SANT’Oggi. Mercoledì 13 giugno la chiesa festeggia sant’Antonio da Padova e san Gerardo di Clairvaux

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SANT’Oggi. Mercoledì 13 giugno la chiesa festeggia sant’Antonio da Padova e san Gerardo di Clairvauxa cura di don Riccardo Pecchia
Oggi 13 giugno la chiesa festeggia sant’Antonio da Padova (al secolo Fernando Martins de Bulhões), nacque a Lisbona (Portogallo) il 15 agosto 1195, da una famiglia aristocratica. Nel 1210, a 15 anni, egli decise di entrare a far parte dei Canonici Regolari della Santa Croce dell’Abbazia di San Vincenzo di Lisbona. Rimase nell’abbazia per circa 2 anni, preferendo un maggior raccoglimento, chiese ed ottenne il trasferimento, nel 1212 a 17 anni, presso il convento di Santa Croce a Coimbra. Qui nel 1220 fu ordinato sacerdote. Quando ormai pareva gli si aprisse davanti un avvenire tranquillo di insegnamento teologico nelle scuole del monastero, ecco che una nuova crisi lo spinse a passare all’Ordine dei Frati Minori dove assume il nome di Antonio. Fu la sete del martirio a provocargli quella crisi, quando la chiesa del suo monastero accolse le reliquie dei cinque missionari francescani (Berardo, Ottone, Pietro, Accursio, Adiuto) martirizzati nel SANT’Oggi. Mercoledì 13 giugno la chiesa festeggia sant’Antonio da Padova e san Gerardo di ClairvauxMarocco dai maomettani. Dopo un breve periodo di studio della regola francescana, Antonio partì, con un confratello, Filippino di Castiglia, alla volta del Marocco. Tuttavia, giunto in Africa, contrasse una malattia tropicale e dopo alcuni mesi perdurando il male venne convinto da Filippino a tornare a Coimbra. I due frati si imbarcarono verso la Spagna, ma la nave si imbatté in una tempesta e naufragò sulle coste della Sicilia. La sua convalescenza durò circa due mesi. Informato dai confratelli siciliani, Antonio lasciò la Sicilia, per prendere parte al capitolo generale, detto delle Stuoie, celebrato ad Assisi nel 1221. Era uno dei tanti, nulla aveva che lo distinguesse. Quando quasi tutti erano partiti per tornare ai loro luoghi di provenienza, Antonio fu notato da frate Graziano da Bagnacavallo, che apprezzando l’umiltà e la profonda spiritualità di Antonio, decise di prenderlo con sé e lo assegnò all’eremo di Montepaolo, non lontano da Forlì. Qui arrivò nel giugno 1221 con gli altri confratelli e vi rimase un anno dedicandosi ad una vita semplice, a lavori umili, alla preghiera e alla penitenza. Il 24 settembre 1222, in occasione di un’ordinazione sacerdotale celebrata a Forlí, dovette per obbedienza tenere un discorso, così iniziò la sua impresa di predicatore, di docente e di ministro dell’Ordine. Verso la fine del 1224, papa Onorio III chiese a Francesco d’Assisi di inviare qualcuno dei suoi come missionario nella Francia meridionale per convertire i catari e gli albigesi, questi inviò Antonio. Questa sua intensa attività di predicatore antieretico, gli valse l’appellativo di “martello degli eretici”. L’esperienza francese si concluse nell’arco di un biennio: il 3 ottobre 1226, morì a 44 anni Francesco d’Assisi, e frate Elia, vicario generale dell’Ordine, fissò per la Pentecoste dell’anno seguente il Capitolo Generale per la nomina del successore, estendendo l’invito anche ad Antonio, superiore dei conventi di Limoges. Raggiunse Assisi il 30 maggio 1227, giorno d’apertura del Capitolo Generale, nel quale si doveva eleggere il successore di Francesco. Molti prevedevano l’elezione di frate Elia, ma i superiori dell’Ordine gli preferirono frate Giovanni Parenti. Questi, che aveva accolto Antonio nell’Ordine alcuni anni prima, lo nominò ministro provinciale per l’Italia settentrionale. Antonio aveva 32 anni. Antonio scelse il convento di Padova come sua residenza fissa quando non era in viaggio. La provincia di Padova allora ricopriva un ampio territorio. Accompagnato dal giovane Luca Belludi, cominciò i suoi viaggi, da Trieste fino in Istria e Dalmazia. Nella quaresima 1228 Antonio rientrò a Padova, dove divenne amico del superiore dei benedettini, l’abate Giordano Forzatè, e del conte Tiso VI da Camposampiero, facoltoso e generoso verso i francescani. Antonio soggiornò a Padova per pochi mesi, ma decise, una volta scaduto il mandato di Ministro Provinciale nel 1230, di tornarvi definitivamente. Afflitto dalle fatiche e dall’idropisia, nel luglio 1230 ottenne d’essere liberato da ogni incarico e di ritirarsi a Padova nel convento di Santa Maria Mater Domini. Nel giugno 1231, pochi giorni prima della sua morte, Antonio soggiornò a Camposampiero, invitato dal conte Tiso per un periodo di riposo nel piccolo romitorio nei pressi del castello. La tradizione narra che qui si ebbe la famosa predica del Noce e sempre qui si ebbe la visione di Antonio con in braccio il Bambino Gesù, nella celletta dove si ritirava per la preghiera e il riposo. Il 13 giugno 1231 fu colto da malore e, avendo compreso che non gli restava molto da vivere, chiese di essere riportato a Padova dove desiderava morire. Fu trasportato verso Padova su un carro agricolo trainato da buoi. Giunto al convento di Arcella, i confratelli adagiarono Antonio per terra, e la morte lo colse. Morì il 13 giugno 1231, a 36 anni.
SANT’Oggi. Mercoledì 13 giugno la chiesa festeggia sant’Antonio da Padova e san Gerardo di Clairvaux13 giugno: san Gerardo di Clairvaux, nacque in Borgogna (Francia) nel 1089. Nel 1112 entrò nella Certosa di Citeaux, dove il fratello san Bernardo di Chiaravalle, gli affidò la cura del monastero, l’amministrazione e l’organizzazione della comunità. Sebbene analfabeta, fu dotato di grande acutezza di ingegno e capacità di discernimento spirituale, prima di divenire monaco, fu un cavaliere: quando si ritrovò ferito gravemente nell’assedio di Grancy (Svizzera) e prigioniero per un lungo periodo poté allora riflettere su quale fosse realmente la sua vocazione, una volta rilasciato decise allora di entrare a Citeaux per farsi monaco sotto la guida del fratello Bernardo. I due si trasferirono poi insieme, nel 1115, a Clairvaux, in Borgogna, e qui Gerardo fu nominato cellerario e diede prova di grande efficienza nel governo degli affari domestici del convento. Si narra che fosse particolarmente abile nei lavori manuali, tanto che muratori, fabbri, ciabattini, tessitori e manovali si rivolgevano a lui per ricevere consigli ed istruzioni. Gerardo si rivelò comunque anche esperto di lettere ed ebbe acutezza e discernimento nelle cose spirituali. Nel 1137 cadde nei pressi di Viterbo, pellegrino verso Roma, e parve essere quasi in punto di morte. Si riprese però a sufficienza per fare ritorno a Clairvaux, dove morì l’anno seguente. Morì quando non aveva ancora cinquant’anni e il fratello Bernardo tenne un’orazione di elogio, disse di lui: «Non fu grande soltanto nelle grandi circostanze, ma fu nelle piccole che egli si rivelò grande». Morì a Clairvaux (Francia) il 13 giugno 1138

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