BAIANO. Assemblea pubblica per discussione festa del Maio: ecco il resoconto

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 Due assemblee, prima nell’aula consiliare del palazzo comunale, in corso Garibaldi, e poi nei locali del Circolo socio-culturale “L’Incontro”, in via Luigi Napolitano, per tracciare il bilancio dell’edizione 2013 della Festa del Majo, nelle note e rinnovate criticità oltre che nelle  confermate positività. Due serate consecutive di discorso pubblico aperto,  franco e costruttivo, di cui sono stati interlocutori appassionati e documentati i rappresentanti delle associazioni, che, a vario titolo di partecipazione, sono coinvolte  nell’organizzazione della manifestazione-clou del folclore locale. Un discorso, a cui è stato conferita la dovuta connotazione istituzionale dagli interventi  del sindaco Enrico Montanaro  e del consigliere comunale con delega per le attività culturali, Franco Scotto, in ambedue le assemblee; discorso, a cui nel secondo rendez-vous si è aggiunto l’apporto della consigliera comunale Gina Conte. Un quadro di analisi e riflessioni, alla cui configurazione hanno concorso in modo proficuo gli interventi del parroco don Fiorelmo Cennamo e del diacono don Angelo Schettino.  

  Sono stati  momenti di  confronto per focalizzare e marcare  i significati della Festa nel tessuto cittadino e, se si vuole, anche  di utile e necessaria  decantazione di umori, con cui è emersa netta e chiara l’unanime volontà di  promuovere tutte le iniziative congrue ed idonee con le connesse responsabilità, che siano in grado di tutelare la Festa del Majo, recuperandone ed affermandone in pieno lo spirito  e l’autenticità dei valori che le sono peculiari. E sono i i valori, che, coniugandosi con quelli della religiosità cristiana della comunità, sono  costitutivi del folclore del territorio, radicato nei costumi della civiltà contadina e della cultura materiale collegata alla filiera economica e  produttiva, incentrata  per secoli sulle attività di lavorazione ed utilizzo delle risorse dei boschi, che sembrano rincorrersi dal Massiccio del Partenio ai Monti Avella  fino al Monte Arciano, disegnando l’arco protettivo dei Comuni dellUnione del Baianese e dellAlto Clanis, che si affacciano a  ventaglio sulla pianura nolana.

   Fili conduttori delle due assemblee, le soluzioni da dare alle  problematiche della sicurezza e alle garanzie della vivibilità,  con tutti i possibili  profili  di valorizzazione della manifestazione. Un impegno di responsabilità, di cui la comunità e le articolazioni delle associazioni di rappresentanza, in stretta sinergia con la civica amministrazione, sono chiamate a farsi  carico, per essere  tutrici della continuità della Festa. Ed ecco il prospetto in paragrafi   delle linee di giudizio espresse nelle due tornate.

  Sicurezza. Piena e convinta condivisione per l’attuazione del principio di tolleranza-zero verso l’uso indiscriminato di petardi, “botti”, bombe-carta. tracchi  e qualsiasi genere di fuoco d’artificio illegale. Vicende traumatiche come quelle degli anni passati, con ferimenti, in alcuni casi aggravati da mutilazioni, o come quella drammatica di cui il 25 dicembre scorso è rimasto vittima Giuseppe Lippiello, giovane e provetto fabbro, non sono più ammissibili  né devono più ripetersi in assoluto, al di là della casualità e dell’accidentalità  in cui possano essersi verificate, “rientrando” di certo nel contesto della Festa male intesa e mal vissuta.

  La tolleranzazero  prefigurata si salda con le esigenze dei correttivi da apportare all’utilizzo delle caratteristiche carabine. L’esibizione  degli spari, di cui sono protagonisti i portatori dei fucili ad avancarica va canalizzata non solo  verso modalità  di dosaggi contenuti di polvere pirica, per prevenirne gli effetti d’inquinamento acustico, ma va anche circoscritta in determinati siti sottoposti al  controllo del competente personale di vigilanza.

   Nella sfera della sicurezza  si collocano altri aspetti, che non possono essere elusi né trascurati, se si vuole assicurare alla Festa la tutela che merita, quale bene sociale della comunità. Uno è correlato alle modalità operative del taglio del Majo; modalità da affidare a mani esperte e prudenti, come sempre sono state quelle dei mannesi- i boscaioli- di un tempo, il cui numero per ragioni anagrafiche è sempre più ristretto. Sono modalità complesse, che, se non applicate a regola d’arte, possono essere rischiose. E all’alba del 25 scorso su questo versante  si sono corsi davvero seri rischi per l’abbattimento del fusto di castagno scelto, che per consuetudine fa parte del “ taglio boschivo”, regolarmente già venduto in asta dall’amministrazione comunale; fusto, che viene “rimpiazzato” con la messa a dimora di un castagno “giovane”.  L’altro aspetto si rapporta al trasporto del Majo, per il quale va disposto il piano di viabilità, che eviti il rallentamento se non il blocco per circa un’ora del traffico veicolare lungo la Nazionale delle Puglie. Terzo aspetto, è costituito dall’onerosità del Majo, trasportato dal carretto trainato dai cavalli, sottoposti ad uno sforzo particolarmente  eccessivo, che li fa ansimare nella tormentata- purtroppo, per loro- ascesa lungo corso Garibaldi. Uno sforzo accentuato, per di più,  dal “carico corporeo” di quanti occupano il carretto, e non se ne comprendono le ragioni. Una scena sconveniente. Quarto aspetto sotto la lente d’ingrandimento, quello delle procedure dell’alzata del Majo  nell’apposita buca sullo stradone che conduce alla Chiesa di Santo Stefano.

