Baiano. Maio si, Maio no. Antonio Vecchione: “Apprezzo l’impegno del Comitato, ma la loro proposta è inopportuna e fuorviante”.

adsense – Responsive Pre Articolo

Con grande tristezza il popolo baianese si appresta a vivere il Natale senza la festa del Maio. Il Comitato Maio, allo scopo di rispettare in un qualche modo la tradizione, ha deciso di avanzare una proposta, con maggioranza di cinque a tre,  di incaricare  una ditta boschiva di tagliare un albero e di posizionarlo davanti la facciata della Chiesa di S. Stefano, una sorta di simulazione del Maio. Una proposta che,  se è stata ben recepita dal sindaco, Enrico Montanaro, presente alla votazione e pronto ad attivarsi per portarla a concretezza, ha suscitato molte perplessità tra la pubblica opinione.  Molti cittadini l’hanno giudicata  inopportuna. Allo stato il confronto tra le due scuole di pensiero è vivo e si aspetta la decisione finale. Bassa Irpinia ha chiesto un giudizio sulla vicenda ad Antonio Vecchione, fondatore e presidente dell’Associazione Maio di S. Stefano dal 1988 al 2004 e cultore di storia  e memoria della festa. Ecco il suo intervento.

 

Baiano. Maio si, Maio no. Antonio Vecchione: Apprezzo limpegno del Comitato, ma la loro proposta è inopportuna e fuorviante.
Antonio Vecchione

Prima di esprimere le mie opinioni, tengo a sottolineare che  parlo da semplice cittadino e le mie riflessioni vogliono essere soltanto un contributo alla formazione di una decisione condivisa. Dico subito che ritengo che questa proposta possa generare confusione, nel senso che non se ne capisce il significato.  La festa del Maio è una genuina e schietta mobilitazione di popolo e trova il suo significato in tre valori fondamentali: il modello di organizzazione sociale, la devozione per S. Stefano, che  aiutava a vivere,  e il bosco Arciano, fonte di ricchezza per la comunità e per i poveri. Una volta all’anno, dunque,  il popolo di Baiano si ritrova, si riconosce, si rigenera e rinnova il suo impegno di essere unito e solidale: è la sua identità che affonda le radici nella sua storia. Il grande valore della festa è dunque la consapevolezza rinnovata delle sue radici, religiose e sociali, testimoniata dal contributo che ciascuno offre mettendo a disposizione le competenze del suo mestiere. Il Maio di Santo Stefano trae senso, linfa vitale, legittimazione e forza dall’appassionata e commossa partecipazione di tutta la comunità.Durante la festa, le relazioni interpersonali subiscono una radicale trasformazione, diventano più schiette e profonde, intense e vive, indipendenti dalle gerarchie sociali e dall’”avere”, che perde la sua importanza. Ed è questo il valore immenso della Festa, il “rinascere” tra gli altri e con gli altri sentendosi uniti; le commozioni e i sentimenti sono amplificati dallo stare insieme, costituiscono un modo di percepire con chiarezza la condivisione di un passato e dei  valori alla base dell’identità popolare. Una presenza attiva e coinvolgente, dunque, che si ripropone intatta anno dopo anno, facendo diventare  indistinguibili le varie epoche storiche, quasi senza tempo, perché è sempre lo stesso popolo presente, ovvero il popolo di Baiano. Senza questo coinvolgimento emotivo popolare, un albero tagliato e piantato da una ditta  boschiva  sul sagrato della Chiesa rimane un semplice albero, senza alcun significato per noi baianesi. Alla luce di queste riflessioni, pur apprezzando l’impegno del comitato alla ricerca di una soluzione,  ritengo questa iniziativa inutile e approssimativa e mi permetto di invitare il Comitato Maio e il Sindaco ad annullarla. Un invito il mio largamente condiviso, come ho avuto modo di accertare,  e che spero sia accolto positivamente con la sensibilità propria di chi ama la festa e la considera come momento di fratellanza popolare.   Aggiungo anche, nell’attuale drammatica temperie, dovrebbe prevalere una umana pietas per la tragedia delle migliaia di vittime del Covid. Anche per questo ritengo doveroso abbandonare questo progetto,  per trascorrere, almeno quest’anno, una giornata meglio concentrati sul significato del Natale Cristiano, sulla nascita di Gesù che si rivela al mondo per portarci pace e gioia. Trascorrere un Natale senza Maio non deve diventare un trauma o addirittura un tradimento, anzi, in questo terribile momento potrebbe essere, per chi ha Fede, un balsamo per l’anima.   Mi permetto di concludere il mio intervento con un consiglio dettato dalla mia lunghissima esperienza maturata in decenni di impegno associativo.  La nostra festa è schiettamente popolare perché la partecipazione è libera, senza primogeniture, lasciando a ciascuno la libertà di essere coinvolto e di contribuire con la sua sensibilità (ovviamente nel rispetto dei ruoli storici e delle leggi). Per questo sacro principio le assemblee dell’Associazione Maio erano storicamente aperte a tutti i cittadini che avevano anche facoltà di intervenire e proporre e, importante, tutte le decisioni erano prese all’unanimità. Sono certo che sapremo dimostrare ed essere una comunità unita e solidale. Buon Natale a tutti.  Antonio Vecchione

adsense – Responsive – Post Articolo