CONVENTO DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI MONTORO

CONVENTO DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI MONTORO

Fino a quando non sarà chiaro il concetto che siamo degli “ospiti” e che il nostro dovere è quello di preservare ciò che la natura e l’opera dell’uomo hanno con impegno quotidiano realizzato, non potremo meritare l’appellativo di “Homo Sapiens”, ma quello di capre che consumano ciò che trovano lungo il cammino per sopravvivere.

Corre voce che volge al termine il recupero del Convento di Santa Maria degli Angeli a Montoro e, almeno per quanto è stato possibile accertare dalla rimozione del Ponteggio, la notizia è confermata.

Già la parziale rimozione del ponteggio però fa emergere con tutta la sua “drammaticità” un intervento che nelle intenzioni sarebbe stato di Restauro, ma di fatto si è trasformato in una “ristrutturazione” in quanto vi si legge il preciso intento di “mettere a nuovo” il Complesso Conventuale a cui la Storia purtroppo ha riservato uno strano destino.

Ciò che si vede è solo una “esercitazione” per il Restauro. Con la complicità degli Enti preposti al controllo è stato “clonato” il già discutibile intervento di Restauro del Convento Agostiniano alla frazione Piano, attuale Sede Municipale, edificato però due secoli più tardi.

Pochi sanno che stiamo parlando del bene Culturale più importante di Montoro, edificato dai Frati Minori nel 1588 su di un’area donata dalla Famiglia Mastrangelo. Uno straordinario Complesso Monumentale che ancora conserva al suo interno manufatti di inestimabile valore storico e architettonico, modello per tutti i Conventi Francescani realizzati in Campania.

È davvero incredibile che tutto questo sia stato compromesso nella sua “unità storica” e Architettonica da dilettanti allo sbaraglio e da amministratori compiacenti.

Con l’intervento attuale, infatti, è stata distrutta una meravigliosa facciata Rinascimentale, già salvata dagli Architetti Mario De Cunzo e Adele Pezzullo nel 1997 e successivamente con il Lotto finanziato nel 2007. C’è da augurarsi che venga aperta una inchiesta, tanto più che, a parte il danno al Patrimonio, risultano anche demolite opere realizzate e collaudate, in perfetto stato di conservazione.

Al solo guardare la parte scoperta dal ponteggio si prova sconforto e disorientamento. L’intero edificio ha subito una trasformazione che ha portato ad una alterazione della Composizione Architettonica e Storica a cominciare dalle cromie che già da sole rappresentano un’offesa al Monumento, diventato di fatto una casa di campagna.

La zoccolatura in “marmo botticino”, realizzata lungo tutto il perimetro e che ha cancellato la vecchia zoccolatura con ringrosso di intonaco a base di calce, è un affronto grave ed evidenzia da sola come quanti hanno operato normalmente si occupino di altro. La vecchia zoccolatura in calce lasciava intravedere i frammenti lapidei dei cantonali e pannelli in muratura grossolanamente squadrati. Oggi tutto risulta intonacato, compreso l’accoltellato in pietra degli archetti e le voltine della vecchia loggia che prospetta sull’orto, diventati ormai segni insignificanti compromessi ulteriormente dalla discutibile esecuzione, atteso che le curve degli archi somigliano alla strada che conduce all’Incoronata.

La cosa ancora più assurda è l’attintatura grigio antracite (quasi nero) delle riquadrature e cornici delle finestre, compresi gli architravi del primo piano. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte a “saggi” fatti predisporre non si sa da chi e né perché. In assoluto la cosa più assurda è la perdita del valore cromatico rappresentato dal vecchio intonaco con disegni geometrici di sapore Rinascimentale. La sua fattura era tutt’altra cosa rispetto a quanto realizzato con premiscelato. Tutto è stato barbaramente cancellato. È inutile spiegare che in tutti i Monumenti della stessa Epoca, ma anche in quelli successivi che sono stati oggetto di Restauro, anche l’intonaco più grezzo è stato consolidato, non fosse altro per la memoria storica. Tale scelta avrebbe impedito di fare “saggi” sulle cromie e sulle rifiniture, incomprensibili perché la qualità dei materiali esistenti li avrebbe guidati.

