Guida Sentimentale: sulle tracce di Giordano Bruno, da Castel Cicala a Visciano lungo i percorsi trekking delle colline nolane

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di Valentina Guerriero

È da molto che mi sono ripromessa di parlare di un piccolo sentiero che passa tra le colline alle spalle della mia abitazione, a Nola, una città famosa specialmente per essere il luogo di nascita di Giordano Bruno, oggi un nodo commerciale di circa quarantamila abitanti, i quali, perlopiù, hanno come ragione di vita una grande e vistosa festa a carattere religioso, la Festa dei Gigli (da qualche anno, anche patrimonio Unesco). Vivo qui più per caso che per altro, e come spesso si fa per le città alle quali non s’appartiene davvero, per anni mi sono dimenticata di osservare ciò che Nola potesse avere di positivo, concentrandomi per la maggior parte del tempo su tutto ciò che la differenziava dalle città alle quali sentivo davvero di appartenere, prima su tutte Napoli.

Ma come dicevano in un film di Greta Gerwit, Ladybird (cinque candidature all’Oscar e vincitore di due Golden Globe nel 2018), “Non pensi che siano la stessa cosa? Amore e attenzione?”. La giovane protagonista, interpretata da Saoirse Ronan, odia la città in cui vive, Sacramento, ed il liceo cattolico che frequenta; sogna la East Cost, senza accorgersi che anche l’odio è una forma di attenzione. Alla fine sarà ammessa ad un’università di New York e riuscirà ad andarsene, ma il rancore per la città in cui viveva prima, in questa delicata fase di crescita e di esperienze, con il tempo in qualche modo riuscirà ad attenuarsi. Una città che le sta stretta, Sacramento, perbenista e provinciale, quando c’è un mondo fuori che attende la realizzazione dei sogni di una giovane adolescente. 

Un altro che lasciò la città dov’era cresciuto è proprio Giordano Bruno. 

Chi parla dell’edonismo in California non ha mai passato un Natale a Sacramento.”
(Joan Didion, giornalista di Sacramento
)

Questo sentiero che va da Castel Cicala a Visciano è esposto così meravigliosamente da far dimenticare alcune brutture che si possono incontrare nella cittadina bruniana (si ricordi che nel 2008 un architetto catalano, Oriol Bohigas, chiamato per occuparsi del piano regolatore, destò scandalo definendo Nola “la città più brutta del mondo”, motivando la cosa e indicando una serie di punti assolutamente indecorosi e che toglievano dignità ai suoi abitanti; la notizia uscì sui giornali). C’è da ammettere che anche questo stesso percorso è in alcuni punti maltenuto, ma da qui si possono vedere il Vesuvio, Ischia, Capri, Napoli con il suo lungo profilo (S.Martino, i Camaldoli di Napoli, Miseno), la piana nocerino-sarnese e il mare in fondo dall’altra parte, del Golfo di Salerno, i Monti Lattari, con il Canino, il Molare, il Catello, cioè quasi tutte le cose più importanti della Campania, che al tramonto si fondono con le luci dei paesi sottostanti che brillano. Questo sentiero, negli ultimi anni denominato “Percorso vita”, parte dal ristorante Santa Lucia e arriva all’Eremo dei Camaldoli in cima al vicino paese di Visciano. Questo stesso percorso veniva fatto e descritto da Giordano Bruno da giovane, e passa per olivi secolari, frutteti e vigneti. 

Bruno citò spesso Nola nei suoi scritti con nostalgia. Ad esempio in “De Innumerabilibus, immenso et in figurabili”, scriveva: «Quando ero fanciullo, o dolce monte di Cicala, e il tuo lieto grembo nutriva le mie giovani carni, mi attraeva, ricordo la tua sacra immagine.» ma è solo uno dei numerosi riferimenti che si possono trovare nei suoi libri, alla collina di Cicala, che lasciò presto, all’età di 14 anni, per andare a studiare ed entrare in convento a Napoli. Queste immagini delle colline in cui era cresciuto rimasero però ricorrenti nelle sue opere e hanno contribuito alla sua formazione, pare infatti che egli, in alcuni scritti, conversasse con il Vesuvio che vedeva in lontananza (si trattava in realtà dell’altra faccia del Vesuvio, il buono Monte Somma) e che da lontano gli pareva minaccioso e fumante. Incuriosito, decise così di salire sul vulcano. Com’era tipico di un tempo in cui non c’era nient’altro per intrattenersi, avere davanti in continuazione una cosa bastava a suscitare il desiderio di possederla, e ciò valeva in particolare per la vista delle montagne. Giordano Bruno credeva che sul Vesuvio non vi fosse niente. Lo credeva brullo, spoglio, arido, come a rigor di logica doveva essere per lui un vulcano, e solo andandoci scoprì che non era così: chi conosce il Vesuvio sa che, prima di giungere sulla bocca, è ricco di fiori, frutta e vegetazione, alle sue pendici si produce inoltre dell’ottimo vino.

