CALCIO. VETRANO, DELL’ANNO, D’ANNA E MASUCCI LA …QUADRUPLA A DEL CALCIO BAIANESE. (di Gianni Amodeo)

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CALCIO. VETRANO, DELLANNO, DANNA E MASUCCI LA ...QUADRUPLA A DEL CALCIO BAIANESE. (di Gianni Amodeo)Una bella storia sportiva, che affonda le radici nei primi decenni del ‘900, quella del calcio, a Baiano. Una storia, che corre, con le debite  proporzioni, in parallelo con quella delle grandi “isole” del football della Campania, che  si formarono in quegli anni, come quelle del Napoli, della Salernitana, della Casertana, dell’Avellino, del Benevento, ma, incrociando direttamente, in tornei e campionati, con incontri  …al calor bianco,  a cavallo degli anni ‘ 30 e ‘ 40 e per l’intero arco degli anni ‘ 50,   le  medie ” isole“…della sfera di cuoio, quali erano, come lo sono ancora in gran parte, la Nocerina, la Cavese, il Savoia, la Turris, la Puteolana, l’Ercolanese la Palmese, il Nola, il Casalnuovo, l’Internaples,  il Pomigliano, la Mariglianese, la Juve Stabia, la Paganese, il Sorrento, l’ Ischia, l’ Aversa, l’ Arzanese, la Frattese, il Portici, l’ Angri, il Pontecagnano, l’Altavillese, l’ Atripalda, il Capua, la Maddalonese, la Juve Sammaritana e via seguendo, autentici e forti “squadroni”, con super-tifoserie, compatte negli incitamenti corali ad alta intensità.  E se a fronte di queste ultime, la “tifoseria” baianese  cedeva di gran lunga  il passo, per manifesta…inferiorità numerica, a petto degli “squadroni”,  il Baiano del Cerbiatto, agile e spigliato, come Davide sbarazzino…al cospetto di Golia, si concedeva, però,  frequenti soddisfazioni, facendo pagare loro- agli squadroni, é chiaro –  spesso  dazio, specie fra le “mura amiche”. Era la…legge  del “Bellofatto” La “casacca”, granata od azzurra, quale che fosse a rappresentarlo,  metteva rispetto, per intraprendenza ed incisività agonistica. E sarebbe  lunga la serie dei goleador da citare. Basterà ricordare a titolo simbolico, per l’immediato dopo-guerra Mascarin  e in tempi più recenti Bruno, il popolare e pugnace  Osvaldo. Un trascinatore senza pari,  di buona tecnica e stretto dribbling spazza-avversari, come birilli. Il romano rinnovò negli anni ‘ 70 sul proscenio del ” Bellofatto , le gesta di un altro romano degli anni ‘ 60Colasanti, grande elevazione e colpo di testa infallibile, nel mandare la palla in rete. Ed aveva come spalla, l’eclettico e raffinato Di Marzio. Una storia…unica, quella del Cerbiatto,  ma intensa nelle passioni e nelle emozioni, se rapportata alla minuscola entità demografica della Baiano  del tempo, che neanche sfiorava  i tre  mila abitanti….Una storia, a cui diede impulso una versatile e dinamica generazione di brillanti quanto creativi studenti universitari, che con il calcio …declinavano il “culto” del ciclismo tutto-fatica-e-sudore, riconoscendosi nei suoi magnifici alfieri, che si chiamavano Bottecchia, Girardengo, Binda, i battistrada di Gino Bartali, Fausto Coppi e Fiorenzo Magni. E dell’inizio di  quella storia  non furono protagonisti soltanto  gli studenti universitari  – tutti ben “laureati”  ed approdati all’esercizio di eccellenti professionalità  nella medicina, nella scuola pubblica, nell’ingegneria, nell’avvocatura, o con ottime carriere nell’amministrazione dello Stato, segnatamente nella magistratura-  ma, lo furono, anche i loro amici e coetanei,  provetti barbieri, imbianchini, abili falegnami e tenaci cestai, che si guadagnavano la giornata di poche lire del vecchio conio, con applicazione e metodo nei loro mestieri. Erano costumi e stili di vita, le cui priorità