CLASSHOME. L’abito fa “Il Manager” (Parte seconda)

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Se penso ad un uomo elegante penso a mio padre ed al suo profumo. Ciò che so, o almeno penso di sapere, dello stile, della classe, della moda ma anche dell’arte e della cucina, l’ho imparato da lui. Il tailleur di Giorgio Armani, le scarpe lucide, la penna, l’orologio, la cravatta di Marinella, il cappotto di cashmere, la borsa, il profumo, i quadri da comprare, gli oggetti antichi su cui valga la pena investire.

Trascorrevamo interi pomeriggi, di solito il sabato, in posti ben definiti: la camicia su misura qui, la sartoria storica lì, le scarpe inglesi là, e così via. Era chiaro. L’uomo, a differenza della donna, riesce ad affidarsi meno ad un “total look”  più economico, puntando solo su uno o due accessori “must”. La prima cosa che si nota di un Manager è senza dubbio l’abito sartoriale, il calzino, la scarpa, la camicia ben stirata con collo e polsini perfetti, la cravatta, la business bag, l’ombrello se la giornata è uggiosa, le mani ben curate, la barba a posto.

Insomma, praticamente tutto. Il consiglio è senza dubbio privilegiare la qualità sulla quantità, poiché non servono più vestiti, ma vestiti migliori. L’abito serve a rappresentare il professionista. Tutte queste componenti costituiscono il “packaging” del Manager, che gli  permette di comunicare chi e’ nei 7 secondi che servono per la prima impressione di chi ha di fronte.

Detto ciò sottolineo che noi donne siamo delle privilegiate a confronto. Ho provato a tracciare tre vie, più o meno rette, dello stile del Manager  perfetto. Nel mondo finanziario, politico e legale lo stile a cui uniformarsi è molto semplice: abito intero formale grigio blu, gessato, scarpe rigorosamente nere, personalmente adoro le lucide. Il Business Manager della Beatrice Gigli B.M., il buon Cristiano Giombetti, predilige il blu per appuntamenti formali e il gessato per chiudere una trattativa. Devo dire che fa sempre la sua figura. Nel mondo commerciale assolutamente lo spezzato, che permette di essere eleganti e moderni in situazioni non troppo formali.  Nel mondo giornalistico e creativo si può adottare uno stile chic “mixando” un capo formale ad uno casual.

L’esempio più autorevole e rappresentativo per i miei consigli di stile è senza dubbio Gianni Agnelli, uomo di grande eleganza, la cui arte consisteva nell’apparire naturale e spontaneo sempre.  Portava abiti sartoriali e in colori sempre tenui, il grigio di giorno e il blu la sera, durante le sue riunioni finanziarie e legali, lo spezzato per le visite informali nella sua azienda, il casual, con la sua camicia in jeans sotto il blazer e il pantalone jeans scolorito e consumato indossato con disinvoltura sotto la giacca, per il lavoro creativo mentre provava le sue automobili.

Le sue camicie erano sempre button down in cotone oxford, azzurre per il giorno e bianche per la sera, i calzini mai corti, l’orologio portato sul polsino della camicia perché stringeva meno il polso non irritando la pelle. Davvero un esempio mirabile. Importanti, come per la donna, anche per il manager sono gli accessori.Non deve mancare una valigetta autorevole, una penna di classe e “il simbolo supremo della gestione del tempo”, l’orologio, magari un classico. Per quanto riguarda “la scuderia” delle cravatte, privilegiare quelle dai disegni piccoli, quelle che richiamino la camicia, quelle senza forti contrasti cromatici.

Io  in ogni caso consiglio sempre la semplicità, non la cura eccessiva ai dettagli dell’ abbigliamento. Un Manager non è un dandy. Essere uomini eleganti non è per nulla facile.  L’eleganza è nel vestire, nel parlare, nei gesti, nel portamento, nel gusto e nella personalità.

Spesso è una dote innata. Il vestito però fa il Manager e come scrive Honorè De Balzac nel suo trattato sull’eleganza, “la trascuratezza nel vestire è un suicidio morale”.

Beatrice Donatella Gigli A.

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