ITALIA: UN ANNO DI COVID.

adsense – Responsive Pre Articolo

Un anno dallo scoppio della pandemia: un anno dal “paziente zero”, Wuhan, la storia dei pipistrelli, le ipotesi di un qualcosa già preparato a tavolino.
È passato un anno, tra dpcm, restrizioni, chiusure e riaperture, errori, stravolgimenti.  E poi le mascherine, i disinfettanti, la distanza, le famiglie lontane.
Forse questa pandemia è servita a fare una radiografia a questa Italia, regione per regione, per rendere noto quello che già era evidente: la sanità, la mancanza di personale, i concorsi bloccati da anni, un sistema sanitario, tutto sommato fermo a più di vent’anni fa, e tra nord e sud non c’è poi così quest’abisso; la scuola, la pubblica istruzione, quel che era un altro vanto per il nostro paese, risulta un sistema che fa acqua da tutte le parti. Un anno di studenti in dad significa, scolasticamente parlando, che di anni ne sono quasi due.
Quanto avranno perso tutti questi studenti? Probabilmente lo scopriranno più in là con gli anni.
E coloro che non ce l’hanno fatta: le agghiaccianti sfilate di bare a Bergamo, tutti coloro che hanno trascorso gli ultimi attimi di vita senza poter avere vicino un caro, senza poter esprimere un ultimo pensiero o una volontà.
Un anno di Covid, ma ci ha davvero cambiati questa pandemia?
Le canzoni dai balconi, “andrà tutto bene “, “distanti ma vicini “, ed i positivi che salgono.
No. Purtroppo no. Non siamo cambiati.

Carla Carro

adsense – Responsive – Post Articolo