NOLA. Gli spettri nolani di Giordano Bruno.

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a cura di Antonio Fusco

Le nostre ricerche, finalizzate a far emergere, salvare dall’oblio e divulgare anche piccole tessere della nostra millenaria cultura, in tutte le sue accezioni, ci ha già portati a parlare del fantomatico fantasma che custodiva una cassa di marenghi in un pozzo di Castello Rotto, un sito alle spalle della Villa Comunale.[1] e di quello di una donna morta suicida che, secondo alcuni, appariva nel Vicolo I Principessa Margherita (Sott’ ‘o Suppuorteco). [2]

         Questa volta ne vogliamo ricordare altri, citati anche da Giordano Bruno ed ancora ricordati nella tradizione popolare. Il Filosofo, nel paragrafo De analogia spirituum del De magia naturali, quando parla degli “spiriti di terra e di acqua”, che “possono mostrarsi a piacimento”, scrive: “A questo tipo di spiriti appartengono quelli che stanno nei pressi di Nola in un luogo solitario vicino al tempio di Porto, e anche sotto una certa rupe ai piedi del monte di Cicada, che fu un tempo cimitero degli appestati; io stesso e molti altri ne abbiamo fatto esperienza; passando di là di notte, sono stato assalito da molte pietre che grandinavano con gran violenza in fitta quantità a piccola distanza dalla testa e da altre parti del corpo, inseguendomi fastidiosamente per uno spazio non breve, e tuttavia senza causare alcuna lesione del corpo, né a me né a tutti quelli che possono portare testimonianza dello stesso fenomeno”. ( Trad. di A. Montano).

         La menzione del Filosofo è interessante perché rivela l’origine di un toponimo nolano collegato ai fantasmi. Egli scrive che: “A questo tipo di spiriti appartengono quelli che stanno nei pressi di Nola, in un luogo solitario vicino al tempio di Porto”. Orbene, la contrada Porto, [3] un sito del Casale scomparso di Calizzano, [4] si estendeva tra San Paolo Belsito e Palma Campania e vi sorgeva la scomparsa chiesa di Santa Maria del Porto (“tempio di Porto”), ricordata da un’edicola che si staglia a sinistra procedendo in direzione di Palma. Nel ‘500 questo territorio agricolo era quasi del tutto spopolato [5] ( “un luogo solitario”). Sul ciglio della strada, nella zona dove si diceva apparissero gli spettri, per esorcizzare e santificare il sito, fu edificata nel ‘600 la chiesetta di Santa Maria del Soccorso, subito chiamata da tutti ‘a Cappella ‘o Spirito (la Cappella del fantasma), indicazione locativa   corrente e segnata anche nelle carte topografiche.

         La storia dei bruniani spiriti burloni, che si divertivano a lanciare pietre in testa ai malcapitati, permane nel racconto popolare, ma non infastidiscono più i passanti ai piedi del colle di Cicala, essendosi trasferiti ad una quota più elevata, tra le mura del Castello. Da quanto affermano i Cicalesi, i fantasmi si aggirano nei locali restaurati del planetario, dove alcune persone, che per vari motivi vi si trovavano, hanno riferito di avere sentito strani rumori ed avvertito o visto inquietanti presenze. Sempre secondo i residenti, gli spettri amano sostare anche tra gli spalti diroccati dell’antico maniero, da cui, a loro piacimento, si divertono a lanciare sassi.

NOLA. Gli spettri nolani di Giordano Bruno.La spiegazione del singolare fenomeno potrebbe essere questa. Divenute instabili e piene di crepe, a causa delle radici di piante che amano vegetare nei muri (parietaria, cappero, valeriana, edera…), nonché per l’effetto dei fenomeni meteorologici (intemperie, vento forte), ma anche per la frequentazione o nidificazione di uccelli, lucertole e ratti, le pietre delle precarie mura in rovina del maniero, si staccano dal supporto di calcina; per la forza di gravità cadono in verticale, lungo le mura, senza colpire le persone distanti anche un solo metro.   La stessa cosa vale per la “rupe ai piedi del monte di Cicada “ di G. Bruno, che è certamente la falesia calcarea che precipita sotto la propaggine collinare su cui sorgono il Convento dei Cappuccini e la Villa Montanara, luogo che un tempo era chiamato Cesco (rupe, falesia, masso) e dove si suppone sia stata la casa del Nolano. A meno che non si proceda quasi aderenti alla parete rocciosa o non si tratti di un vero e proprio macigno, è difficile che si possa essere colpito da piccole pietre, che, per i motivi esposti, possono staccarsi dalla roccia a precipizio. Puntualizzando che sotto la rupe c’era il cimitero, sembra   che il Bruno voglia collegare la presenza degli spettri agli appestati inumati.

                                                                                                     Antonio Fusco

[1] Cfr. Antonio Fusco, “Posa ca pesa!”, pubblicato su Il Meridiano (Marzo 2005) e su Orizzonte (novembre 2006), confluito nella silloge Appunti di Storia nolana I, Edizioni Pro Loco Nola 2009.
[2] Cfr. Antonio Fusco, “Amarcord: ‘O Suppuorteco” in “L’impegno”, anno XXX, n. 3, maggio – giugno 2010 .
[3] Cfr. Antonio Fusco, “Il mare a Nola – Ipotesi storiche sul ritorno di San Paolino dalla prigionia”, in “Bassa Irpinia News” ( 9 aprile 2016) e in “Il Cazziblog” (11 aprile 2016).
[4] Cfr. Fusco Antonio, I casali scomparsi di Nola, pag. 25, I.G.E.I., Napoli 2002
[5] Ibidem.

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