UNIONE INTERCOMUNALE DELL’ALTO CLANIO. Nocciolicoltura, comparto già a rischio in bassa Irpinia e nell’area Nolano-Vesuviana. Associazionismo, qualità, politiche comunitarie e regionali percorsi di svolta obbligati

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In vista del Meeting – in agenda a Sperone neglispazidella Palestra della Scuola elementare “Don Ennio Pulcrano”  il 7 novembre- sulle criticità di mercato per la produzione corilicola del territorio si ritiene opportuno  pubblicare il testo di cronaca del pubblico Convegno, svoltosi il 7 dicembre del 2015 nei locali del Circolo socio-culturale “L’Incontro” che lo promosse, in ordine alle prospettive e alle potenzialità della nocciolicoltura, quale sistema di filiera da realizzare su basi associazionistiche e di cooperazione, approdando ad una sostanziale cultura d’impresa, condizione basilare per non continuare a relegare il settore ancora di più nella marginalità, fino ad “annullarlo”. Il testo di cronaca di quel Convegno intitolato provocatoriamente “Ultima occasione” non solo  per produttori,piccoli e medi proprietari, ma anche per le Istituzioni locali a fare rete e sistema di coesione, per non svilire e desertificare di più  la capacità attrattiva del territorio conserva intatta la sua attualità, additando l’importante esperienza maturata e in piena fioritura del Progetto Corilia che nell’area casertana costituisce un’eccellenza di caratura ormai nazionale ed è la risultante di un proficuo impegno di cooperazione imprenditoriale, di cui sono artefici giovani produttori e figure professionali di elevate competenze in agronomia e ed economia. E giunge davvero utile l’iniziativa promossa dall’avvocato Marco Santo Alaia, presidente dell’ Unione intercomunale, recepita con immediatezza dalle rappresentanze del Consiglio regionale della Campania.

Tra qualche anno, la produzione italiana e’ destinata a cedere il passo a quelle dei nuovi impianti a diffusione capillare che le grandi holding dell’industria dolciaria hanno realizzato in proprio UNIONE INTERCOMUNALE DELL’ALTO CLANIO. Nocciolicoltura, comparto già a rischio in bassa Irpinia e nell’area Nolano Vesuviana. Associazionismo, qualità, politiche comunitarie e regionali percorsi di svolta obbligatie secondo i principi della sostenibilita’ ambientale in Georgia, Cile, Argentina e Australia. Il primato mondiale resta in Turchia. La Ferrero punta sulla certificazione etica integrale dei prodotti, la Novi apre sui contratti di filiera a lungo termine, garantendo alle associazioni dei produttori stabilita’ di prezzi. Il caso-Asti.

Ultima chiamata per il nocciolocampano. Tematica di tono provocatorio nell’enunciazione, ma di sicuro interesse sociale per la portata realistica che vale ben più di un segnale d’allarme, quella al centro dell’appuntamento indetto sui percorsi della conoscenza dal Circolo “L’Incontro” nei locali di via Luigi Napolitano , per un Focus risultato ampiamente partecipato e sviluppatosi nell’arco di circa tre ore di analisi e di approfondimenti, grazie all’efficacia e alla linearità sia delle argomentazioni tecnico-scientifiche che di ordine legislativo e di profilo economico prospettate dai tre giovani protagonisti della variegata e articolata conversazione… a 360 °, con il supporto anche della proiezione di diapositive e schemi illustrativi. E sono l’ingegnere Pasquale Ercolino, che vanta un importante curriculum professionale nell’ ambito dell’ Enie di società multinazionali, oltre che cultore di analisi di mercato, e gli esperti dottori agronomi Alessandro Simeone e Giovanni Fontaniello, con attività che si esplica nel mondo associazionistico e nelle società specializzate di settore sulla scia dei quadri normativi delle legislazioni sia comunitaria europea che nazionale e regionale, le cui disposizioni sono sempre più vincolanti e stringenti, in ordine alle pratiche non più differibili dell’agricoltura integrata, rispettosa della tutela ambientale e della comun salute di tutte le forme e specie viventi.

