SANT’Oggi. Mercoledì 20 marzo la chiesa celebra san Martino di Braga, beato Ambrogio Sansedoni, beato Giovanni Battista Spagnoli e …

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SANT’Oggi. Mercoledì 20 marzo la chiesa celebra san Martino di Braga, beato Ambrogio Sansedoni, beato Giovanni Battista Spagnoli e …a cura di don Riccardo Pecchia
Oggi 20 marzo la chiesa celebra san Martino di Braga, nacque in Pannonia (attuale Ungheria) nel 520 circa, dalla nativa Ungheria andò in gioventù a studiare in Palestina, ma quello che doveva essere un pellegrinaggio finisce per trasformarsi in un soggiorno di anni, durante i quali Martino acquista una profonda conoscenza dei filosofi greci e romani, che egli studia direttamente nelle loro lingue. Nello stesso tempo, Martino si accosta ai Padri del deserto: la loro spiritualità influenza moltissimo questo studioso, al punto da farne anche un asceta e poi un apostolo, un evangelizzatore appassionato. Studiare, per Martino, significa vivere direttamente, fisicamente, i giorni, gli usi, i sentimenti di chi lo circonda. Verso il SANT’Oggi. Mercoledì 20 marzo la chiesa celebra san Martino di Braga, beato Ambrogio Sansedoni, beato Giovanni Battista Spagnoli e …550 si trasferisce dalla Palestina alla penisola iberica, in Galizia, assieme ad alcuni monaci spagnoli conosciuti durante il pellegrinaggio. Qui è stanziata già da tempo la popolazione germanica degli svevi, che hanno un proprio regno con capitale Braga (Portogallo), sono cristiani, ma in gran parte seguaci dell’eretico Ario. Con il tempo e con fatica, dovendo lottare contro il paganesimo, Martino diventa il loro “traghettatore” verso il cattolicesimo, per lui questa diventa la missione di tutta la vita. Incomincia fondando monasteri per preparare i missionari, li vuole istruiti, ma soprattutto umili. Durante il regno, 550-559, di Carriarico e, molto probabilmente, anche sotto il regno di Teodemaro, 559-570, suo successore, grazie all’influenza di Martino, il popolo svevo si convertì al cattolicesimo. Martino è uno dei grandi modelli del «farsi tutto a tutti», come diceva l’apostolo san Paolo. Questo ungherese passato attraverso la cultura greco-romana riesce a diventare “svevo con gli svevi”, conciliando sapientemente la dottrina cattolica con la sensibilità di questo popolo. Lo ascoltano perché è diventato uno di loro. Nel 561 viene consacrato vescovo di Dumio e poi, dieci anni dopo, arcivescovo di Braga, organizza la struttura ecclesiastica del territorio, e non ha manie di potere, neppure “a fin di bene”. Quando vede che la Diocesi è troppo vasta per le sue forze, la divide in due, chiama un altro vescovo. Morì a Braga il 20 marzo 580 circa
SANT’Oggi. Mercoledì 20 marzo la chiesa celebra san Martino di Braga, beato Ambrogio Sansedoni, beato Giovanni Battista Spagnoli e …20 marzo: beato Ambrogio Sansedoni, nacque a Siena il 16 aprile 1220, da nobile famiglia che fu proprietaria del palazzo dell’attuale sede della Fondazione Monte Paschi di Siena. La leggenda narra che Ambrogio nacque deforme, ma risanò miracolosamente quando fu esposto dalla nutrice di fronte all’altare della Chiesa di San Domenico. In gioventù, ricevette una solida formazione culturale. Nel 1237, entrò nell’Ordine Domenicano a soli 17 anni. Studiò a Parigi dove ebbe per maestro sant’Alberto Magno e poi a Colonia, e come compagni di studi san Tommaso d’Aquino e Pietro di Tarantasia, il futuro papa Innocenzo V. Chiamato a Parigi ad insegnare, dove per umiltà non volle il grado di maestro, Ambrogio si fece conoscere anche per l’efficacia della predicazione sia nelle chiese che nelle piazze. A Roma, Ambrogio ricoprì molte importanti cariche; fu anche Maestro del Sacro Palazzo e insegnò presso lo Studio Pontificio. Fu anche a Firenze, a Genova e a Venezia, dove tenne prediche in favore della pace e delle crociate. Ricoprì molte cariche all’interno del suo Ordine e fu anche Priore della Chiesa di San Domenico in Siena. Ebbe doti eccezionali di persuasore, e si deve anche a lui se non scoppiò uno scisma in Germania, nel 1245, per il dissidio tra il concilio di Lione e l’imperatore Federico II. Alla morte di quest’ultimo, suo figlio Manfredi tentò di recuperare i territori imperiali nel Sud d’Italia. Siena si schierò con lui e per questo motivo papa Clemente le inflisse l’interdetto (divieto di celebrare i riti sacri). Ambrogio corse allora dal Papa, che si trovava ad Orvieto, per difendere i concittadini. Lo fece con tale vigore da convincere il pontefice, nel 1273, ad ottenere l’assoluzione dall’interdetto per la sua città. Dopo tanti viaggi, Ambrogio tornò a Siena, ricominciando a predicare. Morì a Siena il 20 marzo 1286, colto da un malore, un’emorragia interna, proprio durante una delle sue prediche quaresimali