erano costituite dallo studio e dal lavoro, con lo sport in funzione di complemento, quale  palestra di lealtà e di meriti, in un contesto in cui le relazioni tra le persone si vivevano in serenità, con scambievole rispetto e fiducia, senza ombre d’invidia, cattiveria ed arroganza, i velenosi frutti della società del benessere materiale diffuso quanto ingannevole, senza anima e profondamente egoistica dei nostri giorni. C’era povertà di risorse, ma tanto volontà di fare ed amore per la vita…  Si deve alla miscela del generoso e verace entusiasmo dei giovani di quella generazione,   tanto per dire, l’allestimento del drenaggio, ” ‘a pietto ‘e palumbo -sagomato come il  petto del colombo”, lungo l’asse longitudinale del campo di gioco del “Bellofatto“, per evitare il formarsi CALCIO. VETRANO, DELLANNO, DANNA E MASUCCI LA ...QUADRUPLA A DEL CALCIO BAIANESE. (di Gianni Amodeo)di pozzanghere nelle giornate piovose, con l’inevitabile stop alle partite per “inagibilità del terreno”, secondo la formula dell'”uomo in nero”, l’arbitro di turno.  Un sistema di tecnica ingegneristica, oggi si direbbe, che realizzarono, con le proprie mani, zappe e vanghe, più per forza d’intuito e di buon senso che per competenze tecniche specifiche, grazie all’utilizzo di una folta “spianata” di fascine, ricoperta con ottimo e corposo strato di  terreno vergine, su cui si faceva crescere e tosare, periodicamente,  il ben curato  prato verde. Ed il “Francesco Bellofatto“, tale di fatto e di nome, la cui intitolazione   richiama il donatore del suolo dell’attuale stadio al Comune,  affacciato  sulla “provinciale” BaianoAvella, e a qualche centinaio di metri dalla strada statale della 7-bis, é stato sempre uno dei migliori “terreni di gioco” della Campania. Un…piacere giocarvi. E vantava- come vanta- misure da serie A.  Erano i tempi del calcio, praticato con il metodo “all’austriaca”, secondo ruoli  fissi nello schema canonico di difesamedianaattacco.  “Ela palla che deve correre, e non tu– riferito ad un ipotetico calciatore”. recitava così uno dei cartelli di…precettistica tattica, che faceva mostra di sé nella sede del Baiano – anni ’40- e non negli attuali locali, ma sempre in corso Garibaldi. Poi, con l’irrompere sulla scena della scuola tattica del mix metodosistema e quella del sistema all'”inglese“, il calcio cominciò a coniugare sempre più  velocità e  tecnica, mentre la fisicità salirà al proscenio molto più tardi ed oggi predomina, mentre la super-rapidità e la tecnica ne sono i necessari supporti, secondo la formula di Arrigo Sacchi ed i sistemi, introdotti dal Milan\Lab, che hanno fatto ormai scuola, a livello di calcio internazionale.

 Nella transizione dall’una all’altra…scuola, il ” Cerbiatto“, ovvero il piccolo…grande Baiano  venne a contatto, nella seconda guerra mondiale, con il calcio degli inglesi, che, nella turbinosa estate del  ’43, dopo lo sbarco di Salerno, mentre la linea-gotica, su cui erano attestate le truppe tedesche, non cedeva di un millimetro, restarono acquartierati, familiarizzando con le popolazioni locali,  fino al ’45, ad Avella, negli accampamenti, allestiti con ampie e solidissime piattaforme in cemento armato, nell’area del Fusaro. Un’area d’incanto naturalistico e paesaggistico da sempre, quella del Fusaro, dove  i cittadini-soldati della Terra dAlbione  realizzarono- per sé e per la pubblica fruizione- un eccellente impianto-piscina, canalizzando le acque delle copiose sorgenti del territorio. Una rarità – per i tempi- in Campania. Una struttura, che, pur conservando ancora  integra la linearità funzionale dell’impronta british, non é stata mai compiutamente valorizzata. E si ricorderà che le truppe inglesi- e tra le loro  figurava un contingente di soldati scozzesi, soliti sfilare  lungo corso Garibaldi nelle occasioni festive, con la caratteristica banda di cornamuse, nell’ancor più caratteristico gonnellino- avevano il presidio di comando nel palazzo-Boccieri, a Baiano.  