Baiano. I Murales di Wi Cast, segnale d’amore per il territorio

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di Gianni Amodeo

Foto di Carlo Melissa e Francesco Alfonso Barlotti

E’  di lungo raggio ed ampia apertura, la prospettiva ispiratrice della realizzazione dei Murales della conoscenza, che Wi Cast – l’associazione di volontariato civico e impegno solidale attiva sul territorio da circa un anno- ha allestito sulle pareti del Portico di piazza Francesco Napolitano, avvalendosi del patrocinio della civica amministrazione guidata dal sindaco Enrico Montanaro; è il raggio con apertura interamente calibrato sul territorio e sulle potenzialità da valorizzare, promuovendone la qualità della vita e dell’ambiente, con il necessario e basilare supporto delle opportunità di lavoro che siano concrete e reali, generate da economia sana e produttiva. Un primo segnale, forse anche piccolo in apparenza, ma destinato a far da riferimento per ulteriori segnali e in altri ambiti, quello che i giovani di Wi Cast -in larga parte già laureati o laureandi con corsi di studio universitari triennali o magistrali- lanciano con i Murales che hanno montato nel Tempio della conoscenza di piazza Francesco Napolitano.

            20 Murales, che al di là del valore specifico dei contenuti- l’affascinante cronistoria delle scoperte astronomiche che hanno segnato il Gran cammino del progresso scientifico dell’uomo sul pianetaTerra, dal BigBang  ai nostri giorni– vogliono costituire e rappresentare quello che si potrebbe definire e considerare a tutti gli effetti il classico valore aggiunto per una congrua funzione di utilità socio-culturale che, allo stato attuale, il Portico può esercitare, “arricchendola valenza attrattiva della piazzaAgorà, di cui per decenni è restata elemento amorfo ed insignificante, abbandonato a se stesso, nonostante il buon arredo dei sedili e della pavimentazione in marmo di cui è dotato. Un piccolo fattore, se si vuole, di rigenerazione e riqualificazione dell’ambiente urbano e naturale, che, tuttavia, è replicabile e realizzabile su altre scale e versanti per quartieri e periferie che soffrono il degrado in tante realtà comunali, con tutte le ricadute positive che si possono agevolmente immaginare.

            E’ stato- questa- la traccia tematica seguita da Giuseppe Monteforte, il presidente di Wi Cast, e Matteo Monteforte   nella conversazione   sviluppata con il professore Gianni  Amodeo, nell’accogliente spazio annesso allo Chalet della Villa comunale, nel quadro delle attività del Circolo socio-culturale L’Incontro, per presentare Wi Cast e i suoi obiettivi. Aspetto importante del progetto Wi Cast, a fronte della convivenza con il virus della pandemia che non si annuncia di breve durata, c’è la scelta del fare nel rispetto delle misure e disposizioni della sanità pubblica, senza cedere, tuttavia, all’assuefazione verso l’inerzia e l’inettitudine, quasi che il Covid19 ne costituisca un alibi. Una visuale, per la quale Wi Cast guarda con interesse alle politiche della transizione ecologica, secondo le finalità del Recovery fund dell’Unione europea. Sono le politiche che nella specificità del territorio si connettono con il vasto patrimonio boschivo, parte integrante del Parco del Partenio. Un patrimonio da rigenerare, potenziare e migliorare, alla pari delle filiere dell’agricoltura abbandonate e da rivitalizzare. Ma Wi Cast guarda anche e soprattutto con motivato interesse a tutto ciò che si muove ad Avella con la rigenerazione della Valle dell’Alto Clanio e il Mia, fattori costitutivi della rinascita sociale del territorio.

            Al tirare delle somme, Restare al Sud, per le giovani generazioni di Wi Cast, che parlano inglese e che magari hanno già compiuto le esperienze targate Erasmus, come tutte le altre giovani generazioni meridionali, è una scelta praticabile. anche alla luce delle propizie condizioni poste dal Recovery fund. E sono pronte a “rimboccarsi le manichecon tutto il loro considerevole bagaglio di formazione, come si suole dire, ma devono incontrare quelle scelte forti di giustizia sociale e coerenti della politica che finora sono mancate proprio nel Sud.

Una penalizzazione, che, permanendo, toglierebbe ogni futuro di civile evoluzione al  Sud, continuando a colpire le aspirazioni e i progetti delle giovani generazioni. Senza le quali non c’è futuro.

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