BAIANO. Scenari del parco del Partenio: successo per l’opera di Stefano Lanziello

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Un spot di bell’effetto e forte richiamo, per  usare il corrente gergo di marketing consumistico, di cui è scontato il maggiore o…minore tasso d’inganno. Più pertinente e realistico considerarlo, invece, quale esaustivo messaggio, in grado di veicolare e rappresentare  la “carta d’identità” del versante centrale del Parco del Partenio, che corre da Montevergine all’area avellana, dove, a valle e, in parallelo con la via dei Cristiani, fluisce il Clanio, incuneandosi tra pareti di bianca roccia, che danno il senso del canyon, facendo evocare il  “bello orrido”, con cui Francesco De Sanctis rappresenta e descrive il fascino delle montagne  d’Irpinia.   E’ -questo- il tratto significativo e convincente dell’ampio  ed articolato diorama di foto in sequenza di video, con il controcanto di musiche classiche, realizzato da Stefano Lanziello e con l’ottimo montaggio di Carmela Peluso. E fa specie rilevare che una produzione del genere e di spiccata qualità  nel dare “visione” delle eccellenze del Parco, non sia ancora stata acquisita dalle istituzioni locali, dai Comuni alla Comunità Montana Vallo di Lauro e Partenio, che in materia di promozione e valorizzazione del territorio   non hanno mai  prodotto  finora nulla, né mai incoraggiato e sostenuto iniziative come quelle di Stefano Lanziello,  impegnato in splendida solitudine in un’operazione culturale, che incide e lascia il segno. E nelle scuole il senso dell’operazione ha già fatto registrare  una eccellente accoglienza con la proiezione del documentario nell’Istituto comprensivo “Monsignor Pasquale Guerriero”, ad Avella. Un riscontro, che meriterebbe di essere espresso anche da altre scuole, considerato il valore didattico e formativo del lavoro. Un momento di conoscenza del territorio di rara importanza.

  Di certo, la proiezione del diorama nei locali del Circolo L’Incontro ha catalizzato l’attenzione del pubblico presente, inaugurando al meglio la serie d’iniziative, programmata dal sodalizio,  per focalizzare il rapporto tra Ambiente e Naturalità.  Un rapporto, i cui valori  sono troppo spesso elusi e disattesi, condizionando e modificando gli equilibri della vivibilità generale. Il filmato racconta  i mutevoli e multicolori profili di scena,  che nello scorrere delle quattro stagioni dell’anno connotano il Parco del Partenio, tra le più importanti aree protette regionali e che s’interfaccia con il Parco del Matese ed il dirimpettaio Parco nazionale del Vesuvio. Tre aree protette, quasi sentinelle, ma…inermi,  poste a presidio dell’originaria morfologia della vasta   pianura campana, su cui  l’avidità e la stupida violenza degli uomini nel giro di trenta anni hanno innescato tali e tante di quelle alterazioni da “generare”  l’innaturale ed avvelenata Terra dei fuochi, nella  cui mappa, com’è noto, si trovano i territori di  57  Comuni, con la popolazione di oltre un milione di abitanti.

   Sono sequenze audiovisive d’autore –  di carattere amatoriale- con effetti davvero  speciali  per la cura profusa nella rappresentazione espressiva dei dettagli paesaggistici e delle caratteristiche del  Parco, con particolare rilievo per la flora e l’avifauna, a cui fanno  da sfondo gli scenari dell’incanto del sistema-Parco, comprensivo dei  Comuni delle province di Avellino, Benevento e Napoli, Una mappa, in cui spiccano le aree di Montevergine e del Santuario della Madonna bruna, mentre si rincorrono i panorami suggestivi di monti, valli e valloni lungo la dorsale dell’Alto Clanio, per affacciarsi sulla Valle caudina, per non dire delle cristalline e limpide acque delle sorgenti della Bocca d’acqua e di  Sant’Egidio, del pettegolo…chiacchiericcio  dell’appena ritrovato flusso  della cascata d’Acqua pendente; flusso che sembrava svanito dopo il terremoto dell’80. Una successione di prospettive panoramiche ad alta e media quota, in cui è possibile ammirare  l’ Eremo di San Silvestro con le sue pietre parlanti di meditazione e fede. E poi si squadernano i pianori, quasi ad interrompere la vertigine delle vette montane, per ospitare  gli allevamenti di scattanti cavalli e taciturne mandrie di bufale, con gli stazzi per le greggi ovine, retaggio della pastorizia che in queste terre per millenni è stata fonte di vita e…ricchezza.    Sono squarci rivelatori delle eccellenze del Parco, su cui Stefano Lanziello si sofferma con l’obiettivo regalando scene di stupendi dettagli nel fissare la varietà dei colori dei fiori di campo, nella loro esplosione di vita in primavera, catturando i vorticosi ed imprevedibili volteggi delle farfalle che paiono giocare con le corolle dei fiori,  l’evoluzione biologica dei girini che diventano rane, le sinuose salamandre che flemmatiche s’appiattiscono sul suolo e si mimetizzano tra le protettive  erbe del sottobosco e delle vicine acque sorgive. E poi, vera chicca, il racconto del nido d’uccelli, con le uova depositate fino alla loro schiusa con gli implumi volatili desiderosi di proiettarsi nel libero cielo. Sono sequenze in presa diretta, filmate con discrezione e paziente osservazione per giorni.

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