Coronavirus: dalla riapertura al cibo d’asporto ai test sierologici e immunità di gregge. Tutte le mancanze di De Luca

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Ok. Siamo stati tutti al gioco. Chiusi in casa da quasi due mesi, ridotti allo stremo psicologicamente ed economicamente. Premettendo che siamo stati tutti bravi a rispettare dei decreti incostituzionali, che violano l’Articolo 120:
“La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni [cfr. art.16 c.1], né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.”
Qualcuno si è ribellato? No. Non siamo né in Francia né in America. Qui non esistono gilet gialli ma solo (Muti e schiavi) portafogli al verde.
Adesso è ora di farla finita e di lasciar lavorare pizzerie, ristoranti, pasticcerie, almeno su ordinazione a domicilio (per iniziare). Ora che il lanciafiamme si è inceppato davanti alla politica e ai favoritismi personali, decretando per legge DELUCHIANA l’istituzione ufficiale di morti di serie A e morti di serie B, oltre che di quarantene da due o da una settimana, e la presenza dell’esercito in strada formata da soldati con tuta mimetica di ultima generazione che li rende invisibili ai nostri occhi, la stella da sceriffo si è spuntata. È passato anche di moda il “restata a casa, io non posso, sono un’eroe e posto la foto con la mascherina.” Insomma è passato tutto, o quasi. In Campania finora la percentuale di contagi è lo 0,07%. Paura è? Bravo De Luca vero? Per una volta, e prometto, solo per una volta, ha ragione Zaia: pochi tamponi, pochi contagi…
Se è vero che la Lombardia è stata l’esempio di cosa non fare contro il Coronavirus e la Campania il fortino di Don Vincenzo, il Veneto ha messo in campo le migliori strategie, usando la scienza, i fondi, i dati, i professionisti e gli esempi dall’estero. La gestione di Vò è un esempio e il numero impressionante di tamponi ci dice che forse, in Campania, l’arrivo dei test sierologici ci farà sapere che un campano su cento ha avuto il virus da asintomatico oppure lo ha scambiato per influenza. Questo sarebbe un buon dato. A Ortisei la popolazione è immune al Coronavirus perché ha sviluppato l’immunità di gregge che tanti insulti ha fruttato a Boris Johnson, essendo una piccola comunità che si è beccata il virus e manco lo sapeva…
Ora Tarro, un virologo due volte candidato al Nobel e che ha praticamente sconfitto il colera, non è credibile quando dice: “fate uscire i giovani e isolate gli anziani per sviluppare l’immunità, non ha senso aspettare il vaccino!” E non lo è per bocca di un Burioni che ci diceva che si trattava di un’influenza e che ora sfrutta le infinite presenze televisive per fare uscire il suo nuovo, fondamentale, libro…
Intanto a Casamarciano, Manzi, un sindaco di poche chiacchiere e molti fatti, ha eseguito i test sierologico a tutti quelli che per lavoro sono a contatto con più persone. Non serve Zaia. L’esempio ce lo abbiamo a due passi. Seguiamolo…
Felice Sorrentino

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