Neonato morto dopo il parto Tre medici rinviati a giudizio

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Neonato morto dopo il parto Tre medici rinviati a giudizioAVELLINO – L’accusa si basa su una manovra errata che sarebbe stata praticata dai medici durante le operazioni di parto. Quella che come stabilito anche dall’esame autoptico eseguito all’epoca, aveva causato un trauma cranico al neonato. E alla base della richiesta di processo da parte della Procura ci sarebbe proprio questa constatazione. A decidere sul rinvio a giudizio, nel corso dell’udienza che si è svolta ieri mattina nell’aula Gup, davanti al magistrato Antonio Sicuranza. A sostenere la richiesta del pm della Procura della Repubblica di Avellino Elia Taddeo, che era anche lui in aula ieri mattina, anche il legale della parte civile, la famiglia Di Palma, il penalista Benedetto Di Maio. Il processo per omicidio colposo davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino, avrà inizio il prossimo 5 dicembre e sarà presieduto dalla dottoressa Spella. Gli indagati che dovranno comparire davanti al magistrato del Tribunale di Avellino sono i medici De Vito Lucio, Picariello Antonio, Nargi Leonardo. Una vicenda che tre anni fa aveva destato molto clamore. Anche perchè l’accusa era quella di non aver constatato che il feto, anzi, il nascituro non si trovava in posizione da poter essere messo alla luce con un parto naturale. Ma in effetti, secondo quanto appurato dalle indagini, sarebbe stata una manovra errata con uno strumento utilizzato per il parto, che avrebbe successivamente provocato la grave lesione al cranio del neonato. Le indagini, subito effettuate dagli agenti della Polizia di Stato, avevano portato all’iscrizione nel registro degli indagati dei tre medici. Che ora si dovranno difendere dall’accusa di aver causato la morte del neonato. Ad assistere i tre professionisti sono gli avvocati Massimo e Olindo Preziosi. Fondamentali saranno anche le consulenze dei professionisti incaricati dalla Procura e di quelli delle parti, in questo caso la difesa, che continua comunque a ritenere che la manovra praticata alla donna durante il parto sia stata regolare.

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