BAIANO. Il dopo-terremoto ’80 cancellò l’Edificio delle Scuole elementari    

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Opera di razionale caratterizzazione architettonica in classico stile “umbertino”, era l’elemento di pregio inserito e integrato con eleganza nelle articolazioni funzionali all’assetto della Piazza, fatta realizzare a cavallo dell’800 e del ‘900 nel cuore del centro urbano dal sindaco Francesco Napolitano, a cui è dedicata, ravvivandone la memoria di uomo dai lineari ed estesi orizzonti sociali e culturali, vissuti con fervida passione per il bene comune.

di  Gianni Amodeo

Report fotografico di Angelo Piciullo – Foto dell’archivio di Carmine Montella

BAIANO.  Il dopo terremoto ’80 cancellò l’Edificio delle Scuole elementari    Era stato dismesso, dopo settant’anni di onorato e dignitoso servizio, accogliendo le giovanissime generazioni della comunità cittadina,  lo “storico” Edificio delle Scuole elementari, affacciato su piazza Francesco Napolitano e su via Guglielmo Marconi,  progettato nel primo decennio del XX secolo e con lavori completati nel 1913, quando  fu inaugurato e attivato nel ’75  il nuovo Edificio fatto costruire in via Angelo Scafuri, che negli anni ’60 era diventata asse di collegamento lineare tra via Roma – in prosieguo di corso Garibaldi – e via Giuseppe Lippiello. Un’utile ed opportuna scelta urbanistica con le correlate e uniformi lottizzazioni a regola di legge, nel segno dell’ edilizia residenziale di buona fattura, integralmente caratterizzata dall’eccellente e ordinato allineamento costruttivo dei piani rialzati, sui fronti di strada.

E con l’atto di dismissione, il complesso edilizio delle “Elementari”, non più frequentato e vissuto, è restato per poco più di cinque anni come abbandonato a se stesso, quasi estraneo alla Piazza, a cui pur aveva dato lustro con la sua bianca geometrica sagoma sfumata di grigio; un intruso reso inutile nella triste solitudine dei suoi corridoi e aule dalle alte volte, non più risonanti come negli anni passati delle gioiose voci di ragazze e ragazzi dai neri grembiuli svolazzanti con i bianchi colletti infiocchettati dai nastri di vario colore a distinguere le classi di appartenenza. Uno stato di oblio, quasi di voluta dimenticanza, che lo relegava a subire gli offensivi  segni dell’ usura del tempo, che già negli anni del dopo guerra avevano cominciato a manifestarsi, anche se del tutto sanabili con normali e semplici interventi di manutenzione ordinaria e puntuale per costanza periodica.

Le finestre di ampi vani e dell’arco abbassato

BAIANO.  Il dopo terremoto ’80 cancellò l’Edificio delle Scuole elementari     Era un complesso edilizio davvero organico e razionale per la dislocazione logistica delle sue componenti, con un corpo di fabbrica strutturato a due piani dalle imponenti mura di collegamento e  connotato dagli ampi vani delle finestre, a garanzia dell’aerazione maggiore e migliore possibile secondo i criteri della rigorosa normativa in materia igienica per l’edilizia scolastica dell’epoca, realizzate in virtù della tecnica costruttiva dell’arco abbassato, fattore di solida compattezza con garanzie di sicurezza ben più rassicuranti ed efficienti dell’arco a tutto sesto. Una tecnica, quella dell’arco abbassato, tanto pregevole e ammirevole quanto ardua da attuare, richiedendo il lavoro di maestranze specializzate e di buona Scuola formativa, difficili, se non impossibili ormai da reperire negli sbrigativi tempi correnti del “tutto facile” senza impegno.

 Alle spalle del corpo di fabbrica, sul versante prospiciente via Marconi era collegato un ampio cortile, utilizzato per le attività ludiche e le esercitazioni ginniche all’aperto. Un bel cortile, esposto a mezzogiorno, che faceva da trait d’union con un altro corpo di fabbrica di ben minori dimensioni rispetto a quello centrale del complesso, destinato alla mensa-refettorio, che, alla bisogna, si trasformava nel Teatrino per le recitazioni in omaggio del Santo Natale e della Santa Pasqua  o per salutare la fine dell’anno scolastico.

