Finanza e investimenti: l’attenzione per l’inflazione resta alta

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Una delle principali preoccupazioni degli investitori in questo momento è il rischio inflazione, con i prezzi che hanno mostrato nel primo trimestre 2021 una moderata tendenza al rialzo. Il pericolo maggiore è stimato per l’estate, quando i consumi potrebbero essere favoriti dall’allentamento delle misure restrittive alla circolazione delle persone. Secondo la Bce, l’inflazione in Europa dovrebbe salire nei prossimi mesi ma in modo temporaneo, con un tasso annuo intorno all’1,5%, tuttavia dovrebbe scendere nel 2022 all’1,2% per poi stabilizzarsi all’1,4% nel 2023.

Si tratta dunque di livelli ampiamente al di sotto del target del 2% fissato dall’Eurotower, infatti la volatilità dell’inflazione dovrebbe garantire una performance annuale inferiore ai livelli di guardia. Per gli analisti della Banca centrale europea questa previsione è dettata da una serie di fattori, tra cui una pandemia di Covid-19 ancora fuori controllo, un piano vaccinale lento, disuguaglianze in crescita tra la popolazione e una capacità produttiva non sfruttata come dovrebbe.

Nel dettaglio, chi tra il 2020 e il 2021 ha incrementato i propri risparmi sono soprattutto le persone più adulte, tuttavia sono anche quelle con una propensione al consumo minore, un fenomeno che potrebbe rendere meno marcata la ripresa economica e garantire un aumento non eccessivo dell’inflazione. Al contrario, il governo USA sta riuscendo a far arrivare la liquidità direttamente nelle mani delle famiglie, condizionando in modo evidente i consumi e l’attività economica, per questo motivo la Fed prevede una crescita del PIL degli Stati Uniti del 6,5% e un incremento dell’inflazione del 2,4% nel 2021.

Come proteggere gli investimenti dal rischio inflazione

Nonostante le proiezioni contrastanti tra l’Europa e gli Stati Uniti, tutti gli analisti prevedono un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, per questo motivo è importante capire come difendere gli investimenti dal rischio dell’incremento dei prezzi. Il primo passo è migliorare le conoscenze in ambito finanziario, selezionando fonti autorevoli come gli approfondimenti del portale E-conomy.it, un sito di finanza per tutti dove trovare notizie e analisi utili per monitorare l’evoluzione della situazione macroeconomica.

Tra gli aspetti da tenere d’occhio ci sono la ripresa dei consumi, gli effetti delle politiche monetarie delle banche centrali e i programmi di stimoli dei governi. In particolare, bisogna prestare attenzione soprattutto al settore obbligazionario, in quanto la crescita dell’inflazione potrebbe erodere i già modesti rendimenti dei titoli di Stato. Avere questi titoli in portafoglio rappresenta un rischio, infatti gli esperti consigliano in questo momento la scelta di bond indicizzati all’inflazione oppure di titoli a breve o medio scadenza, evitando obbligazioni pubbliche non indicizzate o con scadenze molto lunghe.

Anche il mercato azionario è strettamente legato all’inflazione e all’attività economica, poiché un aumento generalizzato dei prezzi può favorire la crescita e trainare gli investimenti in Borsa, specialmente nei confronti delle azioni cicliche. Di norma, il settore dell’equity garantisce rendimenti più elevati rispetto all’inflazione, dunque è opportuno puntare sui titoli value e ampliare gli orizzonti temporali d’investimento per ridurre il rischio. Alcuni investitori prediligono in queste fasi strumenti come gli ETF, in quanto aiutano a diversificare gli investimenti e minimizzare il rischio, tuttavia vanno scelti fonti quotati con una buona liquidità e costi di gestione contenuti.

Allo stesso tempo, non bisogna trascurare settori che storicamente sono avvantaggiati dall’incremento dell’inflazione, come il mercato delle commodities, con le materie prime che possono offrire opportunità interessanti nel medio termine sull’onda della tendenza rialzista supportata dal ciclo economico. Oggi sono da valutare anche asset come le criptovalute, indicate da molti analisti come investimenti promettenti nell’ottica della protezione dall’inflazione, senza sottovalutare anche le potenzialità legate a un aumento della volatilità nel mercato valutario Forex.

La transizione dai titoli growth alle azioni value per una corretta asset location

Un fenomeno da considerare in questo momento è la rotazione del ciclo economico, un aspetto che sta portando molti esperti a segnalare l’inversione di tendenza dai titoli growth alle azioni value. Si tratta di un evento significativo per essere in grado di realizzare una corretta asset location, sfruttando appieno la forza della crescita economica e la spinta garantita dall’incremento dei prezzi nel breve e medio termine.

I titoli value sono caratterizzati da un rapporto basso tra il prezzo e gli utili (P/E), poiché il business di queste aziende è più stabile nel tempo, le quali vantano un tasso di crescita moderato. A differenza delle azioni growth, in cui a fronte di una solidità bassa dell’impresa la quotazione è alta in vista delle potenzialità di crescita dell’azienda, i titoli value possono essere agevolati dal rialzo dei rendimenti delle obbligazioni a lunga scadenza e dal miglioramento delle condizioni macroeconomiche.

Nel 2020 l’indice MSCI World Growth ha fatto registrare un aumento del 34%, trainato dalla riduzione dell’inflazione e dalla recessione economica, mentre l’indice MSCI World Value ha chiuso l’anno in contrazione dello 0,38%. Già nel 2021 il trend sembra essersi invertito, con i titoli growth saliti appena dello 0,29% e le azioni value di quasi il 10%. Queste analisi sono fondamentali per effettuare un’adeguata allocazione degli asset in portafoglio, utilizzando un approccio consapevole al money management per assicurare una buona sostenibilità degli investimenti anche con il rischio inflattivo.

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