Baiano, il maio nell’incrocio tra la cultura materiale e l’immaginario del territorio

Baiano, il maio nell’incrocio tra la cultura materiale e l’immaginario del territorio

Sulle tracce dei culti arborei nell’area mediterranea pubblico convegno di studio nel Palazzo comunale. Interventi del sindaco Enrico Montanaro, Franco Manganelli, Carmen Loiola, Antonio Vecchione e Gianni Amodeo. Ha coordinato Andrea Crisci, il presidente che coordina il variegato e ricco “cartellone” di iniziative di solidarietà, spettacoli d’ arte varia, musica, balli, in preparazione dell’ Evento del 25 dicembre.

La civiltà tecnologica permea di sé la realtà sociale e le dinamiche economiche, senza conoscere limiti e freni, per un mondo aperto e dialogante nei linguaggi plurietnici. Uno scenario di profonde e veloci trasformazioni, in cui riescono a conservare un proprio spazio i culti arborei – retaggio del passato- e che riconducono alla vita delle comunità, atteggiate come monadi senza…finestre, come disperse sui territori, separate da distanze incolmabili, che i mezzi della mobilità attuale, invece, annullano …quasi.

   Nella lista dei culti arborei, più popolari e praticati nell’area mediterranea e, in genere, nell’intera Europa, si colloca quello del Maio, che, secondo alcune fonti di tradizione orale si viene svolgendo dal ‘600 in poi, a Baiano, in coincidenza con il giorno evocativo della Natività di Gesù, i cui valori e ideali duemila anni fa hanno dischiuso ed alimentano i profili della civiltà cristiana. L’ Evento nel fluire del tempo si è stratificato nella configurazione dei pochi elementi del canovaccio rituale, specchio dei costumi semplici, quali sono stati sempre quelli delle comunità dell’ormai dissolta civiltà silvo- agro-pastorale, con cui è caratterizzato il territorio; elementi, la cui connessione serve a connotare il profilo folcloristico del piccolo contesto sociale cittadino, che attualmente si attesta sulla soglia di poco meno di cinquemila abitanti.

In realtà, nella “lettura” dell’Evento  sono di oggettiva evidenza le ascendenze nelle tradizioni pre-cristiane, ramificate nelle culture di segno paganeggiante, anche se resta da comprendere se e quale ne fosse la consapevolezza conoscitiva nella comunità, costituita da alcune centinaia di contadini e boscaioli, quando nei suoi albori la Festa cominciò ad assumere la fisionomia, che le è diventata peculiare; una peculiarità, che risalta anche sotto l’aspetto del tempo di “celebrazione”, unico rispetto ai tempi degli altri culti arborei “officiati”, generalmente a maggio, il mese-top della primavera. E’ la “lettura”, a cui, tuttavia, si possono- a posteriori – rapportare varie codificazioni simboliche, tra cui quelle, che ruotano sulla venerazione per la Terra, Alma Mater, la Grande Genitrice, per approdare alle Falloforie  o addirittura ai riti celtici, pure se del tutto lontani ed estranei alla Solarità mediterranea. E sono codificazioni d’ipotesi, la cui verifica è campo…aperto nelle interpretazioni.

   Di certo, il sincretismo religioso di matrice cattolica, come è avvenuto per tante altre espressioni culturali ed usanze pre-cristiane, ha recepito e, per dir così, assimilato a sé i fattori di religiosità devozionale e di popolarità, con cui si connota la Festa del Maio. La stessa dedicazione dell’Evento alla straordinaria figura di Santo Stefano, generoso diacono e intrepido levita, patrono della comunità locale e Protomartire della cristianità, ne costituisce l’eloquente testimonianza. Né va dimenticato che al Protomartire la comunità non solo dedica i solenni festeggiamenti del 26 dicembre, ma anche del 3 agosto e- con carattere votivo- del 26 febbraio.

   Sulla decodificazione dei significati della Festa del Maio, per focalizzarne gli aspetti più pregnanti, correlati strettamente, e con senso realistico, alla storia socio-economica della comunità locale e del territorio, pubblico convegno di studio, nell’Aula consiliare del Palazzo municipale, con l’introduzione del sindaco Enrico Montanaro e la coordinazione di Andrea Crisci, il giovane e dinamico presidente dell’Associazione, che promuove e tiene le fila dell’ Evento, la cui programmazione e realizzazione coinvolge una decina di associazioni. Una serie di approfondimenti, sotto distinte angolature, per far emergere le connotazioni, con cui si identifica.

UMANIZZAZIONE E IEROFANIA NEL MAIO 

   Sui percorsi dell’umanizzazione del Maio, l’albero più onusto di anni, che primeggia nei castagneti dei boschi del territorio, al cui abbattimento, per sostituirlo con un giovane virgulto, si collega la Festa, si soffermava il professore Franco Manganelli. Cultore di sociologia ed antropologia, docente di Ragioneria\Economia aziendale per decenni nell’Istituto tecnico commerciale “Masullo” di Nola, autore di saggi e monografie, con l’esperienza di parlamentare maturata nella XII legislatura, Manganelli focalizzava il senso dell’Evento\Festa nella continuità generativa del bosco, rappresentata dal Maio …antico, che viene abbattuto, per cedere il passo proprio al giovane virgulto di pianta, che simbolicamente lo diventerà, dopo aver compiuto il ciclo della piena vitalità fruttifera. Altra riflessione era ispirata dallo spirito della Festa, che costituisce il fattore maggiormente espressivo della coesione sociale della comunità; coesione che si nutre dei valori della fede religiosa in Dio. Sono i valori, per i quali il Maio assume il profilo della simbolica ierofania, con cui sono state vissute- e si praticano- com’è noto, le religioni monoteiste e politeiste: ierofanie, che incrociano anche elementi propri del feticismo

