CULTURA. “Nemesi”, la divinità dell’antica Grecia

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Nemesi (in greco Nέμεσις) era, nell’antica Grecia, una divinità; un Dio che personificava una potenza e tale potenza era quella di ristabilire l’ordine dopo un momento di caos. In Eschilo Nemesi è già presente in forma scritta ed essa rimodula al pareggio «tutto ciò che è di troppo», sia nel bene che nel male. Perché – come dice Solone ne I sette sapienti – non vi deve essere «nulla di troppo». Col passare delle epoche il termine in parte muta significato ed in Aristotele esso sta a significare un necessario svolgimento del destino fino ad una sostanziale soluzione di equilibrio nella vita, senza eccessi né nel bene né nel male. Questo preambolo per dire che Roth ha bene in mente tutto ciò che gira intorno alla nozione di Nemesi.  Egli conosce bene la genealogia di questo vocabolo e lo sfrutta come indicatore di massima dello stato interiore del protagonista Mr Bucky Cantor, animatore in un campo giochi per bambini, nell’estate del 1944, a Newark, in New Jersey, durante la straziante Seconda Guerra Mondiale ed in mezzo ad una gravissima epidemia di polio. Nemesi è parte integrante dell’ineluttabilità del destino dove tutto poi è ricondotto all’equilibrio.

Ma affinché Nemesi possa ristabilire l’ordine c’è bisogno che ad un certo punto vi sia il Caos. E quel caos, in alcuni casi, distrugge tutto ciò che colpisce. Il dialogo sulla malvagità di Dio è il tema centrale del romanzo, anche se Roth, fortunatamente, non ha insistito in modo esagerato sulla questione e ha lasciato che si facesse strada nei pensieri del protagonista un poco alla volta il pensiero che “ Dio è un essere onnipotente che riunisce in un’unica entità divina non tre persone, come nel cristianesimo, ma due: uno stronzo depravato e un genio del male”.

Bucky Cantor vede così il Dio ebraico , un essere malvagio e imperfetto, un criminale ed il responsabile dell’epidemia di poliomielite.

Bucky è un uomo che tenta di combattere l’ineluttabilità della vita e del destino.

E’ una guerra ben diversa da quella che combattono i suoi due migliori amici, nella Francia del 1944. A Bucky è stato vietato di arruolarsi perché la sua vista era troppo debole e aveva bisogno degli occhiali. Così rimane a casa e la guerra che si trova a combattere, la guerra contro un nemico invisibile, la polio, è impossibile da vincere.

La vita di Bucky è descritta come un “vaso di coccio che sembrava d’acciaio” , simbolo di un’esistenza piegata su se stessa, trafitta da dolore e che ripudia l’amore, unica forma di sopravvivenza. Nemesi è un romanzo ad alto contenuto filosofico. È un libro buono per chi vuole pensare.

Qui anche Dio, per molti certezza intoccabile, è messo sotto accusa, per comprendere e giustificare – se si può – il dolore. Roth è un maestro nello scrivere e questo è un romanzo completo, perfetto dalla prima riga all’ultima. Le ultime due pagine, anzi, sono un esempio di altissima scrittura. Un capolavoro di altri tempi, un gioiellino per umanità, bravura e comprensione dell’animo umano.

MARIANNA SORRENTINO

 

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