SCUOLA. Ecco cosa accade se a settembre in classe c’è un positivo al Covid 19

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Manca meno di un mese al rientro a scuola, e i dubbi su come si svolgerà l’attività didattica di certo non mancano. Ma la domanda che tutti si pongono è: cosa succede se, in aula, si riscontra un caso di positività al Sars-CoV-2?

Nel documento tanto atteso dai presidi, si legge che se un alunno ha temperatura superiore ai 37,5°C o alcuni dei tanti sintomi riconducibili alla Covid-19 – tosse, mal di testa, dispnea, raffreddore, dolori muscolari, disturbi gastrointestinali, olfatto e gusto compromessi – deve avvertire subito il referente scolastico scelto per l’emergenza Coronavirus.

Quest’ultimo avvisa i genitori dello studente, mentre il ragazzo viene portato nella stanza di isolamento di cui ogni scuola deve disporre. Se ha più di 6 anni, deve indossare la mascherina. I genitori, una volta preso in consegna il figlio, devono allertare il medico di famiglia che segnala all’Asl l’esigenza del tampone. Se l’esito è positivo, i compagni di classe e i docenti che hanno fatto lezione nell’aula del paziente dovranno essere sottoposti a quarantena obbligatoria per 14 giorni.

Nei casi numericamente più gravi, potrebbe essere persino disposta la chiusura dell’intero plesso scolastico. Se il test è positivo “si notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti e le azioni per la sanificazione straordinaria della struttura scolastica”, è scritto nel documento. A quel punto il referente deve dare al dipartimento di prevenzione “l’elenco dei compagni di classe nonché degli insegnanti del caso confermato che sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi”. I contatti stretti individuati “saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato”. La Asl deciderà se fare uno screening al personale scolastico. Se la classe, o una parte di questa, dovrà restare a casa scatterà la didattica a distanza, che sarà attivata anche se la quarantena riguarda uno o più docenti.

Se è un docente ad avere i sintomi a scuola, deve indossare la mascherina, allontanarsi dalla struttura e chiamare il medico. Se c’è la positività si procede come nel caso degli alunni, cioè si avvia l’indagine epidemiologica. Se un operatore, o anche un alunno, sono contatti stretti di un caso esterno alla scuola, vengono posti in quarantena e la Asl decide se prendere provvedimenti per compagni di classe e colleghi.

“Il referente scolastico – dice il testo – deve comunicare al dipartimento Asl se si verifica un numero elevato di assenze improvvise di studenti in una classe, ad esempio il 35.40%”. A quel punto parte un’indagine epidemiologica.

Uno dei paragrafi del documento è dedicato alle quarantene e alle chiusure. “Se un alunno o un operatore risultano positivi, il dipartimento di prevenzione valuterà di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti che si configurino come contatti stretti”. Poi c’è il passaggio sulla chiusura della scuola o di una parte di questa che “dovrà essere valutata dal dipartimento in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus nella comunità”. Comunque sia, appunto, un caso singolo non dovrebbe farla scattare. La Asl, per definire la circolazione del virus potrà “prevedere l’invio di unità mobili per l’esecuzione di test diagnostici presso la struttura scolastica”.

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