Nola: Il mistero del lago che spunta a Maggio di Antonio Casolaro

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Nola: Il mistero del lago che spunta a Maggio di Antonio CasolaroA Polvica in provincia di Napoli, e precisamente nella località denominata Difesa, sorge una cava tristemente nota per essere stata ricettacolo di sversamenti chimici di ogni sorta.  La cava è l’esempio lampante del fatto che non sia vero il fatto che in Campania non sappiamo differenziare il rifiuto. La camorra, che in questo è ben più avanti dei nostri squallidi amministratori, lo fa dal 1980, data in cui iniziarono gli sversamenti a Cava Difesa, secondo anche quanto emerso dalle indagini giudiziarie. Una cava dove per 20 anni si è sversato esclusivamente il rifiuto tossico industriale e in particolare i solventi; ci verrebbe quasi da dire in ossequio ad un rigido quanto macabro piano di differenziazione. La cosa più imbarazzante è che su Cava Difesa esiste una sentenza definitiva della magistratura del 2008. Nella sentenza si parla di 500 mila metri cubi di solventi chimici, residui di fonderia, metalli pesanti e numerosi bidoni, che non si è riuscito nemmeno a capire cosa contengano di preciso, presenti sul fondo della cava. Il problema è che l’avidità dei “soliti ignoti” li ha portati a scavare così in profondità da mettere in contatto il fondo della cava con la falda acquifera (leggi efficienza delle ecomafie contro incuria dello Stato).   Prova ne è un laghetto, dall’aspetto innocuo, che compare ogni anno verso maggio per poi riscomparire verso settembre-ottobre. Le indagini della magistratura hanno appurato che purtroppo non si tratta di un lago d’acqua piovana. Infatti, la superfice del lago è in costante movimento poiché in collegamento con la falda sotterranea. Inoltre, la stessa acqua di falda, intrisa di sostanze tossiche, è usata dai contadini per irrigare i campi a valle.  Il comune di Roccarainola si era offerto di bonificare il sito già nel 2006 ma ad oggi non è stata intrapresa alcuna azione di risanamento. L’associazione di volontari “Rifiutarsi” presente su facebook e in rete (www.rifiutarsi.it), attivissima nel territorio Nolano, ha denunciato più volte presso le istituzioni e su questa pagina, la situazione incresciosa della cava e del suo anomalo laghetto tossico, senza ricevere alcuna risposta e, come se non bastasse, ci fanno notare quelli dell’associazione, tre settimane fa un incendio in un capannone industriale provocò la dispersione di tonnellate di polveri tossiche e residui chimici nell’atmosfera a meno di cento metri dalla tristemente nota cava di cui sopra.  I sindaci dei comuni interessati, interpellati sulla pericolosità della situazione, furbescamente sviarono ogni domanda mentre la gente continua a mangiare indisturbata i numerosi prodotti agricoli coltivati nella zona, senza che nessuno li ragguagli sui gravi rischi per la salute di una tale contaminazione incrociata.  Intanto, mentre l’urna dei tumori continua a tenere con il fiato sospeso la gente in attesa della prossima estrazione vincente, la sentenza del 2008 e l’auspicata bonifica della cava giacciono moriture in chi sa quale cassetto da svariati anni.

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