PANDEMIA. Nel 233 A.C. pure si doveva restare a casa, ecco cosa scriveva lo “storico” Eracleonte da Gela

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Uno scritto firmato da un certo Eracleonte da Gela, presumibilmente risalente al 233 a.C. è venuto alla ribalta in questi giorni. Abbiamo tentato di attestare l’identità di questo sconosciuto, cercandone cenni storici o qualcosa che ci faccia almeno presumere sia mai esistito, ma su Wikipedia e quant’altro, non ce n’è alcun riscontro. La trama dello scritto di Eracleonte da Gela si allaccia alla primavera del 233 a.C., in riferimento alla colonia attica che si accingeva a festeggiare Dioniso (le celebrazioni facevano capo alle ‘Antesterie‘, di filo ionico-attiche, che collegavano la degustazione del vino alla primavera). Ad un certo punto sopraggiungeva un male virale, che costringeva i cittadini a rintanarsi in casa per bere, mangiare e dormire, affinché il tempo passasse in fretta ed il male sparisse (non sarebbe più stato possibile festeggiare la primavera, ma di altre scelte non ce n’erano, all’epoca, dando per buono lo scritto così come ci è stato presentato, ed adesso).
“È iniziata l’aria tiepida
e dovremo restare nelle case
per le Antesterie
le feste dei fiori
in onore a Dioniso Non usciremo
non festeggeremo
bensì mangeremo e dormiremo
e berremo il dolce vino
perchè dobbiamo combattere

Le nostre città lontane
ornamento della terra asiatica
hanno portato qui a Gela
gente del nostro popolo
un tempo orgoglioso

Queste genti ci hanno donato
un male nell’aria
che respiriamo se siamo loro vicini
il male ci tocca e resta con noi
e da noi passa ai nostri parenti

Il tempo trascorrerà
e sarà il nostro alleato
il tempo ci aiuterà
a guardare senza velocità
il quotidiano trascorrere del giorno

Siamo forti e abbiamo sconfitto molti popoli
e costruito grandi città
aspettiamo che questo male muoia
restiamo nelle case
e tutti insieme vinciamo”

Non ci sono riscontri che confermino che questo famigerato Eracleonte da Gela sia mai esistito, e più precisamente nell’anno 233 a.C. La fonte, al più, associa a quel nome la figura di un vescovo eretico cristiano scomunicato nel corso del primo concilio vescovile in Sicilia, sotto il papato di Alessandro I tra il 105 ed il 116 d.C. Poco importa che Eracleonte da Gela del 233 a.C. sia effettivamente nato e morto, e nel mentre abbia trovato il tempo, il modo e l’ispirazione per quello scritto, dal sapore antico ed attualissimo al tempo stesso, per il periodo corrente.

La morale resta, vivida e calzante: bisogna restare a casa per non contrarre quel male, che resterebbe con noi e da noi poi passerebbe ai nostri parenti, od a chiunque con noi entrasse in contatto (sappiamo quanto il Coronavirus possa essere contagioso, non serve ribadirlo ancora una volta). In definitiva, non è importante sapere se Eracleonte da Gela sia o meno un personaggio inventato, i corsi e ricorsi storici, in questo caso, non ci interessano (a voi cambia qualcosa per caso?): seguite le indicazioni scrupolosamente, perché sono l’unico modo per provare a tenere bada questo nemico invisibile che a dura prova sta mettendo la nostra salute e la nostra pazienza. Ogni occasione è buona per esortare tutti, anche le teste calde (purtroppo c’è ancora chi sta prendendo sotto gamba la situazione, continuando ad uscire indisturbato anche per cose futili, e sprezzante del pericolo che sta correndo), a non andare incontro ad un rischio reale.

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