Spigolature e ricorsi storici. Dalla “Spagnola” censurata nella tragedia della Grande guerra al Covid-19: la lunga traiettoria che accomuna le facce estreme di un secolo in cui l’uomo si è concesso di tutto

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di Gianni Amodeo  

Spigolature e ricorsi storici. Dalla “Spagnola”  censurata nella tragedia della Grande guerra al Covid 19: la lunga traiettoria che accomuna le facce estreme di un secolo in cui l’uomo si è concesso di tutto

Cento milioni furono le vittime della pandemia chiamata “Spagnola” che con i picchi raggiunti tra il ’18 e il ‘20 del secolo scorso esaurì la sua forza letale, dispiegata con capillare virulenza da un capo all’altro del mondo. Un bilancio tremendo e terribile, ma l’appellativo identificativo affibbiato alla devastante epidemia non aveva alcuna diretta e immediata correlazione con la Spagna, dove, tuttavia, si polarizzò e ne fu diagnosticata per la prima volta la drammatica portata per le proporzioni della diffusione che aveva assunto, nel propagarsi rapidamente.

Il morbo, in realtà, si era già manifestato -secondo ricostruzioni storiche di alta affidabilità e documentate- nel Kansas alla luce dei primi significativi sintomi nel marzo del 1917, quando nel reparto medico dell’ esercito degli States fu ricoverato un cuoco militare che accusava febbre alta, polmonite acuta ed altri consimili sofferenze. Correvano i giorni dei preparativi per la partenza ad aprile del corpo di spedizione militare, con cui gli Stati Uniti d’America, revocando la politica isolazionista a lungo praticata, si schieravano sul fronte europeo della Grande guerra a sostegno delle coalizione delle potenze dell’Intesa, in contrasto con la coalizione incardinata sulle potenze degli Imperi centrali del Vecchio continente; un intervento di sostanziale e precipuo supporto alla Gran Bretagna sottoposta agli attacchi costanti del grande potenziale di fuoco della Marina militare tedesca, con l’obiettivo di renderla avulsa dalla strategia politica e bellica della coalizione dell’Intesa e, al contempo, minandone gli interessi commerciali sulle rotte dei mari. Di certo, l’infezione del cuoco interessò altri soldati, senza che la spedizione allestita fosse bloccata. Della pericolosa e insidiosa contagiosità del morbo, non fu avvertita la forza espansiva e la mortale gravità. Gli States guardavano nella lunga prospettiva nel disegnare il loro ruolo geo-politico di potenza mondiale, con le correlate funzioni che eserciteranno per larga parte del XX secolo; e non è un caso se nei teatri di guerra del decisivo ’18 combatterono oltre novecentomila, tra soldati e ufficiali americani, nel primo corpo di spedizione superavano di poco le 120 mila unità. Ma, quello della politica statunitense in questo periodo, è argomento che non appartiene alle poche e scarne spigolature della pur vasta materia sotto la lente d’ingrandimento, sulle quali, forse, è utile soffermarsi.

 

Il virus in viaggio con l’Army european force

Così, secondo i piani stabiliti, il contingente dell’Army european force attraversò l’ Atlantico e approdò in Spagna, per riversarsi secondo le strategie approntate dai comandi dell’Intesa sui fronti di battaglia aperti soprattutto in Francia. Era un corpo di spedizione addestrato ed equipaggiato al meglio dell’efficienza operativa con importanti armamenti, composto da circa 130 mila, tra soldati ed ufficiali, tra i quali gli infettati, che costituirono i focolai di diffusione del morbo a macchia d’olio sui teatri di guerra, mentre le operazioni militari si susseguivano con i ritmi incalzanti di distruzioni e devastazioni di ogni genere, ma soprattutto con i loro pesanti e tragici carichi di morte. Alla fine del conflitto, ma le stime sono variabili, furono oltre trenta milioni le vittime immolate tra le popolazioni civili e gli schieramenti belligeranti sui territori del cuore d’Europa e nell’area balcanica. Un numero enorme, la cui entità mai prima la storia militare e bellica dell’umanità aveva registrato; ed includeva anche le vittime che la terrificante influenza della “Spagnola” disseminò nel solo Vecchio continente

E’ curioso, si fa per dire, rilevare che sulla “Spagnola”- mentre veniva compiendo la sua missione di morte, affiancandosi a quella già per se stessa atrocemente considerevole della guerra in corso che toccò l’acme della distruttività nel ’18 – gravò anche il peso della censura dei governi dei Paesi belligeranti, dell’una e dell’altra coalizione. Rendere pubblica la presenza dell’epidemia … sarebbe stato un segnale di palese debolezza verso il … nemico. E dire che erano tutti esposti allo stesso livellante contagio ….

