Crisi di governo: il voto ormai è più che un’ipotesi

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La crisi di governo non è affatto risolta, anzi. Anche da parte di chi questo governo lo ha sostenuto con un voto di fiducia o di chi ne è parte integrante, pare che l’ora X stia per arrivare. Non si trovano gli equilibri per far entrare forze nell’esecutivo che possano permettergli di non vacillare ad ogni folata di vento e il tempo passa. La relazione del ministro Bonafede sarà l’ultima e probabilmente decisiva prova.
A tal proposito, i leader hanno espresso la loro opinione.
Di Maioi:’48 ore per consolidare la maggioranza’. “O nei prossimi giorni si trova la maggioranza, altrimenti sono il primo a dire che stiamo scivolando verso il voto”.
Bellanova: ‘Difficile che Iv voti la relazione Bonafede’.
Tabacci: ‘Il premier si dimetta, nuovo governo o voto’.
Pierferdinando Casini: “Giuseppe Conte dovrebbe recarsi al Quirinale e rassegnare le dimissioni e, forte di reincarico, “recuperare il dialogo con Renzi”.
Antonio Tajani – sono i loro veti incrociati che rischiano di portare l’Italia al voto ma la parola poi, se Conte cadrà, sarà al Capo dello Stato che dovrà decidere il da farsi. Non abbiamo premuto noi per andare al voto ma le conseguenze rischiano di essere inevitabili”. “Noi non diamo aiuti sottobanco, ci affidiamo alla saggezza del presidente della Repubblica”.
Intanto dal Pd il ministro Boccia dice a SkyTg24: “”Noi un governo con i sovranisti non lo faremo mai, non possiamo farlo per tutelare l’Italia e la posizione italiana in Europa. Con Fi è diverso, ma la domanda va fatta a loro, sono loro che sono alleati con i sovranisti”. Boccia ha ribadito che non è possibile pensare ad un governo con tutti dentro in quanto “ci sono cose su cui non si media”. E su Renzi: “Possiamo confrontarci in qualsiasi momento, non è questo il nodo. Il problema di fondo e non farlo con un ricatto come condizione. Non è accettabile e non è accettabile facendolo ritirando i ministri”. “Siamo in Parlamento ed è lì che si può sempre trovare una soluzione”.
Il caos regna sovrano. A questo punto sembra difficilissimo per Conte tirare fuori un coniglio dal cilindro.

Felice Sorrentino

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