NOCCIOLE. Gelata in Turchia, si contano i danni. La produzione complessiva turca danneggiata almeno del 30%

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ORDU DONDAN BÜYÜK ZARAR GÖREN FINDIK BAHÇELERİ SONBAHAR AYINI ANIMSATIYOR. (MUSTAFA BIYIK/ORDU-İHA)

NOCCIOLE. Gelata in Turchia, si contano i danni. La produzione complessiva turca danneggiata almeno del 30%Continuiamo a tenere monitorata la situazione della gelata in Turchia poiché, come vi avevamo anticipato in un recente articolo, in questi giorni gli agronomi stanno ancora facendo la conta dei danni.

Quello che però è già possibile dire è che, al contrario della gelata del 30 marzo 2014 che si era concentrata sulla zona est della costa del Mar Nero (quella a confine con la Georgia), la gelata di settimana scorsa ha attraversato l’intera costa del Mar Nero colpendo tutte le regioni in cui sono coltivate le nocciole (Giresun, Ordu, Fatsa, Samun, Terme, Carsamba, Sinop, Trabzon, Rize, Gumusnane, Artvin).

Le stime parlano del 50% di nocciole perse nei territori al di sopra dei 300 metri; per evitare facili strumentalizzazioni ed il solito balletto delle cifre tirate da una parte o dall’altra, ci limitiamo a riportare la dichiarazione che frettolosamente il gruppo Oltan ha diramato (che è come dire dalla Ferrero…) che parla di un danno alla produzione 2016 intorno al 25%.

Monitoreremo la situazione e vi aggiorneremo a riguardo appena saranno pubblicate informazioni più precise provenienti dalla Turchia anche perché, entro i prossimi 10 giorni, è prevista una nuova ondata di aria gelida proveniente dalla Russia e tutti i contadini conoscono bene gli effetti di una gelata su un albero già danneggiato e che nel mentre è stato esposto ad escursioni di temperature superiori ai 15 gradi. Dando comunque per buone le previsioni della Ferrero abbiamo provato a fare due rapidi calcoli per valutarne le conseguenze.

In Tabella 1 abbiamo riportato le quantità annue di nocciole vendute e prodotte nell’ultimo quinquennio più il dato progressivo di vendita al 31 gennaio di ogni annuo e le quantità progressive vendute dal 31 gennaio fino alla fine dell’annata considerata.

Da tale tabella ricaviamo una serie di informazione:

  • la Turchia mediamente produce e vende (tra consumo interno ed esportazioni) circa 600.000 tonnellate all’anno.

 

  1. Nel mese di gennaio vengono commercializzate circa il 75% delle nocciole dell’intera annata.
  2. Il dato di produzione e di vendita dell’annata 2013 conferma che già in quella stagione ci sia stato bisogno di attingere al prodotto delle annate precedenti per circa 83.000 tonnellate (differenza tra colonna b e colonna a)
  3. L’annata del 2014 (quella della gelata del 30 marzo 2014), che si è chiusa senza stock, ha attinto a tutte le riserve di magazzino dei produttori per circa 104.000 tonnellate (differenza tra colonna b e colonna a)
  • I dati del 2013 e 2014 dimostrano che il mercato Turco, nella sua globalità e prima dell’annata 2013, mantenesse in pancia uno stock di 180.000 tonnellate 

 

TABELLA 1

prodotto in guscio

e valori espressi in tonnellate

Abcd=c/bef=e/b
Totale produzione TurcaVenditeVendite (di cui tra agosto e gennaio)%Vendite (di cui tra febbraio e luglio)%
annata 2010654.547638.104479.45075%158.65425%
annata 2011452.846469.347356.73876%112.60924%
annata 2012707.392712.386543.69476%168.69224%
annata 2013572.385655.365518.19279%137.17321%
annata 2014387.973491.374388.58779%102.78721%
Media ultimo quinquennio555.029593.315457.33277%135.98323%
annata 2015683.370405.270

Le premesse di cui sopra, ci servono per analizzare la situazione, del tutto anomala, del 2015. Iniziamo innanzitutto a riportare le considerazioni che vengono fatte dalla Oltan (il gruppo Ferrero per intenderci) per i prossimi mesi: il ragionamento della Oltan è semplice; dato che a gennaio si commercializzano mediamente il 75% delle nocciole dell’intera annata (vedi colonna d della tabella 1), se noi diciamo che il valore di 405.000 tonnellate rappresenta il 75% della richiesta del mercato, vorrà dire che l’altro 25% da qui a fine annata sarà costituito da 135.000 tonnellate (405.000/75*25) e quindi a fine anno avremo un consumo di 405.000 + 135.000 = 540.000 tonnellate. Confrontando questo valore con la produzione 2015 ne deriverebbe un surplus di circa 140.000 tonnellate da cui originerebbe l’attuale discesa dei prezzi.

Il ragionamento corretto, a nostro avviso, è invece molto più articolato ed è il seguente:

durante la fine di gennaio il Gruppo Ferrero, per fatti che al momento non ci interessa affrontare, ha fermato la produzione dei propri stabilimenti Turchi dopo aver completamente esaurito la lavorazione dei prodotti in magazzino. Se quindi negli anni precedenti, nei primi 6 mesi dell’annata, l’azienda si approvvigionava per il 75% dell’intero prodotto annuo, creando delle scorte per gestire i secondi 6 mesi dell’annata, la strategia di acquisto della Ferrero per l’annata 2015 è stata completamente rivista.