Si rese conto perciò che molte cose dipendevano dai punti di vista. E dopo aver formato un’idea, essa andava approfondita con la conoscenza. Capì anche che quello che lui aveva provato nei confronti del Vesuvio, che non conosceva, era lo stesso che doveva aver provato il Vesuvio (con cui aveva delle conversazioni immaginarie, ripeto) guardando il territorio di Nola e la collina di Cicala da lontano. Il Vesuvio le avrebbe credute vuote e inutili. Ma anche un presunto osservatore, se proprio non vogliamo umanizzare il vulcano, avrebbe immaginato, guardando Nola, che qui non vi fosse niente, se non sterpaglie e paludi, e avrebbe dovuto ricredersi scoprendo invece delle verdi e fecondi terre.

È noto infatti che l’agro nolano fosse molto apprezzato al tempo dei romani, che avevano fatto di Nola e Capua le città più importanti dopo Roma. Si trattava del “granaio di Roma“. Successivamente, è sempre stato un importante punto commerciale, molto ricco nel cosiddetto centro storico, e circondato da numerose e popolose borgate.

Alta circa 230 metri, oggi Castel Cicala è la collina di Nola sulla quale è posto un castello dell’anno 1000 che i nolani, troppo presi da affari e da politica, ne hanno fatto un degradato ritrovo di coppiette in auto; il castello è purtroppo chiuso se non fatta eccezione per pochissimi giorni dell’anno (c’è una celebrazione in occasione di S.Lucia, il 13 Dicembre) e non opportunamente restaurato. La prima costruzione del castello è attribuita dallo storiografo Ambrogio Leone a Ruggero II il Normanno, di Sicilia, ma è stato ricostruito più volte nel corso dei secoli, e i ruderi oggi visibili sono di periodo medioevale. Da qui si può godere di una vista panoramica su Nola (non dissimile da quella visibile dal convento dei Cappuccini, più in basso), anche se il tutto non è molto accessibile.

Girando alla sinistra del castello, però, arrivando in prossimità del ristorante Santa Lucia, si può trovare in bella vista un cartello con scritto “PERCORSI VITA – Percorso trekking dal Castello all’Eremo” e tutte le informazioni necessarie a percorrerlo, curato dall’Atletica Nolana. In questo periodo in cui il Covid ha limitato i movimenti, costringendo le persone nel proprio comune di residenza, la presenza e la riscoperta di un sentiero di questo tipo è qualcosa di provvidenziale (infatti l’abitudine a percorrerlo il sabato pomeriggio e la domenica mattina si sta diffondendo a macchia d’olio), dimostrando che le cose non sempre sono solo ciò che sembrano e che a volte l’odio per alcuni posti dipende dalla nostra incapacità di scoprire in essi elementi positivi.

La cosa più fascinosa di questo percorso è a mio parere sicuramente uno scorcio panoramico a metà altezza che dà su S.Giovanni del Ciesco, che era la località dove effettivamente abitava Giordano Bruno e da cui saliva a Cicala e all’eremo. Il filosofo non faceva infatti il percorso dal ristorante Santa Lucia tracciato oggi, ma attraversava le campagne da S.Giovanni del Ciesco e poi salendo analogamente al castello e a Visciano. Il punto è riconoscibile dalla presenza di alcuni roccioni. È noto che i maggiori ristoranti e ville per cerimonie della zona si sono contesi per decenni la paternità dell’abitazione di Giordano Bruno (è risaputo che fosse ai piedi di Cicala, perciò si poteva supporre che fosse ad esempio in Villa Minieri, Via S.Francesco 33, Nola, dove pure è rimasta una residenza storica), ma egli in realtà, come ne parla anche lo Spampanato, proveniva da questo S.Giovanni del Ciesco, contrada nei pressi di Livardi, frazione di S.Paolo Belsito.
È interessante ricordare che in questo stesso vallone, da qui visibile in prossimità dei roccioni, furono buttati i morti della peste del ‘600, allo stesso modo di come a Napoli furono buttati nella Sanità, al fine di risolvere il problema igienico.

Il sentiero trekking raggiunge l’Eremo dei Camaldoli di Visciano in circa mezz’ora. L’eremo in realtà è ancora nel comune di Nola, ma è raggiungibile in auto solo salendo a Visciano. Fondato dal 1607 dai Camaldolesi (gli stessi che erano presenti nell’Eremo dei Camaldoli di Napoli), sono qui adesso presenti invece i Missionari della Divina Redenzione, ordine fondato a Visciano nel 1954 da Padre Arturo D’Onofrio e presente anche in Colombia, Guatemala, Costarica, Messico e Perù. Il santuario è proprio sul confine tra Nola e Visciano.
Sulla strada si incontrano anche i ruderi dei Camaldoli Vecchi, l’antico santuario; ad un bivio del sentiero infatti si può decidere se procedere verso questi lungo un tratto ombroso (troverete anche un cartello con alcune informazioni storiche) oppure continuare sulla destra, seguendo le mura del nuovo eremo per non perdere la strada. Di qui il percorso è più panoramico ed è sicuramente consigliato, ma sono interessanti da fare entrambi, almeno una volta.

