CAMPANIA. Siamo la prima Regione in Italia sulle frodi alimentari

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CAMPANIA. Siamo la prima Regione in Italia sulle frodi alimentariChe cosa arriva spesso sulle nostre tavole?. È su questo quesito che si è tenuto alla Camera deputati di Roma, nella Sala Mercede, un incontro, voluto da Fare Ambiente, Movimento ecologista europeo, il cui presidente è Vincenzo Pepe, per illustrare il rapporto sulle frodi agroalimentari in Italia nel 2013. Presenti personalità politiche e tecniche, per apportare il proprio contributo ad una problematica complessa ed attuale; presenti gli esponenti di tutti i corpi di polizia, i presidenti di commissione Agricoltura Camera e Senato, il sottosegretario ai rapporti con il parlamento Sabrina De Camillis e il deputato camoano Paolo Russo. Il Rapporto sulle frodi alimentari coordinato dalla prof.ssa Anna Zollo consente di farsi un’idea della portata del fenomeno; non si limita a definire solo, quali siano gli strumenti per combattere l’illegalità dilagante, ma anche, a proporre delle soluzioni. “Uno dei principali strumenti per combattere le frodi – ha spiegato Vincenzo Pepe  presidente nazionale di FareAmbiente – è la tracciabilità degli alimenti, anche nei menù degli esercizi pubblici”. Purtroppo la Campania detiene il triste primato delle frodi alimentari in Italia. Infatti, i dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato, evidenziano come la Regione Campania, registri il primato negativo delle sanzioni amministrative: Campania (oltre 600.000 euro), Toscana (circa 465.000 euro), Emilia Romagna (300.000 euro). Il Sud vive l’irregolarità dell’etichettatura e della rintracciabilità dei vari prodotti agroalimentari. Sono stati sequestrati prodotti conservieri e prosciutti per un valore di oltre 17 mila euro. Al porto di Napoli sono state sequestrati oltre 44mila confezioni di pomodori destinati in Canada con falsa data di scadenza, alterata per “allungare” il possibile periodo di commercializzazione; inoltre, in una società di distribuzione, in provincia di Caserta, sono stati sequestrati 70 kg di prosciutti venduti irregolarmente come “prosciutto di Parma”, ma privi di indicazione sulla rintracciabilità. Da non dimenticare gli ultimi casi, verificatisi in Campania, di somministrazione di cibo scaduto nelle mense.

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