Fu soltanto la Spagna, dove non si fece mistero della natura mortale del morbo esploso, a non far parte del coro della strampalata, bizzarra e stupida censura, come strampalate, bizzarre e stupide sono tutte le censure che negano l’evidenza dei fatti e le verità incorporate. Se lo poteva permettere, era il Paese, il cui governo s’era dichiarato neutrale rispetto al conflitto, scoppiato nel ’14 e che sarebbe stata l’ “Inutile strage”, così come aveva preconizzato Benedetto XVI, ammonendo, senza ricevere alcun ascolto, i Capi di governo e Stati ad evitare la guerra.

Gli equivoci e Il morbo del sodato napoletano

Spigolature e ricorsi storici. Dalla “Spagnola”  censurata nella tragedia della Grande guerra al Covid 19: la lunga traiettoria che accomuna le facce estreme di un secolo in cui l’uomo si è concesso di tutto Il colmo del paradosso, tuttavia, si raggiunse proprio in Spagna, attribuendo all’epidemia- passata alla storia come la “Spagnola”- l’etichetta de “Il morbo del soldato napoletano”. E la ragione dell’attribuzione fu dovuta ad uno strano gioco di combinazioni, associando il titolo dell’allegra commedia canora “Il soldato napoletano”, che veniva rappresentata con largo successo popolare nel maggio del ’18 a Madrid, con l’impropria e azzardata diagnosi di un luminare della medicina, Louis Ibarra, per il quale gli effetti del morbo senza alcun dubbio erano dovuti all’ ”accumulo di impurità nel sangue per l’incontinenza sessuale” e agli “eccessi di libidine” del “soldato napoletano”.della commedia. E così per gli spagnoli l’epidemia divenne “Il morbo del soldato napoletano”.

Al di là dei profili nominalistici, è certo che quando i cannoni tacquero e nell’autunno del ‘18 il conflitto fu dichiarato concluso, l’epidemia– veicolata in larga misura dai combattenti reduci nelle proprie Patrie dai fronti di guerra- proseguì nella sua intensa missione di morte per tutti il ’19, con addentellati temporali nel ’ 20 qua e là in Europa e nel mondo. Una pandemia che, trascinando negli abissi del suo dirompente vorticare cento milioni di vittime, di cui s’è detto nell’ incipit del testo, aveva contagiato oltre mezzo miliardo di uomini e donne. E nel prospetto dei dati e cifre numeriche non va ignorato che la “Spagnola” ha avuto vita lunga e plurisecolare convivenza con l’uomo, prima di realizzare l’infernale ecatombe umana del triennio ‘18\20 e poi lasciare libero il campo all’umanità. Una dissolvenza rapida e veloce, su cui è interessante annotare le affermazioni del professore Gilberto Corbellini, docente universitario, tra i più importanti studiosi della Storia della medicina, accreditato nella comunità scientifica internazionale da una larga produzione di saggi scientifici e articoli giornalistici, bioetici sta. “Come sia terminata la Spagnola– afferma- non lo sappiamo. Sappiamo che il suo virus influenzale cè ancora. Sappiamo che può essersi sviluppata una forma di immunità, o che il ceppo si era indebolito. Questi sono dati di Scienza– conclude- ma perché sia avvenuto dopo due ondate epidemiche successive, non lo sappiamo”.

Ma sono anche interessanti le analogie tra le disposizioni e normative impartite nei nostri giorni dalle competenti istituzioni pubbliche, per contenere e contrastare il Covid19 e le disposizioni dettate, per arginare la Spagnola che imperversò in Italia a guerra conclusa. Furono dettate dallo Stato e le Prefetture erano preposte alla loro osservanza, con specifiche ordinanze.

Eccole. Non starnutire e non tossire senza essersi coperta la bocca con un fazzoletto, non sputare a terra; non baciare, non dare la mano; non frequentare caffè, ristoranti e osterie affollati; salire in carrozza meno che si può; tenere aperte le finestre con qualunque tempo e in ogni luogo. Vivere più che si può all’aria libera; non fare visite né riceverne. Evitare soprattutto di recarsi negli Ospedali e luoghi ove sono stati dei malati; non viaggiare; respirare possibilmente attraverso il naso ed evitare di volgere la bocca a chi vi parla; disinfettarsi le mani prima di mangiare, fare mattina e sera sciacqui alla bocca e gargarismi con acqua e tintura di iodio. Pulirsi regolarmente i denti; non sollevare polvere nelle case. Lavare il pavimento con disinfettanti.

E’ un prospetto di consigli, da cui manca solo quello del distanziamento sociale definito nelle correnti disposizioni, per il resto non c’è alcuna variazione sostanziale da segnalare, se non il buon tono discorsivo e i maggiori e più esplicativi dettagli di contenuti che si leggono nelle ben scritte ordinanze di un secolo fa.

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