   UNIONE INTERCOMUNALE DELL’ALTO CLANIO. Nocciolicoltura, comparto già a rischio in bassa Irpinia e nell’area Nolano Vesuviana. Associazionismo, qualità, politiche comunitarie e regionali percorsi di svolta obbligati             Il dato rilevante del Focus – evidenziato in dettaglio da AlessandroSimeone, consulente di un’azienda agricola di Baiano e coordinatore dell’importante Progetto Corylia, che fa capo alla cooperativa Cerere, attiva in quell’area casertana, dove si realizzano quelle che sono considerate tra le migliori e più innovative pratiche di nocciolicoltura nel Bel Paese – è proiettato dagli scenari della produzione delle nocciole configurati con stime più che attendibili per il prossimo decennio, anche se i tempi potrebbero ridursi a cinque anni. Sono gli scenari, che confermano il primato mondiale di produzione per la Turchia, mentre l’Italia  stabilmente piazzata a ridosso del Paese della Mezza luna cederà il passo alle produzioni di GeorgiaCileArgentinaAustralia, realtà fortemente interessate all’allestimento di nuovi impianti di nocciolicoltura, che, in larga misura ed in modo capillare, rientrano nelle programmazioni pluriennali delle grandi holding dell’industria dolciaria presenti sui mercati internazionali, tra cui si colloca in primaria posizione la Ferrero, approdata da qualche anno sui mercati asiatici, segnatamente in Cina; programmazioni, per le quali le grandi holding realizzano in proprio gli impianti da cui ottengono la materia prima del ciclo produttivo.

LA CERTIFICAZIONE ETICA DELLA FERRERO.  LE CRITICITA’ REGIONALI, AD ECCEZIONE DELL’AREA CASERTANA E DI GIFFONI

UNIONE INTERCOMUNALE DELL’ALTO CLANIO. Nocciolicoltura, comparto già a rischio in bassa Irpinia e nell’area Nolano Vesuviana. Associazionismo, qualità, politiche comunitarie e regionali percorsi di svolta obbligatiLa stessa Ferrero nel contesto italiano è impegnata a stipulare con gli Enti regionali contratti per migliorare, potenziare e innovare i processi produttivi della filiera, oltre che per la disponibilità di utilizzo di suoli per cinque mila ettari, com’è nel caso del contratto con la RegioneBasilicata. E intese analoghe sono avviate con l’Umbria e la Campania . Ma la grande holding piemontese è anche impegnata a realizzare la propria produzione secondo i rigorosi disciplinari, che permettono di acquisire la Certificazione etica quale riconoscimento sia di qualità e bontà della gamma dei prodotti, rispondendo in pieno ai parametri della sostenibilità verso le matrici ambientali, sia dell’osservanza dei diritti delle lavoratrice e dei lavoratori, assicurando loro tutte le garanzie di normale vivibilità nei luoghi di lavoro. E si pensi agli asili-nido aziendali che la Ferrero garantisce da tempo ai bambini delle lavoratrici; confortevoli strutture di accoglienza allestite nelle vicinanze dei suoi stabilimenti.