  Uno scenario  di situazioni e condizioni, che sono potenzialmente fattori di rischio e pericolo per l’incolumità degli addetti e per l’incolumità pubblica in genere, come gli episodi di questi anni comprovano ed attestano. Sono fattori, che richiedono una congrua attività di prevenzione, da affidare all’elaborazione di  un regolamento articolato e coerente, di cui sussiste la piattaforma di riferimento del 1987 con l’”intesa”  siglata dall’Associazione del Majo, organizzatrice dell’evento, con la Prefettura e la Questura di Avellino. Un passaggio significativo, che permise di disciplinare l’uso delle carabine ,  definendo le responsabilità degli “utilizzatori” con normali “porti d’arma” e, nello stesso tempo, eliminò il libero e pericoloso utilizzo dei fucili da caccia, anche senza “porto d’arma”  con la rischiosa e  bizzarra consuetudine del libero esercizio del tiro a segno sui barattoli o stracci collocati sul ciuffo della cima ramosa del Majo. Una piattaforma, su cui innestare il regolamento, a cui deve porre mano il civico consesso, con la consulenza dei competenti uffici dell’Ente di corso Garibaldi; un “disciplinare”, le cui disposizioni siano particolarmente stringenti e chiare, affidandone l’osservanza agli organi della Polizia municipale, alla Protezione civile, in collaborazione con le forze dell’ordine pubblico del territorio. E’  un capitolo di scelte da adottare per la sicurezza del patrimonio-Festa, costitutiva, a sua volta, dell’auto-tutela della comunità cittadina e della sua immagine.

 Vivibilità e valorizzazione. Sono profili che s’intrecciano, per aprirsi a tanti percorsi innovativi, potenziando e ampliando le positività già presenti nell’agenda della Festa, essendo collegati da chiari vincoli  di reversibilità e  complementarietà proprio  con la normale  sicurezza  che da sola è propedeutica alla convivialità dell’evento, per il carattere inclusivo che le appartiene, laddove il rischio e il pericolo sono per se stessi “escludenti” e non favoriscono né promuovono la piena e vissuta  partecipazione popolare. E su questo piano il protagonismo di gruppi ed associazioni può costituire fattore di arricchimento della Festa, se  si rimuovono le deteriori forme del’esibizionismo fine a se stesso, per essere canalizzato verso lo spirito comunitario della manifestazione. Un obiettivo, per il quale è rilevante l’apporto che può essere dato ed impresso dalle nuove generazioni, dando i giusti equilibri alle distinte fasi della Festa del 25, che culminano nell’accensione del falòfucarone, per il cui allestimento va recuperata l’usanza della raccolta delle fascinesarcinielli, che un tempo poneva in allegracompetizione gruppi di giovani e meno giovani, nel fare incetta del frascame delle potature recenti, fatte nelle campagne periferiche al centro urbano e nei giardini; frascame, messo a disposizione da agricoltori e proprietari quale omaggio all’evento. Una competizione accompagnata dalle sonorità di …improvvisati mini-bande.  

Associazione Amici del Majo,  alle attività di spettacolo musicale e di recitazione, che fanno riferimento alla Coralepolifonica, ferme restando, ovviamente le autonomie dei sodalizi che ne sono animatori. Una traccia segnata da qualche tempo anche dalla proposta di mostre fotografiche e  d’arte varia, mentre con l’edizione del 2013  l’Associazione del Majo ha lanciato con successo di partecipazione  il Premio di poesia,  che ha coinvolto i ragazzi e le ragazze delle scuole elementari ed é intitolato alla Festa. Una scelta interessante da arricchire con la sezione della prosa e, per elevarne la portata, con la sezione dei cortometraggi. Un prospetto, nel quale va inserita la processione del Bambino Gesù, che prende le mosse nello storico quartiere dei Vesuni ed  introduce, sul fare dell’alba  del 25 dicembre, la Festa; processione da liberare in assoluto  dagli spari di petardi e congegni di fuochi d’artificio, che ne offendono la sacralità, accompagnandola, invece,  con le suggestioni della fiaccolata, come avvenne nell’anno del terremoto dell’80. E la “ processione di mezza notte”  potrebbe ben collocarsi nel Presepe vivente da allestire  attraverso il percorso dei Vesuni e di via San Giacomo. Per i temi della  valorizzazione della Festa nelle dinamiche della diffusione della cultura sociale per la salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio e del territorio, la linea d’orizzonte s’inserisce nella rete dei culti arborei. Ed è la cultura che pone tra le sue valenze prioritarie la salvaguardia del patrimonio montano e collinare, con  la loro naturalità, sempre più fatta segno di aggressioni …indiscriminate. Ed impunite.     

Gianni Amodeo 

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