Lavoratori autonomi: le differenze tra Germania e Italia

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Ha fatto dapprima molto discutere il provvedimento a salvaguardia dei lavoratori autonomi adottato dal governo e consistente nella “modica cifra” di 600€. Ora invece, data la quasi impossibilità di accedervi per un down del sito dell’INPS, la situazione rischia di scatenare una vera rivolta, se si considera che, nonostante “il lauto” sostegno economico, i lavoratori autonomi si sono visti comunque alle prese con spese per beni deteriorati, mancati incassi, e tasse non “congelate”, e in alcuni casi anche con il pagamento di stipendi del personale. Cosa succederà ai tanti, piccoli, imprenditori una volta riaperta la propria attività? Sicuramente sarà una ripartenza col freno a mano tirato. Alcuni subiranno talmente il contraccolpo da rendersi conto di dover chiudere non riuscendo più a ritrovare il bandolo della matassa. Altri invece dovranno per forza di cose diminuire il personale per poter piano piano ripartire. A fronte di uno scenario simile, la Germania, in lockdown da dopo da due settimane dopo di noi, mette a punto un piano per i lavoratori autonomi gestito a livello locale dalle varie giurisdizioni e che prevede ben 5000€ erogati in max 4 giorni lavorativi dalla richiesta che avviene a mezzo posta elettronica e che informa anche dello stato di avanzamento della domanda nonché della posizione in graduatoria o lista d’attesa. Una volta ricevuto l’ok si attiva la procedura online sul sito della propria banca e il gioco è fatto. Una burocrazia snella, semplificata ed efficiente alla tedesca e che dà la possibilità di arrivare fino a 9000€ dimostrando perdite maggiori alla soglia minima di accesso.
Tutto questo per evitare la perdita del lavoro e quindi la consequenziale perdita di tasse in entrata. Una politica che salvaguarda il lavoratore e  lo stato che non dimentica di essere oltre che al servizio del popolo ma di dipendere dal loro benessere.
Felice Sorrentino

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