La spicconatura dei disegni geometrici a rilievo del prospetto e la loro ricostruzione è stata una vera assurdità, tanto più che non si sono neppure resi conto di come gli stessi risultavano realizzati.

In realtà, si è trattato di una tragedia annunciata, infatti all’inizio dei lavori sono stati denunciati interventi dissacranti ed evidenziato a più riprese che la ricerca del nuovo non ha nulla a che vedere con il Restauro dei Monumenti. Basti dire che all’interno risulta spicconato l’intonaco in ottimo stato di conservazione e danneggiati gli affreschi. Purtroppo bisogna prendere atto ancora una volta che ci troviamo a valutare gli effetti di scelte scellerate perché è mancato l’approccio interdisciplinare, indispensabile per tutto ciò. Ancora più grave è che coloro che avrebbero dovuto controllare e/o guidare le scelte sono stati colpevolmente assenti evidenziando con ciò come l’unico obiettivo fosse la “Scuola di Alta Formazione” e non quello della Salvaguardia e Valorizzazione del Monumento.

Come è possibile assistere a tutto ciò quando le nostre Università, le Scuole di Specializzazione in Restauro dei Monumenti sono le più accreditate del Mondo?

È necessario che tutti facciano la loro parte, anche la gente comune, affinché si possano sconfiggere i “Soloni” di turno per tutelare il nostro Patrimonio Culturale così che possa continuare a raccontarsi e a “permeare” la Società Civile e rappresentare la nostra identità Solo la conoscenza può salvare il nostro Patrimonio Culturale con la sua Bellezza e, come sosteneva Giovanbattista Vico, “..l’uomo può conoscere fino in fondo soltanto ciò che egli stesso ha prodotto: si sa ciò che si fa…..” Bisogna confrontarsi con gli “antefatti”, con la Storia del luogo. È necessario guardare al Classicismo come modello culturale per conferire valore esemplare all’antichità, altrimenti non c’è salvezza.

Sulla facciata del Convento di Santa Maria degli Angeli sembra sia stato disegnato un Pentagramma su cui sono state riportate delle note, le pause, ecc… accostamento che può sembrare “nobile”, di fatto però rappresenta la “Marcia Funebre” del Convento di Santa Maria degli Angeli e della frazione Torchiati. Siamo arrivati al “karaoke del Restauro”

Tutto deve raccontare qualcosa, anche se a volte le esigenze di rifunzionalizzare degli spazi costringono a pensare molto sulle scelte che non devono servire ad ottenere le autorizzazioni ma a conservare il monumento.

Il Restauro ben fatto deve portare immediatamente alla realtà, alla fisicità dello spazio alle pietre, alla qualità dell’architettura, alla composizione e alla sua storia. Di conseguenza un Restauro sbagliato rappresenta la distruzione del Monumento.

Il Convento di Santa Maria degli Angeli a Montoro costituisce ormai il “manifesto” di ciò che il Restauro non è.

È stata compromessa l’unità Architettonica e Storica dell’Edificio, facendolo diventare una Villa Padronale Ottocentesca. Le scelte fatte hanno “ridicolizzato” il Monumento distruggendo tutto quanto prima dell’intervento contribuiva al suo fascino. La cromia, le decorazioni geometriche con le sbrecciature, i blocchi lapidei a vista, gli accoltellati degli archi e delle voltine, ecc…. è tutto scomparso.

Quanto è stato realizzato è inaccettabile ed offensivo non solo per la professione degli Architetti, ma per tutti i cittadini di Montoro, perché stiamo parlando di un Tesoro che fa parte dell’Arte ed in quanto tale è Patrimonio di Tutti e, malgrado i danni fatti, sono ancora a chiedere di fermare tutto per liberare il Monumento dalla “paccottiglia” che ne ha fatto un’opera Kitsch.

 

Architetto Carmine Petraccaro