Una presenza stimolante, quella dei soldati di Sua Maestà dOltre Manica, per i “granata“, mentre i campionati ufficiali erano  sospesi. E non poteva che  sfociare in reciproche sfide e partite a perdifiato, nel “Bellofatto“. La sfera di cuoio così   faceva dimenticare  fugacemente  il rombo delle fortezze volanti, con i loro carichi di morte, le insidie delle mine, il crepitare delle mitragliatrici, i colpi di cannoni, l’ansimare dei carri cingolati, che tranciavano l’asfalto ed impazzivano, colpendo alla cieca, con i girevoli sistemi d’arma delle torrette. Gli obiettivi sensibili super-martellati e bombardati  erano Napoli e dintorni,  con  gli angloamericani sull’offensiva e le truppe tedesche sulla difensiva. Un terrificante scontro, con tante distruzioni e morti. E sarebbe una scelta più che saggia, da praticare ogni qualvolta spuntano bagliori di guerra, quella di  rimpiazzare armi ed ordigni con un pallone o qualsiasi analogo innocuo “attrezzo” , da far viaggiare da un capo all’altro di un campo di gioco, nel segno della pace. Un’utopia.  Fatto é che, ritornando in tema,   le rappresentative inglesi e quelle del “Cerbiatto” nel fronteggiarsi, non si risparmiavano in  colpi pesanti  ed entrate dure, in quel “Bellofatto“, delimitato da comuni e semplici staccionate, che dividevano l’assieparsi del pubblico dai giocatori.  Era- ed é- il calcio inglese, che dettava i suoi criteri di accentuata e furente tempra agonistica, come quello tedesco, ma di massima lealtà e fair play, così come  lo sport  …dovrebbe essere, purché vinca il  meritevole, senza sotterfugi ed “aiuti”…  C’é questo – e  molto altro ancora, il cui filo sarà ripreso e smatassato in altri momenti ed appuntamenti- nella Baiano.sportiva del tempo, non solo per il calcio, ma anche nelle declinazioni che sono arrivate mezzo secolo fa con il volley , l’handball e, successivamente, con il  basket.  Humus o …Dna, che dir si voglia, é certo, tuttavia, che anche “questo” aspetto della micro-storia della comunità cittadina, dà un senso alle storie personali di Ivo Vetrano, Francesco DellAnno, Emanuele DAnna  e Gaetano Masucci, approdati nella massima  serie del calcio nazionale. Una… quadrupla A, decisamente esemplare…

Aprì la strada Ivo– nato nel ‘ 37, attaccante di limpida classe-  che, appena quattordicenne, aveva esordito nel  Baiano tuttoazzurro, allenato da Ruggero Zanolla, un  capo-reparto all’Aerfer di Pomigliano d’Arco, fiorentino, che aveva giocato in formazioni semi-professionistiche toscane, che, ultra cinquantenne, sfoderava ancora tiri  di collo-piede calibrati e  di rara potenza, che facevano infilare il pallone nel “sette” ad alta velocità.. Un tecnico di qualità, nel vedere e nell’impostare le tattiche di partita. Fu un Baiano davvero…ruggente, quello di Zanolla, ed Ivo  migliorò e potenziò,  in tecnica, il talento naturale di cui era dotato, nel palleggio e nella potenza di tiro, con il classico sinistro al fulmicotone. E con il collo-piede sinistro, Ivo, era in grado di esibire fino a 300, sì trecento, palleggi in sequenza, senza che il pallone cadesse a terra. Analoga la capacità  di palleggio con la fronte-testa, per lo stesso numero di tocchi. Uno spettacolo da funambolo.

