“Guida sentimentale della Campania”. A 70 anni da Buccafusca, la salita al Ciesco Alto

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Guida sentimentale della Campania. A 70 anni da Buccafusca, la salita al Ciesco Alto

a cura di Valentina Guerriero

Con questo primo contributo parte da oggi una nuova rubrica che si chiama “Guida sentimentale della Campania” che ci porterà a conoscere le bellezze del nostro territorio attraverso l’esperienza di chi conosce e ha visitato queste terre raccontandoci tutto quello che c’è da sapere e non mancheranno i contributi fotografici.

“Avella, un re favoloso chiamandola Moéra sembra averla fondata per divertire i bambini della sua epoca remota. Poi quei bimbi si fecero grandi ed a furia di commerci e di guerre, a furia di errori politici l’arricchirono e la distrussero né più né meno come ai tempi d’oggi sogliono fare le nazioni ed i popoli.” 

Guida sentimentale della Campania. A 70 anni da Buccafusca, la salita al Ciesco AltoCosì Emilio Buccafusca descrive le nostre terre nel febbraio del 1946, nella Guida Sentimentale dei Monti del Sud, all’inizio delle pagine che ripercorrono la salita al Ciesco Alto avvenuta insieme ad altri quattro alpinisti napoletani. Buccafusca, il cui nome non a tutti dirà qualcosa, era una personalità poliedrica e probabilmente il massimo esponente del futurismo a Napoli, in stretto contatto con Marinetti. Nato a Casalnuovo nel 1913, era medico ortopedico, pittore, poeta, giornalista, scrittore e specialmente “alpinista”: iscritto al CAI di Napoli, partecipò fin da subito al neo fondato gruppo roccia della sezione e non di rado esercitò la sua professione di medico a titolo gratuito all’interno del Club Alpino Italiano quando si presentavano dei piccoli infortuni. La passione per le montagne si riflette continuamente nella sua produzione letteraria, tra le sue opere più importanti citiamo Aeropoema, Guida sentimentale ai monti del Sud e altri scritti di montagna e una vasta collezione di poesie, che molto spesso rispettano alla lettera i canoni futuristi, in cui disegno e parola si confondono (un esempio su tutti, “Cordata” del 1953, in cui la lettura della poesia, che deve avvenire dal basso verso l’alto, costeggia il profilo della montagna, come a simularne la scalata).

Non nego che fin da quando mi è capitato Guida sentimentale dei Monti del Sud fra le mani (edito da Dante & Descartes e non così facile da reperire, ma lo potete ritrovare in alcune biblioteche del circondario) mi era venuta voglia di fare altrettanto, ma ampliandone la collezione ad altri sentieri e luoghi non strettamente montani, riprendendo un’idea di molto precedente, che doveva affiancare già molti anni fa le recensioni cinematografiche di cui mi occupavo dal 2005. Ecco quindi come nasce questa rubrica, “Guida Sentimentale della Campania”. Lo stesso Buccafusca intitolò la raccolta sulla falsariga di altre guide sentimentali edite negli anni precedenti, tra cui Guide sentimental de l’étranger dans Paris (1878), Guida sentimentale di Mario Gromo (Torino, 1928), Guida sentimentale di Venezia di Diego Valeri, The Sentimental Journey Through France and Italy di Laurence Sterne e Viaggio sentimentale in automobile del tedesco Otto Julius Bierbaum (1902). Insomma, di certo non un nome nuovo, ma intriso di fascino sicuramente.