TABELLA 2

prodotto non in guscio

valori espressi in tonnellate

Totale esportazioni al 28 febbraio
annata 2011131.438
annata 2012188.983
annata 2013154.761
annata 2014129.073
annata 2015152.567

I dati delle esportazioni (vedi Tabella 2) mostrano infatti che al 28 febbraio 2016 le esportazioni Turche erano pari a 152.567 tonnellate superiori del 20% al dato del 28 febbraio 2015 (129.073 tonnellate) ed in linea con il dato del 28 febbraio 2014 (154.761 tonnellate).

Eppure il dato di vendita a gennaio 2014 (vedi colonna c della Tabella 1) è stato di 518.192 tonnellate contro il dato di vendita di gennaio 2016 pari a 405.270 tonnellate. Come mai, se le esportazioni non riflettono un calo della domanda, nell’annata in corso il dato di vendita complessivo è inferiore di 113.000 tonnellate rispetto al corrispondente dato dell’annata 2013? La risposta è semplice ed è tutta imputabile al cambio di strategia di acquisto della Ferrero che, giocando d’azzardo, ha deciso di abbassare il suo magazzino sperando di poter arrivare al nuovo raccolto senza andare in sofferenza.

In pratica la Ferrero ha pensato che se anche avesse acquistato, tra febbraio e luglio di quest’anno, molto di più rispetto agli stessi periodi degli anni precedenti, avrebbe comunque avuto ampi margini per arrivare ad agosto 2016 senza mettere in fibrillazione il mercato.

La strategia della Ferrero che aveva l’unico obiettivo di raffreddare i mercati e mantenere basso il prezzo delle nocciole, sarebbe stata perfetta se non ci fosse stata appunto la gelata della scorsa settimana.

Il problema però per la Ferrero adesso esiste poiché, nei piani alti di Alba, non avrebbero mai pensato che un evento catastrofico come quello di settimana scorsa si sarebbe ripetuto a soli 2 anni da quello precedente e probabilmente adesso è tardi per rimediare dato che il recinto è aperto e i buoi sono tutti scappati via.

Il raccolto 2016 infatti, sulla base delle notizie diramate dalla Ferrero stessa, è del 25% inferiore a quello di un’annata standard. Tradotto vuol dire che rispetto alle 600.000 tonnellate di una stagione media, il prossimo anno ci troveremo di fronte ad un raccolto di 450.000 tonnellate.

Analizzando i dati di tabella 1 si vede facilmente come, il prossimo anno, assisteremo ad uno scenario molto simile a quello già visto lo scorso anno. L’aggravante però è che, se nello scorso anno la Ferrero poteva contare sulle scorte di magazzino dei produttori, la campagna 2016 partirà quasi sicuramente senza alcuna scorta e non è neppure più scontato che sarà facile coprire per lei le richieste degli ultimi mesi dell’annata 2015 (i produttori non saranno più disposti a vendere ai prezzi correnti dato che la notizia della gelata ha già fatto il giro del Mondo).

Non possiamo non chiederci come mai un’azienda internazionale e strutturata come la Ferrero sia stata così miope nel non cautelarsi rispetto ad uno scenario che, per quanto improbabile, non poteva non essere considerato; probabilmente qualcuno ai piani alti dell’Headquarter di Alba salterà per le decisioni prese.

Finora abbiamo analizzato i dati ma ci darebbe tanto da dire anche sull’opportunità politica e di contesto delle scelte strategiche fatte dalla Ferrero.

E’ evidente che la Ferrero abbia sottovalutato il carattere, la cultura e l’organizzazione del popolo Turco che si sta battendo con un carattere da leone su diversi tavoli per opporsi alla politica commerciale della multinazionale di Alba. La Ferrero pensava evidentemente di gestire il popolo Turco alla “spicciolata” come fatto nei nostri territori: purtroppo il risultato è stato pessimo e questo lo si capisce sia dal fatto che anche la politica Turca si sia interessata al problema dei produttori che dalle dichiarazioni dei vertici di Alba presenti in Turchia, conciliatorie nei confronti dei produttori.

A breve, appena la Ferrero avrà smaltito le code delle nocciole acquistate durante il mese di gennaio e non ancora del tutto ritirate poiché, come abbiamo già detto, c’è stato un momento di fermo produzione, si arriverà alla resa dei conti con il popolo Turco che ha deciso, in massa, di non vendere ai prezzi correnti.

Se poi analizziamo il nostro contesto locale la situazione non è certo migliore: i contadini della Bassa Irpinia hanno ancora la ferita aperta per quanto vissuto a fine novembre 2015 quanto le nocciole in Irpinia venivano acquistate dalla Ferrero a circa € 8,50 al chilo per punto resa mentre la stessa Ferrero le comprava in Turchia a più di € 10 al chilo per punto resa.

Un’azienda che valorizza i territori non può comportarsi in questo modo speculando sulla disorganizzazione e sul bisogno degli agricoltori Irpini se vuole creare un legame duraturo con il territorio che gli fornisce l’ingrediente base del suo successo e forse, è anche per questo che stiamo registrando sentimenti di rivalsa da parte di alcuni contadini locali nei confronti della Ferrero stesso.

Di solito gli accordi importanti e le grandi ripartenze nascono sempre sulle ceneri di eventi catastrofici per cui vogliamo sperare che anche in questo caso accada lo stesso magari attraverso la programmazione di accordi di filiera corta così come già fatti in altri territori Italiani dato che tra gli obiettivi di questi strumenti ci potrebbe essere sia la garanzia di conferimento del prodotto che una politica di stabilizzazione dei prezzi a tutto vantaggio sia dei produttori che delle aziende stesse. (Pasquale Ercolino)

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