Polizia di Stato, nuovo regolamento di servizio. De Lieto LI.SI.PO.: “I diritti degli operatori di Polizia non si toccano”.

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In data 28 settembre 2019 il Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.) ha inviato una
lettera aperta al Ministro dell’Interno, rappresentando “la piaga dei suicidi nella
Polizia di Stato”. Ad oggi le azioni di contrasto a questa delicatissima problematica
messe in campo dal Ministero dell’Interno, a giudizio del LI.SI.PO., sono a dir poco
insufficienti. Di contro i vertici della Polizia di Stato si sono adoperati per varare un
nuovo regolamento di servizio per il personale della Polizia di Stato. Così, ha
commentato
il Segretario Generale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.)
Antonio de Lieto
: “il regolamento “partorito” dagli “esperti”, di fatto riporta indietro
di oltre 50anni la Polizia di Stato. A parere del LI.SI.PO. – ha continuato de Lieto –
con un colpo di spugna parrebbe si voglia eliminare e/o modificare in peggio i diritti
del personale della Polizia di Stato riconosciuti con la sindacalizzazione dell’allora
Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, pagati duramente dai colleghi con
denunce, licenziamenti ecc.. Giova evidenziare – ha rimarcato il leader del
LI.SI.PO. – che i signori del
“palazzo romano”
sono solerti quando devono
rimettere in discussione quanto ottenuto con sacrifici dagli operatori di Polizia.
Contrariamente, quando devono adoperarsi per risolvere le problematiche che
affliggono gli operatori della Polizia di Stato, sono come le “lumache”. Sono tante le
modifiche che si vogliono apportare all’attuale regolamento di servizio, si elencano
alcune: il saluto, il segreto d’Ufficio, i tatuaggi, l’uso dei social network, ecc.. Lor
signori – ha concluso de Lieto – ben remunerati, farebbero bene, a giudizio del
LI.SI.PO., ad impegnarsi sempre di più al fine di individuare idonee strategie per
debellare definitivamente il
“virus Suicidi”
che ha mietuto tante vittime tra il personale della Polizia di Stato e, a tal riguardo, il LI.SI.PO. attende ancora riscontro alla lettera aperta sopra menzionata inviata al primo cittadino del Viminale”.

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