  Ritornando a Buccafusca, questa al Ciesco Alto non è l’unica delle ascese descritte dall’alpinista futurista dedicate ai nostri monti. Ve ne sono almeno altre due: “Al Vallatrone (1511) per campo di Summonte”, partendo da Baiano e “Dal rifugio di Verteglia al Terminio”, con partenza da Montella. In realtà gli scritti di questo tipo nella Guida sentimentale dei Monti del sud sono solo quattro, il quarto ed ultimo è dedicato alla salita sulla Conocchia e sul Pistillo da Castellammare (Monti Lattari). La restante parte del libro che citato, nell’edizione a cura di Pierroberto Scaramella, presenta altri scritti, tra cui il resoconto di un viaggio in treno lungo otto ore da Napoli a Roccaraso (Quel treno delle 0,40 del 1967), ed una sorta di testo teatrale, “Spigolo Sud“.


Guida sentimentale della Campania. A 70 anni da Buccafusca, la salita al Ciesco Alto

Queste cinque pagine di “Al Ciesco Alto di Avella” descrivono in maniera efficace una salita che, a settant’anni da allora, non si presenta diversa. Il panorama ampio e straordinario, il cielo che con nuvole di forme fantastiche si staglia sull’ondulata catena montuosa sono doni che, scegliendo la giornata giusta, possono ripetersi. Mai identici, ma dello stesso valore di questo giorno descritto nel ’46: la veduta del mare, Capri, Vico, Sorrento non sono cose che scompaiono così da un giorno all’altro, così come le montagne alle spalle di Avella.

Il percorso fu questo: da via dei Mulini, oltrepassato il torrente Clanio, Buccafusca e i suoi compagni puntarono lo Spadanfora, da lì salendo sulle Creste. Da qui il panorama già mostrava diverse vette, i cinque alpinisti proseguirono quindi fino al Ciesco Alto dove il panorama raggiunse il suo massimo. Il gruppo, provato dal vento tagliente e dal freddo, vedendo schiarirsi il cielo sull’Acerone pensò in un primo momento di proseguire ancora e scendere per il Campo di Summonte, ma poi alcuni contrattempi fecero prendere la scelta di ritornare indietro per la stessa strada (uno di loro, Gioacchino Cinque, si era attardato).

I sentieri delle Creste sono sempre stati noti, ma non a tutti. Già nel ’46 Buccafusca descriveva gli avellani come degli abitanti che “concordemente ignorano le montagne che li sovrastano e quando non le disprezzano le guardano talvolta con terrore.” Una visione in parte sicuramente giusta ma estremizzata dal fatto che egli non conosceva in modo totale gli avellani e non sapeva che per molti di loro la montagna rappresentava una ricchezza e una fonte di approvigionamento. Il taglio del legno, il contrabbando del tabacco, il pascolo, le castagne e molte altre risorse (funghi, tartufi, more) permettevano alle persone di sopravvivere anche nei periodi più duri come negli anni a cavallo fra le due guerre o nell’immediato dopoguerra. Numerose sono le testimonianze di come la montagna “aiutasse” alla sopravvivenza, anche nelle cose più semplici. Ad esempio, racconta Rosa Biancardi (anni 83) di come la sua giovinezza fosse scandita da un ritmo dolce e faticoso in cui i giorni si susseguivano caratterizzati dalla sveglia prima dell’alba, quand’era ancora scuro, e di come lei e le sue sorelle capeggiate dal fratello raggiungevano la Bocca dell’Acqua (la si incontra sulla strada per il Campo di Summonte) per raccogliere “e’ falasce”, delle erbe particolarmente gradite al bestiame. In queste giornate, le ragazze portavano con loro per pranzo al massimo un pezzo di pane senza companatico, intere giornate di lavoro servivano solamente a procurare il cibo per le due o tre mucche che possedevano, cibo che avrebbero conservato per i giorni di pioggia o di maggiore difficoltà.
I sentieri in cui è stato Buccafusca in quegli anni quindi erano battuti giorno e notte, molto più di oggi. Anche Michele D’Avanzo, classe ’28, boscaiolo, figlio del noto industriale dei carboni del ‘900 Savierello”, raccontava che sempre si incontravano sulle montagne moltissime donne intente a trasportare fascine sulla testa, e addirittura una volta ne vide una partorire nei boschi.

