Falsi incidenti, altri 11 arresti nel Napoletano: in manette anche due finanzieri infedeli

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Dalle prime ore del mattino, il gruppo della guardia di finanza di Torre Annunziata sta eseguendo un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti degli appartenenti ad un’associazione per delinquere che, con carattere di serialità, è risultata dedita alle truffe assicurative e ad altre correlate condotte delittuose.

Le investigazioni, dirette dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno permesso di riscontrare l’esistenza di una consorteria delinquenziale impegnata sistematicamente ad architettare falsi incidenti stradali o ad alterare le effettive circostanze di quelli realmente accaduti, allo scopo di ottenere indebiti risarcimenti dalle compagnie assicurative. Così anche se ci si rompeva un braccio cadendo nella vasca da bagno, oppure se si graffiava la vettura parcheggiandola nel box, si potea ottenere un rimborso simulando un falso incidente. I finanzieri, nel corso delle indagini, hanno individuato una quarantina di truffe, e quantificato rimborsi illeciti per diverse centinaia di migliaia di euro.

I clienti interessati a compiere la truffa mettevano a disposizione le loro vetture, perfettamente integre, che venivano portate in tre carrozzerie, a Boscoreale e Scafati, dove parafanghi, paraurti, fari e componenti vari ma integri venivano sostituiti con altri danneggiati. La sostituzione veniva eseguita poco prima della perizia. Una vettura è stata trovata già pronta per la sostituzione dei pezzi anche stamattina, durante le perquisizioni in una delle autocarrozzerie. Nel frattempo la compagnia assicurativa veniva informata della località dove la vettura «incidentata» era in sosta. Le località venivano scelte con un particolare criterio: il luogo più vicino possibile alla zona di competenza di un perito compiacente a cui la compagnia assegnava l’incarico. Dopo la perizia la vettura tornava nella carrozzeria, dove venivano rimontati i componenti non danneggiati.

Il criterio di ripartizione e risarcimento prevedeva una divisione fifty-fifty tra cliente e organizzazione. Al carrozziere venivano corrisposti circa 150-200 euro ogni volta. Se sulla vettura l’assicurazione aveva montato un localizzatore gps, la cosiddetta «scatola nera», subentravano i falsi testimoni dell’incidente mai avvenuto. In questo caso, infatti, in presenza di un testimone, le compagnie assicurative possono anche evitare di controllare la «scatola nera». La banda di truffatori inoltre riusciva anche a farsi rimborsare danni fisici che i «clienti» si erano procurati accidentalmente oppure danni alle vetture provocati per imperizia nella guida.

In manette sono finite 11 persone: tra queste, per favoreggiamento, figurano due finanzieri incastrati dai colleghi e nuovamente l’avvocato Ivo Varcaccio Garofalo, già arrestato nella prima puntata dell’inchiesta. A capo dell’organizzazione ci sarebbe Salvatore Verde, anche lui già in carcere, accusato di aver reclutato la clientela dei falsi incidenti nella sua agenzia di Boscoreale. Indagati a piede libero altri avvocati, periti, carrozzieri e falsi testimoni. Ad altre tre persone è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per favoreggiamento.

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