STIR di Tufino: Ecco perché il cattivo odore ha invaso il baianese e l’area nolana. Intanto i tumori aumentano

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Tiene banco in queste ultime settimane la questione Stir di Tufino e l’aumento esponenziale dei cattivi odori che oramai avvolgono l’intera area che va da Tufino fino a Mugnano del Cardinale e nell’area nolana. Se a questo aggiungiamo i tanti decessi per tumore  che interessano i residenti dell’area ad ogni età, la questione ambientale inizia davvero a preoccupare non poco i cittadini.

Ma vi siete mai chiesti se la puzza derivante dall’attività di compostaggio possa costituire un pericolo per la nostra salute, oltre ad avere  l’indiscutibile impatto olfattivo? Cerchiamo di capire il perché di questo nuovo allarme che preoccupa non poco i residenti dell’area in questione.

Negli impianti di trattamento dei rifiuti l’emissione di composti ad elevato impatto olfattivo è riconducibile sia alla produzione di sostanze maleodoranti dai materiali che vengono avviati a trattamento, sia, prevalentemente, dalla formazione di sostanze volatili nel corso del processo.
In particolare, le più comuni cause di produzione di composti maleodoranti presso un impianto di stabilizzazione di rifiuti sono le seguenti:

  • prolungato accumulo di materiali freschi e altamente fermentescibili non ancora sottoposti
    a trattamento in aree scoperte;
  • presenza di zone anaerobiche nei materiali sottoposti a trattamento per inadeguata
    ossigenazione;
  • mancata canalizzazione e trattamento delle arie esauste odorose;
  • bassa efficienza dei sistemi di abbattimento;
  • mancata tenuta in depressione dei capannoni di bioconversione;
  • fuoruscita di arie odorose da portali (es. fosse di scarico);
  • messa a parco in maturazione all’aperto di materiale ancora fortemente odorigeno;
  • stazionamento all’aperto di sovvalli ad elevata componente fermentescibile;
  • interruzione precoce dei processi aerobici a carico di biomasse non ancora mature;
  • presenza di estese pozze di percolato.
    I più significativi gruppi di composti odorosi identificati presso gli impianti di trattamento biologico dei rifiuti includono composti organici e inorganici dello zolfo, ammoniaca e ammine, acidi grassi volatili, composti aromatici, terpeni, acetone, fenoli e toluene; alcuni di essi sono maleodoranti già a concentrazioni bassissime, dell’ordine dei ppb (parti per miliardo).
    È, pertanto, richiesta, sin dalla fase progettuale, una buona definizione ed un buon dimensionamento dei sistemi di presidio e degli accorgimenti mirati alla captazione degli odori a livello delle diverse sorgenti ed al trattamento delle emissioni; in sede gestionale, poi, si rende necessario il rigoroso monitoraggio e il controllo del processo, onde evitare l’instaurarsi di condizioni anaerobiche e, di conseguenza, il rilascio di odori.
    Gli interventi per la riduzione degli odori devono, pertanto, comprendere sia misure di prevenzione, che sistemi di trattamento delle emissioni.
    Diversi fattori influenzano la scelta del metodo di controllo delle emissioni odorigene: la sorgente degli odori, il grado di abbattimento richiesto, le caratteristiche dei composti responsabili delle emissioni maleodoranti stesse, ecc.
    Per l’abbattimento delle emissioni osmogene si può ricorrere all’utilizzo di presidi per la canalizzazione e il trattamento delle arie odorigene nelle prime fasi del processo, ma nel caso di impianti che trattino ingenti quantità di matrici fermentescibili e/o siano collocati in vicinanza di insediamenti abitativi devono essere adottate ulteriori misure contro la potenziale diffusione di odori, quali ad esempio:
  • chiusura delle aree operative destinate alle prime fasi di processo;
  • canalizzazione delle arie esauste provenienti da tali aree verso una linea di trattamento
    odori;
  • dimensionamento adeguato dei sistemi di abbattimento degli odori;
  • corretta gestione dei sistemi di deodorizzazione.
    Le tecnologie industrialmente disponibili per il trattamento delle arie esauste si basano principalmente su principi adottati nella depurazione degli inquinanti contenuti nelle emissioni gassose di impianti industriali. Tali tecnologie si suddividono principalmente in: abbattimento chimico-fisico (combustione termica/catalitica, adsorbimento, ossidazione chimica, assorbimento chimico) e abbattimento biologico (ossidazione biologica).

STIR di Tufino: Ecco perché il cattivo odore ha invaso il baianese e larea nolana. Intanto i tumori aumentanoGli impianti di compostaggio secondo gli esperti possono presentare un unico inconveniente, ma solamente in un caso: Fondamentale è la gestione ed organizzazione della raccolta differenziata e della fase di stoccaggio. Se ciò non viene fatto in maniera corretta, allora può palesarsi il rischio di cattivi odori. Realizzare una buona raccolta differenziata è di importanza primaria. Grandissima attenzione, poi, va dedicata all’area di stoccaggio. Una buona gestione della sezione di stoccaggio, esclude il pericolo di cattivi odori. Gli impianti ben gestiti che ci sono in Italia, non hanno alcun tipo di problema da questo punto di vista.  Pertanto ci si chiede: nello Stir di Tufino tutte queste fasi sono attuate regolarmente così come descritto ed normato da rigide direttive ISPRA e opportune Norme Europee?

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