CARTA DEL MAIO, ISTITUZIONALIZZAZIONE DELLA FESTA E TERRITORIALITA’

   Rilievo alla territorialità della Festa del Maio, a cui si rapporta il folclore non solo di Baiano, ma anche di Avella, Sirignano, Quadrelle, Mugnano del Cardinale e Sperone, con i canonici appuntamenti che vanno da novembre a febbraio, era riservato dal puntuale intervento della dottoressa Carmen Loiola, già brillante relatrice alla Borsa del turismo archeologico a Paestum, con l’importante studio sulla Via dei Mai, sia in Campania che in altre regioni del Sud. Un riferimento identificativo del territorio, di cui la Carta della Festa, approvata dal civico consesso di Baiano non solo istituzionalizza l’Evento, ma lo rapporta alle direttive dell’Unione europea per la promozione e valorizzazione dei territori su base intercomunale. E proprio la “Carta” può essere recepita e fatta propria dalle altre amministrazioni comunali, rendendola espressione dell’identità naturalistica del territorio. Un’acuta e pragmatica analisi, con chiarezza di prospettive “sul che fare”, quella delineata dalla dott.ssa Loiola, attivamente impegnata nell’azione di supporto a varie attività di promozione dei territori campani ed extra-regionali attraverso la valorizzazione dei beni e delle attività culturali, segnatamente nella penisola sorrentina.

Un punto di argomentazione, quello della dottoressa Loiola largamente condiviso dall’intervento del sindaco Montanaro e dalle riflessioni del dottor Antonio Vecchione, storico cultore della Festa del Maio, della quale rivendicava sia i valori della popolarità nella comunità locale, sia le valenze della fede. Vecchione ripercorreva tutti i passaggi, che hanno segnato la storia della Festa negli ultimi decenni, per migliorarla, rendendola maggiormente vivibile, con risultati significativi, anche se i margini di evoluzione in positivo sono ancora larghi e ben praticabili. Una condizione, evidenziava Vecchione, se nella Festa si conservano e diffondono i valori della socialità e della condivisione, nel rispetto della tradizione.

L’ECONOMIA MONTANA, LA SIMBOLOGIA LOCALE DEL MAIO E L’ATTUALIZZAZIONE  

     Il professore Gianni Amodeo rivisitava i profili dell’economia montana, strettamente praticata e vissuta, in termini dio autoconsumo, dalle comunità del territorio fino agli anni ’60 del secolo scorso, quando gli scenari sociali si aprirono alla modernizzazione diffusa e al modello della società consumista. Una rivisitazione delle filiere produttive, determinate dall’utilizzo dei prodotti lignei di castagneti, ciliegeti e faggete; un sistema che si era venuto strutturando e fiorendo anche in ambito della commercializzazione regionale ed extra-regionale delle varie tipologie di legname, per non dire delle compagnie dei boscaioli, che per sei mesi in media annua lavoravano nei boschi della Sardegna e della Corsica.

Un sistema di produzione, soppiantato in tronco dall’avvento dell’infinita gamma dei derivati del petrolio, ad iniziare dalla duttile plastica, che sul territorio alimentava le lavorazioni artigianali dei cestai, dei falegnami, per non dire dell’edilizia, prima dell’avvento del cemento, quando per i solai si utilizzavano travi e travetti, o delle reti ferroviarie della storica e super-efficiente Sfsm, attualmente Circumvesuviana e delle Ferrovie di Stato, che acquistavano a ciclo continuo le “traversine” di ricambio dei binari o della panificazione domestica, con l’utilizzo delle fascine, confezionate per lo più da donne. E non tralasciando la produzione del carbone da legna con la tecnica dei “catuozzi”. Tecnica superata dall’utilizzo del gas propano liquido in “bombola”, mentre da qualche decennio la rete distributiva del metano è servizio sempre più diffuso.

Era la materia prima, quella lignea dei boschi sia di proprietà pubblica che privata dal Litto ad Arciano e ai Monti Avella– che dai boschi comunali era fornita a titolo gratuito, in ragione dell’esercizio degli usi civici, mentre era un capitolo a se stante, quello dei tagli boschivi a rotazione, le cui risorse componevano in larga misura il prospetto delle entrate nei bilanci comunali. Era la cultura materiale, che per secoli ha dato vita produttiva e sostentamento alle comunità, legandosi alla cultura dell’immaginario, proiettata appunto nella…bella favola del Maio, la cui Festa, nella matrice originaria, altro non è che l’ omaggio grato e riconoscente all’economia montana e al suo dominus\rex, il Castagno generoso, “l’italico albero del pane”, come lo definì Giovanni Pascoli, con felice e efficace rappresentazione, ispirandosi al cosmo della vita sociale ed economica di borghi e città dei monti e della valli nei territori alpini ed appenninici. Una favola da attualizzare con nuovi orizzonti, prima tra tutti la tutela e la valorizzazione dei paesaggi e delle bellezze naturalistiche delle aree montane e collinari, piattaforma, che può dare l’input ad un autentico Distretto turistico e rurale del territorio di marcata impronta ambientale ed archeologica, con riferimento il grande patrimonio di beni culturali, che vanta Avella. Una prospettiva, che rientra, per di più, nelle indicazioni della Pianificazione territoriale della Regione-Campania, prefigurando appunto la valorizzazione della territorialità dei sei Comuni conurbati dell’Alto Clanio, in un unico Sistema di sviluppo urbano, con la dominante naturalistica, ambientale e culturale.