NIKE – COME SI DIVENTA UN’ICONA MONDIALE CON BEN 35 $

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di Sebastiano Gaglione

Oggigiorno la Nike risulta essere il primo produttore mondiale nel campo dell’abbigliamento sportivo.
Gran parte di questo successo, ovviamente, è riconducibile all’iconico logo, che ha portato la multinazionale a farsi riconoscere ed apprezzare in tutto il globo.
Stiamo parlando del famigerato “swoosh” (in Italia soprannominato “baffo”) dell’azienda.

LA STORIA DELLA BLUE RIBBON SPORTS

Tutto ha inizio nel lontano 1964, quando l’allenatore di atletica leggera dell’Università dell’Oregon, Bill Bowerman e un appassionato mezzofondista, Phil Knight, crearono la “BRS” (acronimo di “Blue Ribbon Sports”).
Inizialmente, la BRS non era altro che un semplice negozio dell’Oregon che campava grazie all’importazione delle Onitsuka (tipiche scarpe giapponesi, solitamente di colore giallo) dalla Tiger (oggi conosciuta al grande pubblico con il nome di “Asics”).
Tuttavia, qualche anno più tardi, complice la rottura con la Tiger, la BRS decise di prodursi autonomamente le proprie scarpe.
Bisognava quindi assegnare un nome al primo modello di scarpe prodotto. Knight e Bowerman erano fortemente indecisi tra “Nike” e “Dimension 6”, ma alla fine il primo finì col diventare anche il nome dell’azienda stessa. La Blue Ribbon Sports diventava così ufficialmente Nike.

– LA CREAZIONE DEL LOGO: COME NASCE LO SWOOSH E COSA SIMBOLEGGIA?

Il nome del brand si rifà a Nike, la dea greca della vittoria e lo stesso simbolo è un riferimento alla sua ala.

Nel medesimo periodo, fu proprio l’ambiente universitario il luogo dove Knight ebbe la fortuna di conoscere Carolyn Davidson, una giovane studentessa squattrinata, alla quale propose, viste anche le sue lamentele derivanti dalla mancanza di denaro, di lavorare per 2 $ l’ora.
Dopo aver eseguito lavori minori, alla Davidson fu richiesta la creazione di un simbolo identificante l’azienda, da apportare sui nuovi prodotti. Dopo circa 17 ore di lavoro, si giunse al logo che conosciamo oggi, al mitico swoosh: un onomatopea che è la rappresentazione visiva del movimento e della velocità (nello specifico, è un velocista che vola via dal blocco).

Lo swoosh, inizialmente, non piacque molto agli stessi fondatori, ma per necessità se lo fecero piacere, in quanto dovendo lavorare anche sull’aspetto marketing, avevano abbastanza fretta di uscire con il loro primo modello di Nike.

Oltre al logo che, nonostante gli anni ed i cambiamenti, è rimasto pressoché invariato, il successo dell’azienda di Beaverton è da ricondursi anche ai waffles e qui la domanda sorge spontanea: che c’entrano i waffles con il brand sportivo più ricco al mondo?
Ebbene, le suole delle prime paia di scarpe griffate Nike erano a dir poco uniche rispetto al resto della concorrenza non solo per il loro aspetto, ma anche per il loro processo produttivo: furono create utilizzando un tostapane.

IL CASO DELLA DAVIDSON E DELLA “VISIONE D’INSIEME”: PERCHÈ SI SENTE PARLARE SPESSO DI “SOLI” E NON “BEN” 35$?*

Nel settore della comunicazione visiva si cita spesso l’esempio del logo Nike, come esempio per non svalutare il lavoro creativo altrui.
Il logo Nike, infatti, fu pagato, in totale, “soli” 35 $ alla Davidson per la sua realizzazione, avvenuta il 18 giugno 1971.
Ovviamente, bisogna tener conto di vari fattori prima di giudicare in maniera negativa, come l’accezione generale vuole, questo caso:
• 35 $ degli anni ’70 non sono assolutamente equiparabili alla medesima cifra dei giorni nostri. Anzi, volendo essere più precisi e fare un cambio valuta, quei 35$ corrispondono a circa 205 $ dei giorni nostri;
• Carolyn Davidson, oltre a continuare a lavorare con la Nike anche successivamente, era solo una ragazza all’epoca e non poteva, dunque, esser definita una professionista, in quanto mancava di laurea. Dunque non era una graphic designer a tutti gli effetti;
• Cinquant’anni fa la Nike non era l’azienda che conosciamo oggi. Era un’azienda come tante: con grandi idee, ma con poche risorse economiche.
Tutto sommato, dunque, il compenso fu abbastanza adeguato, tenendo conto dei fattori appena elencati. Inoltre, dopo un decennio circa dalla realizzazione del logo e l’affermazione consolidata del brand Nike, la società organizzò una festa in onore di Carolyn, la quale, oltre a ricevere onori e riconoscimenti, ricevette un anello d’oro con alcuni diamanti incastonati avente la forma del mitico swoosh ed un pacchetto di ben 500 azioni della società (dal valore di mercato attuale di almeno un milione di dollari). Il tutto per ringraziarla per aver contribuito al successo Nike, attraverso la sua idea innovativa, dotata di una capacità comunicativa a dir poco fuori dal comune.

Questa è la storia della Nike. La storia di un semplice negozio dell’Oregon diventato una multinazionale di successo senza eguali. Una storia straordinaria, fatta di determinazione, innovazione, intuizione ed ideali. Una storia che trae il suo perfetto sunto nello slogan dell’azienda, creato nel 1988 e che ne incarna perfettamente i princìpi: “Just Do It”…
“Fallo e basta!”

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