NOLA. Era dedicata a San Bartolomeo, la Chiesa di San Giuseppe che ora ospita la Pro Loco Nola Città d’arte

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di Antonio Fusco

La chiesetta sconsacrata di San Giuseppe, attuale sede della “Pro Loco Nola Città d’Arte”, era in origine dedicata a San Bartolomeo. Notizie precise sulle sue antiche origini si rinvengono nel Registro delle Sante Visite del 1916, al tempo del Vescovo Agnello Renzullo.   Nella relazione concernente la chiesetta del Santo Patriarca è riportato che vi si recò Mons. Agostino Migliore insieme con altri convisitatori. Allora si verbalizzò che “La fondazione di questa chiesetta è antichissima. Di essa fin dal 1551 trovasi fatta menzione nei libri di S. Visite della Rev.ma Curia Vescovile. Il suo titolo nella primitiva fondazione era quella di San Bartolomeo Apostolo fuori Porta Samuele, e vi era un beneficio anonimo di diritto patronato della famiglia Bifulco di Ottaviano.

Il monsignore fece anche verbalizzare di “Cambiare il posto dell’altare, mettendolo presso la sacrestia”, dove era in origine, e di “ cambiare il posto della porta, trasportandola di fronte all’altare con l’apertura sull’altra strada…”. Dalla relazione si arguisce che la chiesa, era antichissima, molto prima del 1551, e che il Migliore intendeva riportare l’altare di fronte, nella posizione originaria, presso la sacrestia dove era stato posizionato un organo, e di riaprire l’antico accesso “sull’altra strada” vale a dire sull’attuale Via Morelli e Silvati, cosa che poi non avvenne.

Quando nel 1558 , per iniziativa del devoto Isidoro degli Isolani, fu dedicata a San Giuseppe con l’istituzione della confraternita dei Giuseppini, probabilmente fu mantenuta la primitiva planimetria, ma nel secolo successivo fu aperto l’odierno portale sul Corso Tommaso Vitale e fu murato quello originario sulla Via Morelli e Silvati, che era composto di conci di scuro piperno. Allora anche l’altare fu spostato nell’attuale posizione, andando così ad occultare l’antica entrata. Poiché le pareti laterali della navata erano di lunghezza diversa la nuova mensa eucaristica, posizionata perpendicolarmente ad esse, portò a creare alle sue spalle un angusto e basso vano triangolare, adibito in seguito a servizio igienico La vecchia sacrestia si trovò così ad essere lontano dal sito del nuovo altare ed è diventata attualmente la segreteria della Pro Loco.

Ambrogio Leone ( Nola 1459 – Venezia 6 marzo 1525 ) nella sua opera storica “Nola”, cita la Cattedrale e le chiese di Santa Chiara, San Francesco, Annunziata (del Collegio), Signore Gesù, San Paolino, San Felice in Piazza, ed aggiunge, che “oltre di queste ve ne sono parecchie altre di niuna importanza che sorgono qua e là per la città”. Evidentemente per lo storico nolano la cappella di San Bartolomeo, che doveva già esistere ai suoi tempi, non era importante nella storia e nell’urbanistica di Nola.

La documentata antichità del sacro edificio ci orienta a ritenere che esso potrebbe avere avuto origine in un precedente secolo medievale, in epoca longobarda.

Secondo l’agiografia, dopo la morte le spoglie dell’Apostolo Bartolomeo furono portate in Mesopotamia dall’imperatore Anastasio I, ma durante il periodo anticristiano furono gettate in mare con tutto il sarcofago, che non affondò, ma fu trasportato dalla corrente fino all’isola di Lipari. Nell’838/39 furono trasferite a Benevento da Sicardo principe longobardo e ben presto la devozione dell’Apostolo Bartolomeo si diffuse in tutto il Principato. Pertanto, potrebbero essere stati i Longobardi ad avere un ruolo nell’introduzione nella nostra città della devozione a San Bartolomeo. Senza allontanarci troppo dalle nostre zone ricordiamo che nei territori occupati dai Longobardi chiese intitolate a San Bartolomeo erano o sono ancora presenti a Tufino, Moschiano. Salerno, Caserta, Fisciano, Nocera Inferiore.

A Benevento le sacre reliquie furono sempre conservate con devota e gelosa vigilanza, fino a quando l’imperatore Ottone III nell’anno 1000 / 1001 ne pretese la consegna, I Beneventani astutamente invece di consegnargli le spoglie dell’Apostolo gli diedero quelle di San Paolino di Nola. L’Imperatore accortosi dell’inganno depose le reliquie paoliniane nella chiesa romana di Sant’Adalberto (San Bartolomeo) sull’Isola Tiberina, e ritornò nel Sannio, imponendo ai Beneventani di consegnargli il corpo dell’Apostolo, che trasferì a Roma.

 L’atroce martirio inflitto allApostolo e larte della concia 

San Bartolomeo, da secoli primo titolare della cappella nolana, fu scorticato con l’atroce asportazione di tutto lo strato cutaneo con affilati coltelli e perciò è ritenuto il protettore di diverse attività artigianali che operano con strumenti da taglio, quali macellai, pellicciai, cuoiai e conciatori. Si rivela singolare il fatto che questi mestieri sono documentati nei secoli passati nella nostra Città, facendo supporre che l’antichissima chiesa possa essere stata eletta da questi lavoratori a loro sede religiosa. A Nola è documentato che l’essiccamento di pelli caprine, ovine e bovine, collegato alla concia e alla produzione di cuoio, è stato un artigianato produttivo dal Rinascimento al primo Novecento. Tale attività forniva lavoro con la produzione di selle, briglie, redini, legacci, finimenti per carrozze.

Ancora negli anni Sessanta se ne contava un esercizio di essiccamento e di concia in Piazza della Libertà. Nella toponomastica stradale, inoltre. Via Marco Clodio Marcello mantiene la denominazione popolare di “Vico d’a cunciaria”, a ricordare un laboratorio in cui si esercitava la concia delle pelli. Nel passato i conciatori formavano una corporazione che doveva fornire una paranza per il trasporto della Barca nel corso della Festa dei Gigli.

NOLA. Era dedicata a San Bartolomeo, la Chiesa di San Giuseppe che ora ospita la Pro Loco Nola Città d’arteRicostruzione del piano di calpestio della chiesa sconsacrata di San Giuseppe quando era ancora intitolata a San. Bartolomeo

(Archivio A. Fusco ) 

 

NOLA. Era dedicata a San Bartolomeo, la Chiesa di San Giuseppe che ora ospita la Pro Loco Nola Città d’arteSagoma che segnala le linee del sottostante primitivo ingresso frontale di piperno della chiesa di San Bartolomeo che si apriva sulla Via Morelli e Salvati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ristrutturazione operata nella Chiesa di San Bartolomeo quando nel XVI sec. fu intitolata a San Giuseppe (Archivio A. Fusco).

 

[1] Porta urbana   che si   apriva a Settentrione   (Piazza   Matteotti ) al termine della Via Vicanzia (Corso   T.   Vitale).

[2] Cfr. Avella L., La Festa dei Gigli, Tip. Scala 1993, pag. 31..

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