La montagna inoltre non era solo sopravvivenza, ma anche distrazione: alcune persone di Avella, non tutte ma sicuramente molte, erano solite nel fare lunghe passeggiate tra i monti, anche negli anni successivi. Ma se una porzione della popolazione amava ed ama tuttora le montagne per ciò che rendeva loro, un’altra sicuramente le ignora (e non neghiamo quanto sia vero), e questi, descrive Buccafusca, sono “scavezzacolli che a Nola e nei dintorni vanno alle partite di calcio e se l’arbitro non fila sono capaci di accopparlo”, riferendosi a coloro che non sono i discendenti diretti delle origini. Uno scritto quindi che riporta più di un riferimento alla città di Avella e al suo castello, sia una descrizione viva delle sue montagne.

Nel febbraio 2016 è ricorso il 70° anniversario da allora ed in qualche modo, anche se personale, l’abbiamo ricordato, con una salita al Ciesco Bianco da Pannarano in un giorno di sole ma freddo e ventoso, con il ghiaccio che rendeva difficoltoso il percorso ma non al punto di dover utilizzare i ramponi. Ci siamo fermati a lungo in quello che chiamiamo “il Belvedere”, quota 1582 m, dove si ha una vista a 300° che corrisponde all’ampio paesaggio descritto da Buccafusca verso la fine del racconto: sono visibili il Taburno e la Valle Caudina, la costa di Sorrento, Capri, il Piano del Lauro “con la sua malga scoperchiata”, oltre ovviamente alle sinuosità delle creste di Avella. Questo febbraio il percorso sarà ripetuto identico a quello di Buccafusca nel ’46 ed esteso proseguendo per il Campo di Summonte. Invitiamo a partecipare tutti coloro sono interessati a ripercorrere questo percorso storico che presenta anche un dislivello non del tutto indifferente (più di 1000 metri). I partecipanti saranno attinti sia dal gruppo degli Escursionisti di Avella che dal Cai Napoli (al quale apparteneva Buccafusca), con una differenza sostanziale rispetto ad una normale escursione: si seguiranno le orme dei giovani alpinisti futuristi che salirono settant’anni fa, la cui descrizione della giornata lascia un ritratto di un’epoca e di una natura vergine che apparteneva di diritto ai percorsi preferiti del CAI di Napoli.

Guida sentimentale della Campania. A 70 anni da Buccafusca, la salita al Ciesco Alto

La veduta dal Belvedere: Sorrento, Capri

Guida sentimentale della Campania. A 70 anni da Buccafusca, la salita al Ciesco Alto

Percorso: Via dei Molini, traversato il torrente Clanio, si lascia sulla destra una collina di aspetto morenico dalla parte del Campo di Summonte. Si punta verso lo Spadanfòra, e si sale sulla cresta. Da qui già si potrà vedere, come descritto da Buccafusca, la vetta di Montevergine, la Tòppola Cèsina, Tòppola Grande, Tavertone, Avvocata, Tre Pizzi, Pizzo d’Alvàno, il Megano, il Somma. Capri. Proseguendo la visione si allarga: Terminio, Cervialto, sul Maj, Colli Aurunci e Golfo di Gaeta. Alla vetta il paesaggio si allarga ancora: il Piano del Lauro, la Valle Caudina con il Taburno e i paesi Montesarchio, Bonèa, Airola e Paolise. A questo punto le opzioni saranno due: o proseguire affascinati dall’Acerone e scendere al Campo di Summonte oppure ritornare indietro.

Dislivello: circa 1200 metri

Letture preparatorie consigliate:
Guida sentimentale ai Monti del Sud e altri scritti di Montagna – Emilio Buccafusca (Libreria Dante & Descartes – CAI Napoli) Emilio Buccafusca e il Futurismo a Napoli negli anni Trenta – Matteo d’Ambrosio, Liguori Editore Aeropoema – Emilio Buccafusca

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