 

La tenace resistenza e l’ardua demolizione

BAIANO.  Il dopo terremoto ’80 cancellò l’Edificio delle Scuole elementari    Ma di quello ch’è stato un magnifico complesso di edilizia pubblica, fra i pochi se non l’unico di qualificato interesse architettonico presente nel piccolo contesto cittadino, non resta più nulla, se non il fugace ricordo comune di chi lo ha visto, conosciuto e frequentato. Nell’ieri di … 40 anni fa, dopo gli eventi sismici del 23 novembre dell’80 e del 14 febbraio dell’ 81 è stato raso al suolo, cancellato, per essere sostituito- sull’area di sedime- da piazza  Santo Stefano, anche se non figura ancora come titolo dedicatorio nell’odonomastica locale. Un intervento di abbattimento che fu cadenzato per circa una settimana dal frastornante utilizzo di pale meccaniche, ruspe, martelli pneumatici e apparati demolitori di ogni genere, nel quadro degli interventi finanziati con le risorse economiche, concesse all’amministrazione comunale, in virtù della legge 219 del dopo-terremoto dell’80. Un provvedimento, “licenziato” nell’81 con delibera della Giunta dell’81 dell’amministrazione “unitaria di sinistra”, guidata dal sindaco on.le Stefano Vetrano. Furono determinanti nella ratio del deliberato, le motivazioni politiche ed amministrative, per le quali furono considerati impraticabili, oltre che onerose le operazioni di restyling e ripristino della struttura, mentre era preferibile procedere alla demolizione del complesso edilizio, per creare uno slargopiazza, che poteva fungere da anello di congiunzione con la Villa comunale progettata dalla stessa amministrazione, utilizzando i giardini di pertinenza dei palazzi di proprietà privata, interclusi tra corso Garibaldi e via Lippiello. Un progetto, che, una volta sbloccato un intricato contenzioso giudiziario, sarà, però, realizzato con congrue integrazioni negli anni ’90 dall’amministrazione con la matrice di Alleanza nazionale, guidata dal sindaco Raffaele Napolitano, rendendo di pubblica fruizione l’attuale Villa, modello di verde attrezzato con pregevoli alberature, dotato di impianto sportivo polifunzionale e tribune, parco-giostre, discrete e riservate fontane, chalet, pista da ballo ed efficienti servizi igienici.

Fu l’atto che, cancellando il presidio socio-didattico, non solo rimuoveva una significativa testimonianza di storia locale, ma alterava anche il composito equilibrio con cui era stata realizzata la piazza, che sarà intitolata alla memoria del sindaco Francesco Napolitano, che l’aveva  voluta. Un’alterazione, che, forse, andava ricomposta con altre simmetrie ed ulteriori elementi, per dare una chiara definizione alla scelta operata.

BAIANO.  Il dopo terremoto ’80 cancellò l’Edificio delle Scuole elementari     Avvocato e notaio, Napolitano era figura di forte prestigio istituzionale e politico in provincia di Avellino, ma soprattutto uomo di profonda religiosità cristiana e raffinata cultura letteraria, vantando come fratelli, Andrea, che per spirito di servizio è stata un’eminente personalità  del clero sia nella città di Scafati che nell’area vesuviana, ed Emanuele, docente di Patologia medica nella Federico II, tra i migliori e più affidabili esperti e conoscitori di Semeiotica medica, a lungo in servizio nell’Ospedale degli Incurabili, a Napoli. E a Baiano come in casa- Napolitano, era frequente la presenza- come ricorda l’avvocato Emanuele Litto– del  Maestro e luminare della Patologia e  Semeiotica medica, qual è stato Antonio Cardarelli, vanto dell’ Ateneo federiciano, alla cui opera scientifica e di medico, oltre che prestigioso uomo politico di formazione mazziniana- era il Grande clinico per le vaste e raffinate competenze in diagnostica– è dedicato nella città partenopea l’omonimo ospedale, il più grande presidio sanitario del Sud  

Dei valori e della simbologia di piazza Francesco Napolitano si pubblica l’abstract di un interessante studio, condotto con perizia dall’architetto Angelo Piciullo, impegnato attivamente nella professione, da cui ritaglia spazi da dedicare alla conoscenza della storia del territorio, con le sue connotazioni urbanistiche e architettoniche, in particolare    ==

Ideazione e progettazione di Felice Ippolito

Piazza Francesco Napolitano, il cuore dell’accoglienza e della comunità

          La Piazza è il luogo più emblematico e rappresentativo di un centro abitato: spazio in cui la comunità si ritrova e Urbs e Civitas  si magnificano. E’ la parte principale di un paese e accoglie l’anima di una comunità offrendo bellezza, serenità, protezione.

