Lunedì 23 ottobre si è svolto presso l’Università degli Studi di Salerno il convegno ”Verso la legalità

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Lunedì 23 ottobre si è svolto presso l’Università degli Studi di Salerno il convegno ”Verso la legalità. Il silenzio è mafia”, organizzato dall’associazione studentesca Sintesi, a cui hanno partecipato Nunziante De Maio, presidente dell’Associazione stampa della provincia di Salerno, l’assessore all’istruzione Farina del comune di Fisciano, don Aniello Manganiello, ex parroco di Scampia co-fondatore dell’Associazione ”Ultimi”, e Luigi Leonardi, imprenditore e testimone di giustizia. Assenti il sindaco di Fisciano, Vincenzo Sessa, rappresentato dall’assessore Farina, e il rettore dell’Università di Salerno, Aurelio Tommasetti.

Gli argomenti trattati nel convegno hanno riguardato la necessità di avallare l’eliminazione di ogni pregiudizio che favorisca il silenzio e l’omertà, l’incalzante steretopizzazione generata dal modello culturale di ”Gomorra” e, a conclusione, la necessità di una presa autonoma di coscienza che incoraggi l’avvio di «una vera e propria guerra» contro ogni ingiustizia e prevaricazione.

«Dovete prendere i forconi! Perché siete voi il futuro! A nessuno piace vedere un film che parla di qualcuno che si impegna a lottare un male assoluto che si chiama camorra. Un male davvero assoluto. La criminalità c’è. Se negassi questo, negherei persino le minacce che ho ricevuto» dichiara senza mezzi termini Don Aniello Manganiello, fondatore di ”Ultimi”.

Il parroco anticamorra non si risparmia in critiche e condanna le contraddizione dei principali esponenti anticamorra, nonché le debolezze interne allo stesso mondo religioso. «Se vogliamo combattere, se vogliamo contrastare, dobbiamo prendere delle decisioni forti. Il contrasto avviene anche così.»

Don Aniello, al tempo del suo esercizio a Scampia, rifiutò non solo la scorta ma ogni tipo di compromesso con gli esponenti dei clan locali; clan che «volevano che pagassi tre milioni e mezzo di lire di bollette di corrente elettrica abusiva perché così avevano intimato. I miei colleghi sacerdoti pagavano queste bollette. Ma con quei soldi la parrocchia avrebbe potuto aiutare i poveri.» Nei confronti di ”Gomorra”, don Aniello rimprovera «questa lettura nera, tenebrosa, dove non c’è alcuna possibilità di salvezza per nessuno.»

Alla domanda di De Maio su cosa pensasse di Saviano e della fiction ”Gomorra”, il parroco anticamorra è diretto: «Gomorra non è Napoli, Campania o sud, come molti studenti del nord mi rispondono. L’elemento che sottolineo quando mi si chiede di Saviano è questo impegno per la legalità ”double face”. Saviano scrive, a suo dire, per far conoscere le malefatte criminali all’opinione pubblica, nella speranza che prenda coscienza e diventi preda delle iniziative all’interno della società. Però, Gomorra di Garrone ha prodotto un’indagine della magistratura che è in corso perché, e uso il condizionale, avrebbe dato 150 mila euro per girare le riprese a Scampia, quando Saviano era consulente di questa operazione cinematografica. A Garrone sarebbe stata imposta l’assuzione di venti giovani all’interno di ”Gomorra”; giovani arrestati successivamente. Occasione che sarebbe potuta essere anche un’opportunità per questi ragazzi, ma che non ha sortito nulla di positivo. Se vuoi dare un messaggio forte, tu Saviano o tu Garrone, se ti chiedono soldi alza i tacchi e vai via.»

Dello stesso avviso è stato Luigi Leonardi, imprenditore che vive oggi sotto scorta, vessato in passato dalle estorsioni dei principali clan del napoletano, il quale ha ampiamente condiviso la visione del fondatore dell’Associazione anticamorra: «Non bisogna avere paura. Se non denunci, lo Stato non ti aiuta. Non possiamo pretendere le rivoluzioni» sottolinea Leonardi, secondo cui, per realizzare un vero ed efficace cambiamento, «bisogna uccidere il camorrista che è in noi», ovvero ogni comportamento, anche il più piccolo, che va a danno della collettività.

Il discorso ha poi toccato l’evoluzione dei processi camorristici in fase di espansione, in particolare nel settore della ristorazione. Pub, hotel di lusso, bar, imprese di export. Tutte «lavatrici» pronte all’uso per il riciclaggio del denaro sporco.

«Don Aniello ha detto una cosa verissima»– sentenzia Leonardi – «il 75% delle attività di food e beverage sono aperte con i soldi della criminalità organizzata. Però a volte c’è un problema. Questa gente si fa rilasciare dalla prefuttura la certificazione antimafia, articolo 218, con relativa autorizzazione. Come dobbiamo fare, allora? Facciamo in modo che chi debba legiferare non sia impresentabile. Vi faccio un esempio: la regione Campania dispone del Consiglio Anticamorra. Su sedici persone, dodici sono state indagate. La mia domanda è la seguente: come si può pretendere che vomitino leggi che facciano bene e che contrastino la criminalità organizzata? Li abbiamo votati noi. Facciamo dunque in modo di non votare persone impresentabili». E conclude: «Quando andate a fare una denuncia, mettete su quel foglio la paura, perché dall’altro lato ci sono uomini. Io vi assicuro che quando sono andato a fare il mio processo, con centosettante persone alle mie spalle, e il giudice ha letto le sentenze, questi personaggi sono scoppiati a piangere. Questi sono esseri che non sono neanche paragonabili ai pidocchi. Questi sono il nulla, perché questi si fanno forza sulla vostra paura. Questa è gente che non è degna neanche di lavarvi i piedi. Tutto qua.»

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