Prendendo il sentiero sulla sinistra, lungo le mura dell’eremo nuovo, si continua a vedere, passando attraverso campagne private, il panorama già accennato: Miseno, Capri (in parte), Ischia, il golfo di Napoli e di Salerno dall’altro lato, e paesi dell’entroterra pregevoli poiché anche questi affacciati sul mare, come Castello di Palma. Puntando l’occhio verso il capoluogo di regione inoltre si nota con precisione l’eremo dei Camaldoli di Napoli, gemello a quello che si raggiunge con il sentiero, i camaldolesi erano infatti ben presenti in Campania, e tra il 1500 e il 1600 fondarono sei eremi. È probabilmente questo il tratto di sentiero esposto nel modo migliore, che rende al massimo all’ora del tramonto.

Si diramano poi da Castel Cicala altre possibili passeggiate. Anche il paese di Livardi è raggiungibile partendo dal ristorante Santa Lucia, andando diritto sulla strada anziché salire sulla collina, attraversando i frutteti della contessa Filangieri. Livardi è un borgo rurale, tristemente noto per la realtà delinquenziale in cui versa (si ricordi l’episodio del 2016 in cui la processione della Madonna si inchinò davanti la casa del boss), i cui abitanti lavoravano nel passato nelle terre della contessa. I discendenti si trovano ora a Roma, ritornando occasionalmente e lasciando comunque la disponibilità ad affittare la villa per feste ed eventi privati.

Anche su quest’altro piccolo percorso, dapprima pianeggiante e poi con un tratto in discesa verso il paese, è possibile osservare la ricchezza dei frutti di questa terra; forse nel tempo un po’ diminuita, ma ancora fertile, e che sia Giordano Bruno (1548-1600) che Ambrogio Leone (di poco precedente, 1457-1525) ricordano con elogi. Anche Ambrogio Leone infatti viveva alla base del monte Cicala, in una villa cinta di rovi e di spine, che egli chiamava “preservatrice di noie” e denominò perciò Villa Schivacure. Immersa nelle campagne verdi, e adornata da una fontana di marmo, diventò in breve un luogo di ritrovo di uomini di scienze e di lettere, e che Leone sempre descriveva con estremo affetto.

“[i colli di Cicala] …sono poco alti e lunghi, ma quanto più piccoli, tanto più belli e piacevoli; e per feracità non la cedono a verun luogo del mondo. Danno vini potenti, altri piccanti, altri detti moscatelli, e oltre questi i greci bianchi; ma tutti, non esclusi i rossi, profumati e preziosi. D’olio mai ve ne fu migliore; e i pomi di tutte le sorta e di tal sapore che altri non se ne gustarono più deliziosi. Abbondano di vaghe grotte e spelonche, e da essi ammiransi panorami incantevoli. In estate vi spirano perennemente aure fresche, e d’inverno vi si gode un dolce tepore mancando brine e nevi. Vi nascono copiosi fiori e frutti, e contro tempo si conservano sopra le piante sani e belli. E vi sorgono da ogni canto cedri prugni cipressi mirti rosmarino, e molti alberi non si spogliano mai delle loro foglie, e rare erbe mediche vi crescono assai fitte. Le api vi cercano sicuro e lieto soggiorno, e per il canto melodioso degli usignuoli e di altri uccelli la città pare viva sopra questi colli.”

(Ambrogio Leone, 1512)

Il colle di Cicala “per avere due vertici pare che in due sia diviso”: l’uno esposto a mezzogiorno che si dirige verso le alture di Sarno e l’altro occidentale che confine con Casamarciano. Alle pendici di quest’ultimo in tempi remoti stava il casale di S.Giovanni del Cesco.

 (Vincenzo Spampanato, Bruno e Nola, 1899)

Bruno aveva la visione intellettiva, o, come dicono, l’intuito, facoltà che può esser negata solo da quelli che ne son senza, e avea sviluppatissima la facoltà sintetica, cioè quel guardar le cose dalle somme altezze e cercare l’uno nel differente.

(Francesco de Sanctis, Storia della letteratura italiana) 

Libri consigliati:

Bruno e Nola, 1899, Dott.Vincenzo Spampanato

Giordano Bruno, Dialoghi Filosofici Italiani – I Meridiani Classici dello Spirito, con un saggio introduttivo a cura di Michele Ciliberto

Giordano Bruno – Levergeois

Lo spaccio della bestia trionfante – Giordano Bruno

De Innumerabilbus, immenso et in figurabili – Giordano Bruno


Il Candelaio – Giordano Bruno

Fonti sul web:

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/06/08/news/la_madonna_si_inchina_al_boss_il_parroco_abbandona_la_processione_nel_napoletano-141554029/

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/04/24/giordano-bruno.html

http://www.eremodivisciano.it

https://www.fondoambiente.it/luoghi/castel-cicala

https://www.treccani.it/enciclopedia/ambrogio-leone_(Dizionario-Biografico)/

 

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