Giardino degli Argonauti e devoluzione indennità: nota dell’Amministrazione Comunale

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La campagna elettorale dei nostri avversari politici è iniziata davvero con il piede sbagliato. Com’è naturale che sia, per un gruppo che nasce su presupposti politici inesistenti, tenuti insieme solamente dal desiderio di tornare a occupare quelle poltrone che per anni hanno visto i soliti noti succedersi in un andirivieni di insufficienza politica e amministrativa.
Cominciare un comunicato con “Senza alcuno spirito polemico” e parlare poi, in quello stesso comunicato, di “Amministrazione sbiellata e sgangherata” è una contraddizione che ben qualifica i nostri oppositori.

I quali, peraltro, arrivano fuori tempo massimo: è infatti esecutiva da martedì una delibera con cui questa amministrazione riconosce un contributo all’associazione che si occupa della custodia del campetto di playground. Evidenziamo questo ultimo passaggio: l’accesso al giardino degli Argonauti è ed è sempre stato libero, mentre l’associazione si occupa di custodire esclusivamente il campetto di playground.

Il nostro umile consiglio ai protagonisti della “Rinascita per Monteforte” (o meglio sarebbe definirli “Restaurazione per Monteforte”) è dunque quello di documentarsi, informarsi, prima di racimolare imbarazzanti figuracce al limite del tragicomico.

Così come tragicomica ci sembra la parte del comunicato con cui i nostri oppositori parlano di “Indennità tagliate da parte di tutte le amministrazioni d’Italia”. Premesso che questa amministrazione ha rinunciato, nel corso di questa consiliatura, a più di 150.000 € di indennità, il dovere di informazione ci impone di ricordare che no, non tutte le amministrazioni d’Italia lo hanno fatto. E comunque, ammesso e non concesso che quanto sostenuto dalla “Restaurazione per Monteforte” sia vero, ci piace simpaticamente sottolineare che l’unica amministrazione ad aver sovvertito questo trend sia proprio quella antecedente alla nostra, dove l’unico ad aver rinunciato alla propria indennità fu l’allora vicesindaco. Se non doveste ricordarne il nome, lo facciamo noi: era Costantino Giordano.

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