Poste italiane non adempie alle decisioni dell’abf e i risparmiatori titolari dei buoni fruttiferi postali della serie Q/P sono costretti ad adire i tribunali.

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Quello in atto è un dinamico contenzioso tra Poste Italiane S.p.A. e i risparmiatori possessori dei buoni fruttiferi postali trentennali emessi dopo il 13 giugno1986, data del Decreto Ministeriale che ha modificato i titoli dalla serie P alla serie Q/P. Tale modifica al ribasso degli interessi ha dimezzato i risparmi dei titolari dei buoni fruttiferi. Il motivo di contrasto scaturisce dai timbri sul fronte e sul retro del titolo; infatti il D.M. del 13.6.1986 all’art. 5 ultimo comma, ha stabilito che i buoni della serie P emessi successivamente al 1 luglio 1986 dovranno essere modificati da parte degli Uffici Postali con due timbri uno sulla parte anteriore con la dicitura Q/P e uno sulla parte posteriore con la serie Q/P avente i nuovi tassi d’interesse. E’proprio questa omissione degli Uffici Postali che ha portato molteplici vittorie dei risparmiatori che si sono rivolti all’avv. Giulio Fragasso. esperto in diritto bancario e finanziario, che si occupa della problematica in tutta Italia. A causa della mancata apposizione da parte di Poste del timbro di modifica dal 21° al 30° anno ci sono stati migliaia di ricorsi presso l’Arbitro bancario e finanziario, fino a quando nell’aprile 2020 lo stesso con decisione del Collegio di Coordinamento ( possiamo paragonarla alla Cassazione nel rito civile) ha dato ragione in maniera definitiva ai risparmiatori possessori dei buoni della serie Q/P. La stessa decisione prevedeva che fossero calcolati gli interessi così come riportati sui buoni fruttiferi, quindi non essendoci nessuna modifica dal 21° al 30° anno dovevano essere applicati i tassi presenti sui buoni. A fronte di questa decisione ci sono stati migliaia di ricorsi in Arbitrato da parte dei risparmiatori, contenti della soluzione della questione. Ma Poste che ha fatto: sapendo a priori della sconfitta presso l’Arbitro bancario e della sua volontà di non adempiere alle decisioni dello stesso, si è difeso con repliche e controdeduzioni, facendo perdere tempo ai risparmiatori ma alla fine con la decisione dell’ABF non ha più adempiuto alle decisioni dello stesso. Da tale comportamento di Poste di non adempiere alle decisioni di Poste, l’avv. Giulio Fragasso insieme a Moreno Morello di Striscia la Notizia, nel servizio andato in onda l’11.06.2021, ha denunciato tale comportamento e messo in guardia i risparmiatori   di non  desistere da tali inadempimenti di Poste, ma di far valere i propri diritti nei Tribunali Italiani.  Nel servizio viene messo in luce come il comportamento di Poste Italiane delegittima l’organismo dell’ABF. Infatti, se Poste non vuole adempiere alle decisioni scontate presso l’ABF, perché aderisce a tali controversie? Così facendo fa perdere tempo e soldi ai risparmiatori. Reca un danno anche alla Banca d’Italia che gestisce l’organismo, non pagando la condanna alle spese come da decisioni. Costringe i risparmiatori con la decisione a favore di adire i Tribunali con ulteriori esose spese, che non tutti si possono permettere e che a volte proprio per questo non vengono iscritte a ruolo. Tale comportamento crea un intasamento di cause presso i Tribunali Italiani. La proposta è quella di una legge che faccia diventare titolo esecutivo le decisioni dell’ABF, che in questo modo diventerebbero vincolanti per Poste Italiane.

A fronte di questo sono migliaia le vittorie dei risparmiatori che vedono raddoppiare il valore dei propri buoni, ma solo dopo aver adito la giustizia ordinaria.

 

 

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