          Di certo, questi sono stati gli obiettivi che hanno ispirato gli amministratori e i cittadini, nella fine Ottocento e inizio Novecento nel processo di pianificazione dei luoghi civici. Con impegno e risolutezza hanno discusso e ragionato su come costruire una nuova piazza in grado di rapportarsi anche con la stazione della Ferrovia dell’attuale Eav, già  Strade ferrate secondarie meridionali , la storica Circumvesuviana, realizzata nel 1885.

          Da una parte si trattava di organizzare un nuovo baricentro con uno spazio collettivo e dall’altra, di stabilire una connessione tra il centro abitato di Baiano e la rete infrastrutturale della strada ferrata. In quell’epoca, lo sviluppo urbano, particolarmente intenso e attivo, avanzava dalla zona alta del territorio comunale in direzione est /ovest e si addensava con edifici borghesi  sui due lati del corso Garibaldi . Lo stesso Palazzo municipale era fronteggiato sulla parte opposta, senza soluzione di continuità, da fabbricati residenziali con le relative pertinenze: cortili interni e giardini recintati con vigneti e agrumi, estesi fino alla stazione.

          La comunità cittadina continuava a incontrarsi nella piazza, collocata alla fine di via SS. Apostoli, delimitata dal Palazzo della duchessa di Tursi e dalla chiesa di SS. Apostoli. Peraltro, è opportuno evidenziare che, dinanzi la Chiesa Madre di Santa Croce, era presente anche un’altra piazza.

          Tuttavia, le trasformazioni urbanistiche in corso, anche di carattere strategico, come la linea dei servizi ferroviari, imponevano soluzioni “rivoluzionarie”, capaci di accogliere le diverse esigenze in un unico intervento complessivo.

          E così, tra le varie soluzioni possibili, si optò per una vera e propria operazione energica e audace di “chirurgia urbanistica “: demolendo le costruzioni  esistenti di fronte al Palazzo municipale e  tagliando in parte gli edifici sui due lati. L’obiettivo era di ricavare uno spazio centrale da destinare a Piazza principale,  aperta sul corso Garibaldi e in comunicazione con la stazione, attraverso la realizzazione di un asse stradale (via Ferrovia/via Marconi).  Questa scelta consente al Palazzo municipale di esibire la facciata principale su uno spazio, ampio e contenuto nella parte opposta da due imponenti edifici di pregio: Scuole  e Palazzo del principe Caravita di Sirignano.

          Ai due lati dell’invaso spaziale gli edifici che prospettano risentono del taglio subito di parte dei propri volumi e, nonostante gli interventi di sistemazione delle facciate, non mostrano un livello qualitativo architettonico di un certo interesse. La geometria planimetrica della Piazza è caratterizzata da un rettangolo allungato, la cui giacitura è in linea con i punti cardinali.

          Tutto ciò è di straordinaria importanza storica e merita un approfondimento specifico, perché conseguenza di una matrice di origine romana, in rapporto con la centuriazione di Silla, che, con la sua maglia ortogonale ha condizionato, sin dall’inizio, alcuni episodi e tracciati urbani, di cui restano ancora le tracce.

          Il progetto si deve all’ing. Felice Ippolito, che seppe assicurare: i giusti equilibri tra le diverse parti costruttive, un proporzionato rapporto tra le altezze dei fabbricati e l’ampiezza della piazza e un calibrato dimensionamento dei volumi edilizi.

L’ Edifico scolastico, i cui lavori furono ultimati il 28 giugno 1913, di particolare pregio architettonico, posizionato in modo strategico nell’angolo nord/ovest, suggella l’autorevolezza di un processo urbano complesso, che considera la  formazione scolastica come questione primaria e centrale.

          All’intera comunità, all’inizio del Novecento, fu consegnata una splendida, accogliente e armoniosa piazza: un vero centro civico con diverse attività collettive primarie.

Baiano, novembre 2020

arch. Angelo Piciullo

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BAIANO.  Il dopo terremoto ’80 cancellò l’Edificio delle Scuole elementari    

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