UNIONE INTERCOMUNALE DELL’ALTO CLANIO. Nocciolicoltura, comparto già a rischio in bassa Irpinia e nell’area Nolano Vesuviana. Associazionismo, qualità, politiche comunitarie e regionali percorsi di svolta obbligatiCosì delineati gli scenari del prossimo futuro per i produttori che operano nelle aree corilicole italiane, concentrate, com’è noto, soprattutto in Sicilia, Campania, Lazio e Piemonte si pongono evidenti problemi di non poco conto a fronte delle sfide da sostenere per reggere il passo della competitività, che non è più soltanto quello spedito della Turchia, ma anche delle nuove realtà che si annunciano con alti indici di produttività. E se il Piemonte è capitolo a se stante, in rapporto al ruolo che vi esercita la Ferrero, in Campania – fatta eccezione per l’ area casertana e l’ area deidodici Comuni del comprensorio di Giffoni Valle Piana, dove sono attuate buone pratiche colturali e si applicano i protocolli della produzione biologica- problematiche di particolare gravità investono le aree dell’ Unione intercomunale del Vallo di Lauro edell’Unione intercomunale del Baianese e dell’ Alto Clanis così come nell’intera area nolanovesuviana; sono problematiche per più concernenti il livello qualitativo delle produzioni, la cui “vendibilità“ finirà per essere ancor più condizionata e penalizzata, restando priva di appeal. Un quadro, che senza un’inversione sostanziale comporterà l’azzeramento di una risorsa-comparto, già oggettivamente compromesso dalla frammentazione della proprietà dei suoli agrari dedicati alla nocciolicoltura e che non permette ai produttori di essere soggetti attivi sui mercati; azzeramento, ch’è naturale nel perdurare della situazione attuale.

Partita chiusa, allora? Niente affatto, a patto che si determini la chiara e forte volontà di non restare “fermi”, mentre l’ineluttabile è in dirittura d’arrivo. Ed in questa luce, non mancano affatto i percorsi praticabili, per recuperare la funzione sociale e produttiva della risorsa-nocciola per le aree di criticità appena accennate; risorsa, il cui valore economico è decisamente significativo, attestandosi nell’ordine di alcune decine di milioni di euro in media annua.

LE LEVE PER EVITARE IL RISCHIO-SCOMPARSA, L’ASSOCIAZIONISMO E LA TUTELA BIO-INTEGRATA DEI SUOLI

UNIONE INTERCOMUNALE DELL’ALTO CLANIO. Nocciolicoltura, comparto già a rischio in bassa Irpinia e nell’area Nolano Vesuviana. Associazionismo, qualità, politiche comunitarie e regionali percorsi di svolta obbligatiI percorsi da seguire convergono nell’obiettivo della realizzazione di attività di filiera strutturate con le necessarie cognizioni, sia di ordine tecnico-scientifico per eseguire le migliori pratiche colturali possibili rapportate ai principi della sostenibilità ambientale, sia di organizzazione dei produttori, oltre che di “lettura” degli andamenti di mercato. Sono obiettivi di filiera, che prefigurano la capacità di fare impresa in chiave d’efficienza e con modalità innovative; obiettivi, che rientrano negli indirizzi della Politica agraria comune di Bruxelles, a cui si rapporta il Programma di sviluppo rurale della Regione-Campania per il settennio 2013\2020 funzionale allo formazione e alla crescita delle aziende agricole con importanti incentivi e a favore, in particolare, dei giovani produttori.

Su questo tracciato le leve da attivare sono ben determinate e sono complementari tra loro. Una è quella che si richiama in specifico al Piano agricolo nazionale, su cui Giovanni Fontaniello– responsabile tecnico della Sagea per la sede di Caserta – ha aperto i riflettori, evidenziando l’importanza della difesa integrata e biologica dei suoli, ch’è obbligatoria per la normativa in vigore dallo scorso anno; è la difesa, che mira a ridurre nella misura maggiore possibile l’utilizzo dei fitofarmaci, con la finalità di conciliare le ragioni del rispetto dell’ambiente e della comun salute con la qualità dei suoli agrari. E su questo secondo versante Fontaniello sottolineava la funzione della buona nutrizione dei corileti, che si realizza con le buone pratiche di concimazione, sulla base delle analisi dei terreni. Sono modalità di profilo tecnico, che richiedono applicazioni metodiche e attente, secondo la scansione di fasi e tempi definiti. Un contesto di interventi, con cui si dimostra come e quanto sia delicata la buona gestione dei suoli agrari.

