata, il colore sociale che ne costituiva il simbolo di indomabile orgoglio e leale spirito agonistico; ed era il granata – com’è ancora- il colore sociale per antonomasia del Baiano, nelle cui file ha brillato non solo Peppino, ala super-veloce, ma anche l’altro fratello, Stefano, mezz’ala di buona tecnica e dal dribbling incontenibile e irridente degli avversari, eccellente ambidestro ed infallibile colpitore di collo piede, con un carniere ricco di gol siglati nei campionati anni ’50 e ‘60.  Era, il granata, il mitico colore, per il quale Annino associava al Toro  il Baiano, la cui storia sportiva prende impulso – quale si ritrova negli scarni cenni delle cronache giornalistiche dell’ Emeroteca Tucci che fa testo ad alta affidabilità-  negli anni dell’immediato secondo dopo-guerra, intessendosi di alti e strepitosi picchi di gloria, ma anche di umilianti cadute a precipizio.

Baiano.  Il congedo di Annino De Rosa, il Grande torinistaDi certo, intensi e costanti sono stati i rapporti epistolari e d’amicizia  che Annino ha curato e ben conservato negli anni  per tutte le maggiori ricorrenze civili, religiose ed onomastiche, non solo con tutti i presidenti dell’A. C. Torino, soprattutto con il mitico Orfeo Pianelli, che ha guidato il Toro per 19 anni, ma anche con i giocatori alfieri del Toro, da Giorgio Ferrini, la leggenda granata, a Gigi Meroni, “la farfalla granata” restata con le “ ali spezzate” nell’incidente stradale che lo coinvolse, a 24 anni. E Gigi Meroni, che doveva ancora esprimere in pieno il meglio di sé, era estroso e fantasista insuperabile, tanto affine al mago del dribbling dalla corsa imprendibile qual era George Best, il Quinto beatle che dava spettacolo di calcio negli stadi. E basta vedere i filmati che ne raccontano gesta e prodezze, per intendere di che cosa si parla … e che non si vede più

            Fino agli anni  ’70, il buon Annino ha avuto cura di far commemorare  il Grande Toro, che il 4 maggio del ’49, concluse il suo memorabile ciclo di storia sportiva con lo schianto – sulla collina di Superga – dell’aereo  su cui viaggiava per il rientro a Torino; e lo ha fatto per ogni ricorrenza d’anniversario, predisponendo al meglio possibile  la celebrazione  della Santa Messa in memoria, che veniva officiata per lo più nella Chiesa Madre di Santa Croce, con la partecipazione delle rappresentanze, con bandiere e gonfaloni  della civica amministrazione, dell’A.C. Baiano e della Gioventù d’Azione cattolica. Ed  Annino nella sua semplicità e bontà di stile, era d’animo gentile, facendo affiggere tutti gli anni nei pubblici locali nelle ricorrenze  del Santo Natale e della Santa Pasqua  gli stampati di buon augurio alle comunità sia di Baiano  che di Casamarciano, a cui era legato per le radici familiari d’origine.  Erano stampati sul cui fondo campeggiava, neanche a dirlo, immancabile proprio lo stemma del Torino.

            Il più recente rendezvous con gli amici più stretti, il caro Annino l’ha avuto l’ 8 dicembre del 2016, quando ne “L’Incontro” fu presentato il romanzo storico-sportivo scritto da Angelo Amato De Serpis. Un racconto commosso e commovente, di cui sono protagonisti gli ungheresi  Erno Egri Erbstein ed Arpad Wisz, campioni di vita,cultura e sport all’insegna del cosmopolitismo e che tanta parte di sé hanno dato alla storia del Toro, del Bologna e del calcio italiano, vittime delle leggi e persecuzioni razziali anti-ebraiche del ’38. Per la circostanza Annino  si adoprò con l’impegno e le meticolose cure che soleva profondere nelle sue iniziative, per allestire il banchetto della memoria in onore del Toro, con cimeli, maglie e oggettistica d’arte varia in perfetto stile granata, con una miriade di giornali e foto, su cui facevano splendida mostra di sé tanti “numeri” di Tuttopsport, il giornale che si pubblica a Torino, ch’è un po’ la … Bibbia del Toro, come lo era di sicuro per Annino, che nell’edicola di via Marconi, gestita da “don” Peppe Russo, n’era il puntuale e fedele acquirente fin dalle prime ore del mattino.

 

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