2SANT’Oggi. Mercoledì 20 marzo la chiesa celebra san Martino di Braga, beato Ambrogio Sansedoni, beato Giovanni Battista Spagnoli e …0 marzo: beato Giovanni Battista Spagnoli, nacque a Mantova il 17 aprile 1448, di una famiglia di origine spagnola, nel 1464, a soli 17 anni, entrò nell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo a Ferrara, dove emise la professione religiosa nel 1464. Dopo aver studiato grammatica e retorica a Mantova e poi filosofia a Padova, divenne professore di teologia a Bologna nel 1475. Le doti eccezionali gli acquistarono subito la stima e la fiducia dei superiori; priore a Parma nel 1471 e a Mantova nel 1479, fu eletto vicario generale della congregazione nel 1483, carica che gli fu rinnovata per altre cinque volte, finché, nel 1513, fu eletto priore generale di tutto l’Ordine. Nel 1513 fu invitato a partecipare al Concilio Lateranense V; nel 1515 ebbe da papa Leone X l’incarico di compiere una missione di pace tra il re di Francia e il duca di Milano. Unì allo zelo religioso una vera passione per gli “studia humanitatis” e la poesia in particolare, stringendo amicizia con Giovanni Pico della Mirandola, a Pomponio Leto, a Gioviano Fontano, a Filippo Beroaldo, a Giovanni Sabbadmo degli Arienti, al pittore Andrea Mantegna e ad altri insigni personaggi dell’epoca. In onore della Madonna compose vari carmi e un poema in tre libri, la Parthenices Mariana, che ebbe rapida diffusione in tutta Europa; si adoperò perché fosse affidata alla sua congregazione la custodia del santuario di Loreto, ciò che ottenne, sebbene per pochi anni, nel 1489. Colpito dalla dilagante corruzione del clero e del popolo, espresse la sua ansia riformatrice non solo con felici spunti letterari, ma anche con un vibrante discorso pronunciato nel 1489 nella Basilica Vaticana davanti a Innocenzo VIII e ai cardinali. Morì a Mantova il 20 marzo 1516.

SANT’Oggi. Mercoledì 20 marzo la chiesa celebra san Martino di Braga, beato Ambrogio Sansedoni, beato Giovanni Battista Spagnoli e …20 marzo: beato Ippolito Galantini, nacque a Firenze il 12 ottobre 1565, da un tessitore di seta, ed egli stesso venne avviato al telaio, ma forte fu la sua vocazione alla catechesi, che lo portò fin dall’adolescenza a istruire i coetanei su questioni della fede, creando un gruppo di devoti a lui legati. Il padre di Ippolito ostacolò, in un primo momento, la sua vocazione religiosa e il suo desiderio di leggere libri spirituali nelle pause del lavoro di tessitura. All’età di 6-7 anni Ippolito cominciò a frequentare la scuola festiva della dottrina tenuta dalla Compagnia di Gesù nel collegio di San Giovannino di Firenze fondato a metà Cinquecento; fu qui che, tra il 1577 e il 1579, ebbe modo di incontrarsi con san Luigi Gonzaga e santa Maria Maddalena de’ Pazzi. Invano, però, Ippolito riuscì a farsi accettare in un ordine religioso a causa del suo debole stato di salute, sebbene non desistesse dal tentare comunque una strada di apostolato attivo, mantenendosi sempre nello stato laicale. A un laico, Jacopo Ansaldi, il neo arcivescovo di Firenze Alessandro de’ Medici, futuro papa Leone XI, aveva dato l’incarico di introdurre l’insegnamento della dottrina nelle compagnie di Firenze. Fu così che nel 1584 lo stesso Ansaldi propose Ippolito come “maestro generale” delle scuole della dottrina nella chiesa di Santa Lucia sul Prato, finché nel gennaio del 1599 fu chiamato dal cardinal de Medici a succedere all’Ansaldi come capo e governatore della Congregazione di Santa Lucia e poi di quella del Santissimo Salvatore. Dal quartiere d’Oltrarno, dove era nato, presto si trasferì con i genitori e i cinque fratelli nella parrocchia di Santa Lucia sul Prato nel quartiere di Santa Maria Novella, punto di riferimento privilegiato per la sua futura attività di catechista laico. Conduceva una vita di grandi sacrifici in nome della religione (digiunava tre volte alla settimana, mangiava solo cose povere e di notte dormiva pochissimo per poter pregare), che destò l’ammirazione di molti, radunando un certo numero di seguaci. Quando i francescani di delle chiesa di San Salvatore in Ognissanti gli donarono un terreno che faceva parte dell’orto del loro convento a Firenze, grazie alle cospicue donazioni anche della famiglia granducale e dell’arcivescovo Alessandro de’ Medici, poté far costruire un grande oratorio che venne iniziato il 14 ottobre 1602. Qui poté occuparsi della sua attività di catechesi in maniera autonoma. La sua attenzione fu sempre rivolta soprattutto all’istruzione dei ceti più modesti della popolazione e durante gli anni trovò sempre anche il tempo di aiutare il padre nel lavoro. Nella Pentecoste del 1604, completato l’oratorio, fondò la Congregazione di San Francesco della Dottrina cristiana, che ebbe un notevole successo fin dall’inizio, diffondendosi anche in altre località toscane e emiliane, dove fu inviato per l’insegnamento della dottrina rivolta a bambini, ragazzi e adulti maschi, tra le quali era compresa addirittura una classe di “venturieri” per i ragazzi venuti “di fuori”. Morì a Firenze 20 marzo 1619

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