SPERONE. 30 giorni senza Pio, 30 giorni con la sua eredità: dignità e civiltà.

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30 giorni dall’ultimo saluto, un saluto rapido che non ha saziato la sete d’affetto che Pio Stefanelli meritava, un saluto veloce in controtendenza con quella che è stata la sua presenza sulla terra, perché Pio ha applicato in pieno il pensiero del Professore e scrittore Luciano De Crescenzo nel suo celebre film “Così parló Bellavista”: allargare la vita più che allungarla.
In questo suo dare ampiezza alla vita, il suo donare se stesso agli altri, ha rallentato il tempo tiranno con la dinamicità del fare e dell’agire.
Etichettarlo solo come “uomo attivo nel sociale” sarebbe troppo riduttivo, Pio Stefanelli in realtà lascia in eredità tanti valori, l’amore per il territorio, il colore dato alle pagine bianche e nere dell’antichità e storia avellana attraverso i suoi documentari e non meno importante, lascia in eredità due valori: DIGNITÀ E CIVILTÀ; l’immagine di “uomo dignitoso” mostrata affrontando la vita e i suoi limiti senza cercare compassione, quella dignità che l’ha accompagnato fino alla fine insieme ad una capacità che è in ogni essere umano ma che in pochi, oggi giorno fanno: PENSARE.
La dignità, troppo poco considerata in questo mondo moderno, ultra – veloce e capitalista; poi c’è l’altro valore, la civiltà nel dare e chiedere, un cercare di “essere civile” diventato quasi un limite per chi vuole affermarsi come individuo nella società, ebbene lui gli ha ridato il giusto valore.

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