Versace come Gucci: basta con le pellicce

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In un’intervista al settimanale The Economist, Donatella Versace dichiara di dire addio all’uso di pellicce animali nelle collezioni Versace. La decisione segue quella di Gucci ma anche le direttive prese da molti marchi di moda. Ecco le motivazioni di una svolta epocale.

Pelliccia? Basta. Non voglio più uccidere animali per fare moda. Non mi sembra giusto”. È la dichiarazione di Donatella Versace rilasciata all’interno di un’intervista al settimanale The Economist. La stilista scende così in campo nell’acceso dibattito riguardo all’utilizzo di pelo animale all’interno delle collezioni di moda dei grandi stilisti.
È infatti ormai lunga la lista dei marchi legati al mercato del lusso che ha detto basta alle pellicce. Il caso più eclatante resta quello di Gucci: a margine di un convegno sulla sostenibilità del sistema moda, Marco Bizzarri, ceo del brand dalla doppia G, ha annunciato che dalla collezione primavera estate 2018, Gucci non includerà più pellicce animali all’interno delle proprie collezioni aderendo così alla Fur Free Alliance, coalizione internazionale che si occupa di proteggere 40 specie di animali uccisi proprio per il proprio manto peloso.

DA GUCCI A STELLA MCCARTNEY: CHI DICE NO ALLA PELLICCIA
La notizia è molto importante perché il marchio italiano nelle mani del gruppo francese Kering è a oggi una delle maison di moda più importanti del mondo, pari per giro di affari e numero di boutique a colossi come Louis Vuitton, Dior, Chanel ed Hermès. Fino a questo momento, per esempio, solo piccole realtà come Stella McCartney avevano messo in atto politiche molto rigide riguardo l’impiego di prodotti animali (la stilista inglese, per l’esattezza, non utilizza né pelli e tantomeno pellicce).

MILLENNIALS ED ECO-PELLICCIA
La tendenza fur-free negli ultimi anni si sta facendo sempre più largo. Innanzitutto per un ritorno delle eco-pellicce, materiale sparito dalle passerelle di moda per molti anni e poi riapparso improvvisamente anche grazie alle nuove lavorazioni industriali che permettono rese e lavorazioni mai ottenute prima. In secondo luogo, per un richiesta che arriva dai consumatori stessi: i tanto citati Millennials, per esempio, richiedono prodotti che garantiscano un rispetto dell’ambiente e che siano cruelty-free, ovvero ottenuti senza arrecare crudeltà o dolore sugli animali.

MODA SOSTENIBILE: UNA TENDENZA SEMPRE PIÙ IMPORTANTE
Non solo rinuncia alle pellicce animali: nel fashion system si sta delineando sempre di più la richiesta e anche la proposta di prodotti che rispettino l’ambiente. A tutti i livelli. H&M, per esempio, ogni anno si impegna in un’attività di riciclo delle proprie merci (i consumatori vengono chiamati a riconsegnare in boutique gli abiti che non utilizzano più in cambio di buoni sconto). Nell’ultima settimana della moda di Milano, poi, i GREEN CARPET FASHION AWARDS hanno chiamato a raccolta tutto il fashion system italiano presso il Teatro alla Scala per premiare chi si è distinto nell’impegno della moda sostenibile e soprattutto per sensibilizzare tutto il sistema su queste tematiche. E circa la sensibilizzazione, da molti anni è ragguardevole l’impegno di ECO AGE, progetto fondato e diretto da Livia Firth per fornire informazione, consulenze e aiuti a chi vuole rendere la propria catena produttiva più ecologica, meno inquinante e rispettosa non solo dell’ambiente ma anche del lavoro delle persone coinvolte.

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