“Noi figli di immigrati”, quando a partire erano i nostri nonni. La testimonianza di un “compaesano”

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di Valentino Ferraro

Oggi il problema immigrati per molti esponenti Politici è diventato oggetto di campagna elettorale infinita e priorità di Governo, guerra, uomo contro uomo. Chiudere i porti, bloccare navi in mezzo al mare,  all’interno chiusi come delle sardine  ci sono essere umani (Bambini, Neonati, Donne incinte etc) senza un minimo di rispetto per la vita umana. La  domanda mi sorge spontanea,  se al posto di quel Bambino o Neonato di Colore Cioccolato ci fosse un vostro figlio di Colore Latte Intero? Fate empatia solo per un minuto, il cuore inizia ad esplodere per l’attacco di panico, non basterebbe un flacone intero di Xanax.  Dimentichiamo che dal Nord al Sud siamo figli di immigrati, I nostri nonni per qualcuno bisnonni.  Il grande esodo migratorio iniziò negli anni 50, la meta America, Venezuela e Argentina nella speranza di un futuro migliore, civiltà, lavoro ma soprattutto stabilità di assicurarsi pasti decenti e un posto caldo per dormire. I loro padri pagavano a peso d’oro il viaggio clandestino  nelle Americhe, oggi chiamati scafisti, fino ad  indebitarsi all’estremo, divenendo  schiavi dei Signorotti e  Possidenti delle nostre Città e Paesi dell’epoca. Sopportando  richieste più  assurde per sopperire al prestito economico, dormire al posto del padre di famiglia con la moglie, sciacallaggio non solo di sfruttamento di schiavitù lavorativa ma anche violenza carnale pseudo consensuale.
Il viaggio, nelle stive delle grandi navi merci durava dai 40/60 giorni, attraversando l’ oceano in condizioni disumane, ricorda qualche nostro compaesano ultra ottantenne ritornato in patria, non avevamo bagni, l’acqua non si poteva sprecare nemmeno  per lavarci la faccia, cibo e acqua veniva  lanciato da una grande botola una volta al giorno. Con le lacrime  che gli solcano il viso, racconta: “Il viaggio era lungo e ho visto persone ammalarsi (bambini, donne etc) per motivi Igienico-Sanitario, io ero pieno di Pulci e Pidocchi altri indebolimento organico, molti a metà viaggio si spegnevano (Bambini e gli Adulti che avevano contratto Broncopolmonite) ci veniva ordinato  dalla grande botola di infilare I corpi in sacchi di iuta e con una corda venivano tirati su da quei pirati, nella mia mente pensavo, altro cibo per gli squali, io come tanti sopravvissuti oggi   ho la fortuna di poterlo raccontare. Ogni fine settimana per cinquant’anni  quando avevo il giorno di riposo andavo sulla riva delle acque dell’ Oceano della Città’ dove mi ero stabilito “New York” lanciavo delle Margherite bianche sulle acque  per tutti coloro  che non riuscirono”. 

Noi figli di immigrati, quando a partire erano i nostri nonni. La testimonianza di un compaesanoBalbettando con lacrime di chi ha vissuto il viaggio della morte da immigrato clandestino,  mi fissa e  mi dice: “figlio mio, quanto ci ha costato questa AMERICA, I Politici e tante persone  oggi hanno  tutto come possono  permettersi di giudicare la fame e la disperazione sociale di questi poveri Cristi che pagano con la propria vita il viaggio della morte per un futuro migliore“. Io con il capo chino gli ho risposto hai ragione amico mio.
E noi oggi e mi riferisco ai miei coetanei e ai giovanissimi come ci  permettiamo il lusso, di giudicare la fame, la disperazione sociale di immigrati che sbarcano sulle nostre rive.
NOI FIGLI E NIPOTI DI IMMIGRATI. Non è’ finita, ho parlato per giorni con il nostro  compaesano ultra ottantenne  immigrato,  alla prossima pubblicazione.  Come venivano visti e trattati in terra straniera i nostri nonni e bisnonni.

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