Nola. Palazzo di città. Ricorso anti-dissesto: il Tar deciderà a marzo

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di Gianni Amodeo

E’ decisamente intricata e complessa la matassa da sciogliere, al centro del ricorso prodotto da quattordici, tra otto consiglieri comunali di minoranza in carica, ex-amministratori e lo stesso ex-sindaco Geremia Biancardi, nonché ex-dirigenti dell’Ente di piazza Duomo, per l’annullamento della dichiarazione di dissesto del Comune di Nola, approvata, a maggioranza, dal civico consesso il 26 agosto, a poco meno di due mesi dall’insediamento della compagine di governo cittadino eletta l’ 11 giugno. Un’istanza di annullamento da recepire, previo il provvedimento di sospensione di efficacia delle delibere e degli atti preordinati alla dichiarazione di default. E nell’udienza di discussione fissata martedì scorso – nella prima sezione del Tribunale amministrativo regionale della Campania, sezione di Napoli, con Collegio giudicante, presieduto dal dottor Salvatore Veneziano, che ha esercitato le funzioni di relatore- si doveva decidere proprio sull’istanza di accoglimento o meno della sospensiva, in sede di Camera di Consiglio. Una decisione, invece, rinviata, all’udienza di marzo prossimo, per quanto si è appreso, e che potrebbe slittare ad aprile,   configurandosi quale udienza di diretta ricognizione per il merito sulla materia del contendere, la cui variegata complessità esige calibrati approfondimenti, in punto di ricostruzione di fatti e situazioni come in punto di diritto.

E’ una scelta, se si vuole, di profilo interlocutorio, che si spiega anche in ragione dei percorsi seguiti, per giungere alla formalizzazione della dichiarazione del default; una decisione forte e radicale, del tutto alternativa alla procedura di predissesto, che, si ricorderà, era stata attivata tra febbraio e marzo scorsi con i relativi deliberati di approvazione dal commissario straordinario, il prefetto Anna Manganelli, in aderenza all’attuazione del Piano di riequilibrio per il risanamento economico-finanziario dell’Ente di piazza Duomo già avviato e di durata ventennale; un percorso che prevedeva quote di “ammortamento” per un milione e 660 mila euro all’anno, da iscrivere nelle spese di bilancio, senza particolari condizionamenti per l’attività amministrativa, a fronte di un disavanzo pari a circa 33 milioni di euro, e già relativamente calato a poco più di 27 milioni in esecuzione dello stesso Piano. E va anche evidenziato che nel programma proposto dalla coalizione premiata a giugno dal voto per l’elezione a sindaco di Gaetano Minieri era prospettata l’ipotesi dell’eventuale rimodulazione \ riformulazione del Piano di riequilibrio approvato e reso vigente dal commissario straordinario, il prefetto Manganelli. Un’ipotesi da far valere alla luce dei possibili nuovi esiti di ri-lettura e ri-definizione dei dati economici e contabili esistenti.

 Il corposo dossier

In realtà, sono percorsi, quello del predissesto e quello del default che formano un dossier dovizioso e articolato di documenti e atti, da porre sotto i raggi- X. E’ il dossier, in cui figurano la relazione del professore Nicola Quirino, docente di Contabilità e Finanza pubblica alla Luiss e all’Accademia della Guardia di Finanza di Roma- a sostegno dei ricorrenti, i cui interessi sono tutelati dagli avvocati Andrea Abbamonte e Olimpia Napolitano – e la relazione di controdeduzione presentata dall’avvocato Maurizio Renzulli, dell’Ufficio legale comunale, con la consulenza del professore Alfredo Contieri, docente di Diritto amministrativo alla Federico II, a tutela degli interessi dell’Ente di piazza Duomo. Due scenari, quelli prefigurati, distinti e diversificati, alla cui base c’è il comun denominatore delle carenze gestionali delle risorse economiche del Palazzo di città; carenze sanabili con scelte soft, da un lato, e con scelte drastiche, dall’altro. Scelte, in ogni caso, dovute e doverose, perché la gestione corretta dei conti economici rende virtuose le amministrazioni comunali, favorendo la crescita civile, socio-culturale e produttiva delle comunità.

 I soggetti portatori d’interesse e la costituzione ad adiuvandum l’istanza di ricorso

E c’è da dire che il ricorso proposto contempla la costituzione ad adiuvandum di cittadini, soggetti d’impresa, generalmente creditori che ritengano di essere stati lesi- per effetto del dissesto- negli interessi e crediti, regolarmente riconosciuti e di cui sono legittimi portatori; così come va rilevato che in sede di negoziazione i crediti – anche se diventati esecutivi con sentenze giudiziarie- vantati verso gli Enti locali, per prassi, possono subire tagli fino al 40 %. Un elemento che fa comprendere la funzione riconosciuta dalla legge alla disposizione ad adiuvandum. E nel procedimento in specie risulta costituito un soggetto d’impresa ad adiuvandum, per far valere le ragioni del Nodefault; soggetto d’impresa che dopo un lungo contenzioso vanta importanti crediti nei confronti dell’Ente di piazza Duomo

A dare, tuttavia, una nota del tutto particolare all’intera vicenda, c’è il report della Banca che svolge le funzioni di tesoreria dell’Ente di piazza Duomo. Il report -riferito al 28 ottobre scorso- attesta per il Comune di Nola la disponibilità di cassa di tre milioni e 660 mila euro. Un dato se non di salute eccellente, almeno di sana salute economica, con una  propria vitalità, in grado di rimettersi in sesto, con la normale prassi della corretta e trasparente amministrazione ordinaria. E su questo, non c’è da avanzare alcuna revoca in dubbio. E, allo stato, resta “congelata” la commissione di liquidazione straordinaria, nominata per la gestione del dissesto, accertando attività dell’Ente di piazza Duomo e definendo le passività da cui è gravato; commissione insediata la scorsa settimana e presieduta dal vice-prefetto Sergio Di Martino, affiancato dalla dott.ssa Virginia Falanga e dal dottor Pasquale Trocchia. E , dopo l’insediamento a palazzo di città, non aveva posto in essere alcun atto ricognitivo, in attesa delle decisione sull’istanza cautelare della “sospensiva” dell’altro giorno “assorbita” dal provvedimento di rinvio diretto alla ricognizione di merito tra marzo e aprile 2020. Non è chiaro, a questo punto, se e come la triade della commissione per la liquidazione straordinaria potrà assolvere il mandato conferitole.

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