“Ricostruiamo”, convegno tenutosi a San Vitaliano del 19 aprile 2018. La relazione di Luigi Pappalardo

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Esiste la Politica senza un’ideologia? Ha senso un Partito senza una Politica? Ecco questa potrebbe essere una fotografia del Partito Democratico di oggi. Senza ideali, senza una Politica e quindi un Partito inesistente. Tutti dentro a prescindere, la perdita di ideologia è un alibi per tutti quelli che non l’hanno mai avuta e ne ha favorito l’inclusione senza “l’appartenenza”.

Un Partito senza la Politica è una scusa e un alibi per i partiti che non sono tali o che hanno come riferimento “l’uomo solo al comando”. Il Partito Democratico ha cercato e sta cercando di perdere la sua identità, trasformandosi in un gruppo di persone che condividono interessi e potere, caratterizzandosi nell’uomo solo al comando che meglio potrebbe favorirli. E allora siamo noi Renziani, Cuperliani, Orlandiani, o addirittura Bersaniani? Siamo noi inquadrabili in correnti che, a parte la spartizione di un potere effimero, non hanno nessuna base ideologica, visto l’assenza di una ideologia? No, chi ci crede ancora non può accettare nessuna etichetta il Partito Democratico è, e deve essere, uno, ricco di differenze e di idee diverse ma che confluiscono su basi comuni. Le correnti, specialmente quelle napoletane, hanno fatto e continuano a fare danni enormi e qualsiasi futura decisione/organizzazione dovrà partire dall’eliminazione di questo cancro devastante.

Ciò premesso, le priorità per la ricostruzione di questo Partito possono essere indicate come:

  • Riscoprire gli ideali di un partito di centro sinistra e il logico senso di appartenenza.
  • Ristrutturare il Partito, mantenendo separata la figura del leader dalla base che lo ha espresso. Non c’è mai stato un nome nel simbolo del Partito!
  • Ritornare alla gente, ascoltando più che parlare.

Pensare di avere una risposta significa non aver capito quello che è avvenuto in questi anni. E’ difficile risalire, ma quella che potrebbe essere, secondo me, la base da cui partire, è il senso di una parola, “la CATARSI”. Quel fenomeno naturale per il quale ci si scioglie da vincoli posticci e ci si libera dalle scorie accumulate, per pensare a ripartire più liberi e più “puliti”, senza quelle zavorre che ci hanno tenuti giù, lasciando spazio a chiunque in questi anni si sia voluto servire di questo Partito. Pragmatismo? Certo, questo è quello che serve adesso. Ma che sia pragmatismo politico, non gestionale.

Quali gli ideali di questo Partito? Ho provato a chiedere a molti tesserati il perché di una tessera, le risposte, imbarazzate e diverse, consentivano l’iscrizione a qualunque gruppo che facesse o meno politica. E allora uno degli argomenti da proporre è proprio la caratterizzazione dell’appartenenza. Siamo nel PD perché le nostre idee hanno qui la casa e non possono averla da altra parte. Ma quali idee? Bisogna trovare il coraggio di individuarle e poi esprimerle, anche a costo di perdere qualcuno o qualcosa per strada. Le ideologie delle componenti che hanno dato vita al PD, quella cattolica e quella socialista/marxista, sono residui di partiti che non ci sono più. La vita è cambiata, la realtà sociale è diversa, rimanere ancora ex di qualche cosa che non esiste più è penalizzante. Su modello americano, si può sintetizzare il PD come il Partito Democratico dei Clinton e degli Obama, senza tornare troppo indietro negli anni.

Capovolgere la piramide organizzativa costituisce la prima fase di una ristrutturazione.

La base sono i circoli, intesi come luoghi fisici e virtuali dove fare Politica, sentire la gente e cercare di risolverne i problemi.

Le altre strutture, regionali e provinciali dovrebbero avere il compito strettamente organizzativo di punti di confluenza delle istanze/richieste/ problematiche provenienti dai circoli. Interfaccia con il Patito nazionale a cui porteranno tali istanze e con il quale metteranno a punto le linee politiche e programmatiche. Quindi tali organi si muoverebbero in modo strettamente legato al territorio e ne risponderebbero direttamente, vanificando perciò le azioni correntizie dei leader locali, sostituendoli con interessi particolari e localistici dei singoli territori.

Mai più candidature, per qualsiasi incarico, cadute dall’alto, i dirigenti devono essere espressi dalla base e alla base fare riferimento.

Creazione di un coordinamento fra le realtà di uno stesso territorio che sarebbero accumunati da problemi ed eventuali soluzioni sinergiche. Ciò aumenterebbe il potere contrattuale dei singoli comuni, migliorandone l’efficacia di una risposta.

Nel caso particolare della nostra Area, c’è da registrare al momento una scarsa rappresentanza del territorio e quindi uno scarso peso politico. Gli eletti non hanno nessuna conoscenza del territorio e delle sue problematiche. Quali progetti hanno? Li condividono anche con chi non li ha votati? Quali risposte daranno alle nostre richieste? E gli eletti che abbiamo noi espresso sentono il vincolo di mandato? Possono rappresentare loro la voce dell’Area Nolana-Acerrana? Personalmente sono pessimista, alcuni segni, già evidenziati, lasciano intendere che purtroppo siamo senza rappresentanza politica. E allora, a maggior ragione, la risposta potrà venire soltanto dalla costituzione di coordinamenti locali, formati dai circoli del territorio che, insieme alle amministrazioni espresse dal nostro partito, si rendono partecipi di proposte e richieste che diano soluzioni alle tante emergenze in cui viviamo.

  Luigi Pappalardo

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