Dalla leva agronomica alla leva della redditività, su cui focalizzava una dettagliata analisi l’ingegnere Pasquale Ercolino, illustrando con il linguaggio dei numeri una sequenza di ipotizzati prospetti, avendo quali riferimenti gli indici dei suoli agrari utilizzati per la nocciolicoltura dalla piccola proprietà alla medio e grande proprietà terriera. Una serie di prospetti dimostrativi delle oscillazioni di redditività, dalla minima alla massima, che possono essere favorevoli ai produttori, oltre che dei livelli nel cui ambito non c’è alcuna redditività.

Alla luce della comparazione tra i gradi di redditività, Ercolino faceva risaltare quanto e come siano direttamente proporzionali alla capacità dei produttori di strutturare la loro attività “a rete”, facendo sistema in chiave associazionistica, che costituisce un modello di organizzazione più aderente alla realtà, caratterizzata dalla frammentazione o polverizzazione esistente della piccola e media proprietà dei suoli utilizzati. E’ il modello, che, ad esempio, permette di associare l’impiego dei mezzi di produzione, riducendone largamente i costi, a tutto vantaggio per i componenti dell’associazione. Ma è anche il modello, che permette ai produttori di avere maggiore potere contrattuale rispetto all’offerta singola, che si traduce nello spuntare solo ricavi al ribasso. La dimensione dell’associazionismo è una realtà praticata con validi riscontri ed importanti riscontri positivi da tempo nei contesti territoriali, in cui i produttori si associano, non solo per le logiche di mercato in sé, ma anche per la selezione qualitativa e la varietà della gamma produttiva. Di qui il riferimento al contratto di filiera, di recente sottoscrizione, tra la grande industria dolciaria della Novi, attiva sui mercati internazionali, e la ben strutturata associazione dei produttori di Asti. Un contratto di lungo termine, che- come tutti i contratti del genere- contempla la stabilizzazione dei prezzi di vendita delle forniture, a cui corrispondono il rispetto dei parametri della selezione qualitativa. E’ il rapporto, che permette ai produttori- spiegava Ercolino – di avere garanzie certe, per programmare e gestire con fiducia verso il futuro la propria attività sia produttiva che d’investimento per il miglioramento degli impianti.

LA “SOLITUDINE” DEI PRODUTTORI E L’ APPELLO ALLE ISTITUZIONI

Le argomentazioni proposte da SimeoneFontaniello e Ercolino innescavano un proficuo e costruttivo confronto, con gli interventi, in particolare, di Luca CandelaAngelo PernaDomenico D’AvanzoBiagio EstaticoSalvatore Ercolino, coinvolti a vario titolo di esperienza diretta o indiretta, nel comparto territoriale della nocciolicoltura, che, in media annua, per i sei Comuni dell’ Unione del Baianese e dell’Alto Clanis vale tra i cinque \ sei  milioni di euro. Una visione panoramica dalla quale, tuttavia, scaturiva la condizione di “solitudine”, in cui operano i contadini-produttori reali, da distinguere da quelli che praticano  l’agricoltura come fonte di reddito supplementare di altre attività, i cosiddetti contadini della domenica.

 E’ la “solitudine” di soggetti e figure professionali, la cui funzione sociale è di primaria importanza. E la “solitudine“ rispetto all’informazione sulle tecniche agrarie e sulla praticabilità delle innovazioni colturali, oltre che nel rapportarsi con i meccanismi dei sostegni economici, che assicurano l’Unione europea, il governo nazionale e la Regione-Campania. Un vuoto che le istituzioni locali sono chiamate a colmare, per quanto è di loro competenza, e l’appena istituita Unione intercomunale del Baianese e dell’Alto Clanis  può farsene pieno carico di responsabilità. Ed è certamente auspicabile che accada in tempi brevi.

 

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