 Poi, Vetrano passò all’Atripalda. Nella città del Sabato c’era gran voglia di…emergere, per impulso dell’allora sindaco Carlo Tozza– galantuomo e sportivo di razza-  e di Nicola Adamo, ottimo amministratore, che sarà anche  parlamentare, preparato ed efficiente, a servizio del territorio. L’ Atripalda, nel segno di Ivo, crebbe molto, e così  sul suo orizzonte si profilò il Saronno, per il salto in serie C.L’ Atripalda, sulla scia tracciata da Vetrano, conquistò la quarta serie, corrispondente alla C-1 o Prima divisione professionistica d’ oggi, e nelle sue file brillò per vari campionati, un altro baianese-doc, Francesco\Franceschino Montuori, scomparso qualche anno fa. Terzino d’ala coi fiocchi e di eccellente duttilità tattica, in copertura difensiva ed in proiezione offensiva, con ottima elevazione nel gioco…aereo,  Franceschino, aveva spiccato il volo, poco più che diciannovenne, in…groppa al “Cerbiatto“, ch’era stato di Zanolla e di Pasquale Atripaldi, per planare proprio nella città di San Sabino. Il buon e metodico Franceschino conciliava senza alcun difficoltà la pratica sportiva, con il lavoro di funzionario, nell’ufficio delle imposte dirette di Baiano, senza far  richiesta di permessi, nonostante gli impegni di tre-quattro sedute d’allenamento settimanali, da sostenere, al “Valleverde” .  Ivo dal Saronno fece il balzo in serie A, prima con il Modena e poi con il Varese. In coda alla carriera, l’esperienza svizzera con il Lugano. Di tutt’altro profilo, la “scheda” di Francesco DellAnno, classe ’67, centro-campista, approdato, poco più che quattordicenne nelle “giovanili” della Lazio. Un percorso subito ben promettente, intrapreso alla pari con Roberto Baggio. La serie B con l’Udinese, costituì per Dell’ Anno  il trampolino di lancio per il buon giro della serie A, tra i calciatori di notevoli potenzialità. La grande occasione arrivò con l’ Inter e si rinnovò con la Lazio. Seguì l’alternanza, tra serie B e serie C, in varie squadre, tra cui l’Arezzo, il Taranto e la Salernitana.  Per Emanuele DAnna, scuola-Milan, classe ’82, altro baianese, l’esperienza in massima serie é stata vissuta nel ChievoVerona, con altalena tra serie B e serie  C-2 C-1, in formazioni di rango come il Pisa, la Juve Stabia, il Chieti, il Piacenza, il Benevento. Terzino fluidificante e centro-campista di buona caratura tecnica, DAnna é duttile per senso di posizione tattica, grazie ad un’eccellente visione di gioco, con doti balistiche di assoluto valore.

 Nel calcio di serie A , Baiano é ora rappresentato da Gaetano Masucci, classe ’84, attaccante del Sassuolo. E’ balzato agli onori della cronaca per il successo della squadra di Di Francesco nel Trofeo-Tim, vinto il mese scorso proprio dal Sassuolo, nel “triangolare”, che l’ha opposto alla Juventus e al Milan, nello stadio “Città del  tricolore”, a Reggio Emilia. Protagonista in assoluto del Trofeo é stato proprio Masucci, per qualità di gioco e di marcatore, con i due gol messi a segno contro il Milan. I primi passi…calcistici,  sono compiuti da Gaetano nei tornei giovanili del territorio e nella Scuola-calcio, di cui é animatore Biagio Peluso, con il figlio Antonio. Un’importante realtà, attiva da circa trent’anni ed importanti legami con varie società di serie A e B, in particolare con la Roma. Di qui l’approdo alla Primavera del Torino e poi al Sassuolo, del cui nucleo “storico” dalla serie C alla promozione in A, é rappresentante …autorevole. E tra Torino e Sassuolo, c’é una pausa in terra laziale, nelle file del Frosinone, in serie B.   In famiglia, Gaetano non è sport-man a sé. Nell’albo, di parte paterna, c’é lo zio Andrea, centro-campista a carica inesauribile del Carotenuto, “militante” nella “promozione” regionale per quindici campionati. Una colonna portante della formazione di Mugnano del Cardinale; e con Andrea, capitolo a sé é quello del padre, Lumeno e dello zio Teodoro, per anni dirigenti appassionati dello stesso Carotenuto. E Lumeno vanta anche esperienze dirette, da mediano di spinta nella Libertas Baiano, nei campionati giovanili della Federcalcio di Nola, di cui era responsabile quel fior di galantuomo ed uomo di sport, qual é stato il cavaliere Ermanno Buonomo, già ufficiale dell’Esercito italiano.

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