SANT’Oggi. Mercoledì 22 aprile la chiesa celebra san Caio e san Leonida

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SANT’Oggi. Mercoledì 22 aprile la chiesa celebra san Caio e san Leonidaa cura di don Riccardo Pecchia
Oggi 22 aprile la chiesa celebra san Caio, 28° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica; su questo papa non si hanno notizie da fonti attendibili, secondo santa Susanna di Concordio, era cugino di santa Susanna di Roma, ed era nato a Salona (attuale Solin), antica città della Dalmazia, da una nobile famiglia romana imparentata con l’imperatore Diocleziano. Se quest’ultima notizia fosse vera giustificherebbe il fatto che durante il suo SANT’Oggi. Mercoledì 22 aprile la chiesa celebra san Caio e san Leonidapontificato Diocleziano non solo fu più che tollerante con i cristiani, ma anzi molti di loro divennero collaboratori della casa imperiale. Caio viene presentato anche nella Passione di san Sebastiano, nell’atto di incoraggiare il santo soldato, ed insignirlo del titolo di defensor Ecclesiae, ed i suoi compagni ad affrontare l’imminente martirio. Fu consacrato papa il 17 dicembre 283 d.C. In quegli anni cominciò a svilupparsi a Roma l’eresia del Manicheismo ed iniziò anche a riscuotere un certo successo il culto orientale di Mitra, che produssero diversi problemi alla chiesa cristiana. Ma è anche vero che in quell’epoca si andava sempre più affermando il prestigio della Chiesa di Roma sulle altre. Morì a Roma il 22 aprile 296.
22 aprile: san Leonida, il nome di Leonida si è reso celebre nella storia della Chiesa, tanto per il suo merito personale, per il martirio che soffrì per amore di SANT’Oggi. Mercoledì 22 aprile la chiesa celebra san Caio e san LeonidaCristo nella persecuzione dell’Imperatore Settimio Severo, quanto per essere il padre di Origene, e per aver educato questo suo figliuolo in maniera tale che riuscì poi un famoso teologo e filosofo. Leonida era sposato e aveva sette figli, dei quali Origene primogenito, e viveva ad Alessandria d’Egitto nel II secolo della Chiesa. Le cure e faccende domestiche non gl’impedirono dall’attendere allo studio della filosofia, e soprattutto si applicò alla lettura e meditazione delle Sacre Scritture, ed a regolarsi in tutte le cose secondo le massime della religione cristiana, che professava. Leonida educò il figlio allo studio della Sacra Scrittura prima che a quello delle lettere, e ringraziava Dio di aver avuto un figlio così precocemente entusiasta di quegli studi, come riconoscesse la mano di Dio nel fanciullo, e di notte, quando questi dormiva, si soffermasse a baciargli il petto quasi fosse un sacrario dello Spirito Santo. Nell’anno 202 ci fu una persecuzione contro la Chiesa per un editto dell’imperatore Settimio Severo, questa divenne più dura e più crudele in Alessandria, nell’occasione che lo stesso imperatore si portò in quella città. Allora per compiacere gli Alessandrini pagani, dediti alle superstizioni idolatriche, e nemici implacabili del nome cristiano, riempì di stragi e di sangue dei cristiani tutto l’Egitto e la Tebaide, ed innumerabili furono quelli che perdendo tra crudeli tormenti la vita, riportarono immortali corone dal nostro Salvatore Gesù Cristo. Uno di essi fu Leonida, il quale fu arrestato e imprigionato in un’oscura prigione per ordine di Leto prefetto di Alessandria d’Egitto. In questa occasione si vide i il frutto che le sue sante istruzioni avevano prodotto nell’animo di Origene, che aveva allora 17 anni. Dato che era animato da una viva fede, ed acceso di un ardente desiderio di spargere il sangue, e di sacrificare la vita per amore di Cristo, voleva in tutti i modi tener compagnia al padre Leonida, e presentarsi al tribunale del prefetto per confessare la sua fede. La madre cercò di distogliere il figlio da una tale decisione; ma riuscendo tutte inutili le mozioni, fu necessario costringerlo a rimanere in casa, nascondendogli le vesti. Non potendo Origene soddisfare il suo desiderio di morire martire per Gesù Cristo insieme con il padre Leonida, gli scrisse una lettera per esortarlo al martirio, dicendogli: «Guardatevi bene, o padre amatissimo, di non lasciarvi distogliere dalla vostra santa risoluzione per riguardo nostro. Siate fermo e costante nel vostro proponimento, e non vi prendete né pensiero, né pena alcuna per noi». Infatti Leonida era afflitto dal pensiero di lasciare la moglie ed i figli in uno stato di somma miseria; perché secondo le leggi romane, alla pena del supplizio andava anche la confisca di tutti i beni del condannato a morte, senza che si avesse alcun riguardo per la sua famiglia. Confortato Leonida da questa lettera del figlio, resistette nella confessione della fede e per ordine del prefetto Leto gli fu tagliata la testa, cosi riportò la gloriosa palma del martirio. Morì il 22 aprile 202.

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